Nato nel 1929 ad Alcamo (Trapani), ha vissuto e lavorato a Milano, dove si è spento nel 2021

Nel percorso artistico di Turi Simeti fondamentale è l’incontro con il grande maestro umbro Alberto Burri a Roma dove l’artista, abbandonati gli studi universitari, si trasferisce nel 1958. Un incontro folgorante che lo porterà a definire, attraverso una personale sperimentazione sulla materia e sui materiali, un linguaggio peculiare che caratterizza la sua vasta produzione, dagli anni Sessanta ad oggi.

Uscito dallo studio di Alberto Burri – studio che frequentarà incontrandovi le personalità più emergenti del panorama artistico internazionale – Simeti comincia a bruciacchiare con un accendino gli angoli di buste o di piccoli cartoni rettangolari fino a trovare l’ovale, forma geometrica che diventerà cifra iconica dei suoi lavori.

La produzione degli anni Sessanta – anni in cui Turi Simeti soggiorna a Parigi, Londra, Basilea, New York – si caratterizza per quella tendenza all’azzeramento dei codici figurativi tradizionali, comune alle esperienze artistiche d’avanguardia di quegli anni, che lo condurrà all’uso della monocromia e del rilievo come pratica compositiva volta ad elaborare un codice estetico caratterizzato dalla modulazione di tele sagomate che cercano la tridimensionalità e nuove forme di coinvolgimento percettivo del pubblico.

Gli esordi, vicini alle esperienza dell’Informale romano e alla ricerca di Alberto Burri, indagano le qualità pittoriche della superficie attraverso l’uso di materiali differenti assemblati in collage di reti metalliche, stoffe e stracci su supporti di compensato, tele di sacco, faesite: una attenzione alla materia del quotidiano, affine a quella di Tano Festa o Mario Schifano, trasfigurata nel monocromo di forme aggettanti nello spazio che dinamizzano la superficie dall’esterno, preludio di un’azione che interverrà, in seguito, dall’interno della struttura stessa dell’opera. Sono dei primi anni Sessanta i lavori realizzati attraverso la giustapposizione di carte e buste dagli spigoli

smussati incollati sulla superficie che, ben presto, si definiscono come ovali, prevalentemente bianchi o neri, ma anche blu o grigi, comunque rigorosamente monocromi, in cartone, legno o tela, che riempiono la superficie del quadro.

In seguito, in sintonia con le ricerche visive e strutturali della “Nuova Tendenza” e con quelle sullo Spazialismo, avviate da Lucio Fontana, gli ovali si insinueranno al di sotto della tela, generando shaped canvases, tele sagomate dalla estroflessione verso lo spazio esterno di tali forme. Questa declinazione linguistica lo avvicina alle opere di Agostino Bonalumi o Enrico Castellani, non a caso anche loro tra i protagonisti, insieme a Turi Simeti, nel 1965, della mostra “Zero Avantgarde” organizzata da Nanda Vigo nello studio milanese di Lucio Fontana, dove espongono, tra gli altri, anche Dadamaino, Heinz Mack, Pietro Manzoni, Günther Uecker, Jesús Rafael Soto.

Negli anni successivi il numero delle ellissi si riduce, anche nei formati di grandi dimensioni. Al variare del numero e delle dimensioni delle ellissi, varia la modulazione dell’intera superficie plastica e pittorica. Ora gli ovali si dispongono secondo una sequenza verticale, ora secondo una orizzontale, ma mai perfettamente in linea retta, polarizzandosi e dinamizzando solo una porzione dello spazio pittorico che, in virtù della pausa di silenzio che caratterizza la porzione rimante, sensibilizza ulteriormente l’intera superficie al conseguente variare della luce e delle ombre.

Turi Simeti, infatti, prevede come reagiranno le sue ellissi alla luce, consapevole che ogni minima variazione di inclinazione o di orientamento dinamizza la superficie della tela facendo appiattire o emergere i suoi ovali, sprofondarli nel buio o farli affiorare brillanti.

Negli anni Settanta l’artista porta avanti le sue sperimentazioni applicandole alle opere composte da più due o più parti e, nello stesso tempo, prova a sagomare la tela attraverso elementi geometrici differenti, il quadrato, il rettangolo.

L’ellisse finirà per prevalere, in quanto forma a lui più congeniale, in grado di muovere meglio la tela e di riflettere la luce. Questa sensibilizzazione della superficie matura ulteriormente negli anni seguenti, declinandosi in opere che accostano tele di colore diverso.

La piena padronanza di questo personale mezzo linguistico è divenuta una corale “scrittura di forme” su colori differenti, rosso, giallo, