MOSTRA DI PINO MANZELLA – POETI SCRITTORI ED ALTRE CREATURE INUTILI …

Poeti, Scrittori
ed altre creature inutili…

Con il piacere ai dipingere per sé
che è sempre il modo migliore
di dipingere per gli altri

Leonardo Sciascia

Un ritratto, a saperlo interpretare,
ci rivela chi lo ha dipinto
assai più di chi raffigura

Fabio Stassi

 

«Tutta l’arte è completamente inutile», scriveva Oscar Wilde nella prefazione al Ritratto di Dorian Gray. Inutile giacché non asserviva ad esigenze economiche e materiali, e dunque al bisogno – se non quello di esprimersi – e al potere – se non quello creativo. Con un gusto del paradosso, spia dell’ironico sberleffo del pittore, s’intitola questa galleria di ritratti di Pino Manzella, Poeti, Scrittori ed altre creature Inutili. Un omaggio alla grande letteratura ,al teatro, all’arte e alla musica del Novecento, percorsi dal filo rosso dell’impegno civile e della riflessione metatestuale, in un gioco di specchi e di rifrazioni infinito.

In questo racconto ad incastro, in questo retablo, Manzella sta scrivendo infatti la sua biografia. E al centro di quest’itinerario visuale è l’isola libro per eccellenza: la Sicilia, con i suoi paesaggi reali e immaginari, naturali e antropologici, storici ed esistenziali, fisici e metafisici.

L’enigma della Sicilia di Bufalino, l’isola dell’isola di De Vita, la Sicilia palcoscenico di Pirandello e Scaldati, l’isola labirinto di Consolo – in cui è incastonato l’ignoto di Antonello da Messina. E “ignoto a se stesso” – lo sapeva bene Leonardo Sciascia- è lo scrittore stesso, al pari dell’attore alla ricerca di un’ identità.

Non è un caso, in questi ritratti, alla figura prediletta dell’homme de lettres ( dal finto “abate” Meli all’iperletterario Stassi, passando per il “ fingitore” Tabucchi) si affianchi quello del teatrante (dall’uno nessuno e centomila di Pirandello alla metamorfica Emma Dante), ad insinuare- nella relazione magica fra il soggetto ritratto e l’io che lo contempla- il mistero racchiuso in un volto. “ Chi sono?”, si chiedeva Palazzeschi “ Il saltimbanco dell’anima mia”.

Si diceva di Sciascia, assertore di una visione della letteratura come “ sistemi di oggetti eterni”, e per un artista come Manzella, pittore speculativo e di pensiero come sarebbe piaciuto allo scrittore recalmutese, l’idea di comporre un suo personale sistema degli autori, albero genealogico e insieme teatro della memoria, risponde ad una precisa volontà. Quella di costruire- come diceva Ferdinando Scianna dei ritratti di scrittori raccolti dall’autore del Contesto- “una sorta di album di famiglia, la famiglia della letteratura, degli uomini che scrivono, che sulla bianca montagna della carta hanno sparso nel tempo la nera semenza del pensare”.

Un album che non è soltanto, però, l’omaggio all’universo della scrittura, con i suoi oggetti emblema – il libro, la carta, il calamaio, la pipa, la sigaretta- ma anche, inevitabilmente, all’intero universo creativo coi i suoi simboli espliciti o cifrati – le mani che disegnano di Guttuso, le piazze metafisiche di De Chirico, gli animali antropomorfi di Savinio, le sconfinate vedute di Pericoli, le danze funebri di Picasso, le anatomie deformate di Bacon, la chitarra vibrafono del profondo Cohen – dove, di citazione in citazione, si dipana il filo d’Arianna della memoria lungo i labirintici sentieri dell’arte, quegli stessi che si svolgono dalla silente meditazione del pittore Fabrizio Clerici ( L’uomo e il labirinto).

In un artista iperletterario come Manzella, che rapporto intrattengono allora testo e immagine, segno e disegno, parole su carta antica e china acquerellata? Lungi dal configurarsi come mero supporto grafico, la pagina corrosa nel tempo delle missive, degli atti notarili e burocratici, è riscattata dalla vile prosa del quotidiano, sottratta dall’anonimato e all’oblio complice la poesia del colore o l’intensità del tratto; e spesso con l’intento di sottolineare – affracandoli dalla precarietà – la denuncia di uno scempio edilizio (Guttuso), il rifiuto dell’arte come semplice evasione ( Picasso), la forza della ragione sul fascismo (Pasolini), la scelta della vita per l’uomo libero (Sartre), l’antimafia come urgenza interiore (Impastato).

Parola ed immagine, dunque cooperano alla decifrazione del senso, mentre i simboli svolgono spesso il ruolo di vere e proprie citazioni, come “l’apuzza nica” che sugge il miele del sapere ( Giovanni Meli), il “volto sulla maschera” che assiste il teatrante (Pirandello), il nudo di donna come pensiero dominante del malinconico dongiovanni ( lo splendido ritratto di Vitaliano Brancati), l’isola cosmo del sistema solare di Sciascia (Ce ne ricorderemo di questo pianeta), il gioco degli scacchi, con le sue infinite varianti, dell’untore Bufalino (Shah mat), la solitudine del carrubo vivificata dalla poesia (Ritratto di Nino De Vita), la sfida ambientalista inscritta nel regno animale ( Luis Sepulveda) ( dalla prefazione in catalogo “Poeti, Scrittori ed altre creature inutili …” Arseio Edizioni 2020) Lavinia Spalanca.

Il volto di ogni donna e di ogni uomo è la mappa di un labirinto.
Una città invisibile.
Il perimetro di un’isola.
La quinta di un teatro.

Ma per quello degli artisti, e in particolare degli scrittori, non ci poteva essere materia più esatta, su cui ritrarlo, di una vecchia carta da lettera comprata per pochi spicci in un mercato delle pulci.
Perché il volto di uno scrittore è, e sarà sempre, un volto di carta, fatto di parole, come quelle che una mano anonima ha scritto in altri tempi a un altrettanto anonimo consegnatario.
Il volto di uno scrittore è una corrispondenza.
Un profilo nascosto nei rapporti, nei contratti, nel testo di un tribunale o nei registri di un’anagrafe o di un manicomio.
Un destinatario inesistente e un mittente sconosciuto. Una data impossibile.
Pino Manzella lo ricompone partendo proprio dalle fibre che lo costituisco, da una pergamena, da un foglio di gelso o di bambù, di canapa o di lino, quasi dalla pianta stessa del papiro.

E’ così che Borges riemerge da una disposizione Dell’Intendenza di Finanza del 1908; Pirandello da una carta del Municipio che riguarda i passaporti per l’Estero ( e certo sarebbe stato felice di rimpatriare dalla morte con questo foglio di via); Tomasi di Lampedusa e Sciascia da un atto dell’Amministrazione dei riuniti Stabilimenti di Beneficenza , reclusorio delle Sante Croci e Refugio dei Poveri; Vittorini da una scrittura del Consiglio Generale degli Ospizi della valle di Siracusa del 1828…
E via via così, sfogliando questo libro, vedrete intorno a voi riedificarsi una Palermo e una Sicilia immaginarie, come se si fossero dati tutti appuntamento dalle parti di una piazza marina o al porto.
Pino Manzella ci ricorda che in un ritratto quello che conta è sempre la cornice, il materiale usato, le sue qualità: la pregnanza, lo spessore, l’umidezza.
E che uno scrittore, un poeta, un cineasta o uno studioso sono innanzitutto delle spugne porose, non sempre impermeabili.
Trattengono quel poco che sanno del mondo; il resto lo affidano all’alfabeto o a un pennello.
E allo sguardo di chi legge.

Fabio Stassi

 

Biografia:
Pino Manzella nasce a Cinisi (PA) nel 1951. Studia Lingue e Letterature Straniere e si laurea all’Università di Palermo. Fin dai primi anni settanta disegna manifesti e vignette per le attività politiche e culturali animate da Peppino Impastato nel Circolo Musica e Cultura prima a Radio Aut poi. Scrive lo scrittore Fabio Stassi: “ Le sue tele sono fogli espulsi dal tempo. Depositi d’archivio, missive private, borderò di ipoteche, atti notarili, documenti di Cancelleria Centrale o di un Ospedale Civico o del Principe di Palagonia. Carte ingiallite come un dagherrotipo, con quello odore tipico delle pergamene dove si smarrisce la nozione adulta delle cose. Granulose al tatto, con la calligrafia inclinata dell’Ottocento o di altri secoli, date, luoghi, e parole esatte e altre cose inafferrabili.
Ma la scrittura e la pittura, in Pino, si sovrappongono, si influenzano, sono uno gioco di specchi e rimandi. Una storia, non una trama. Un disegno nascosto tra le righe. “ Un paesaggio comune di ginestre riarse, montagne con l’occhio dei ciclopi e palme piegate dal vento.” Vasta la bibliografia in cataloghi e riviste specializzate.

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Segue locandina

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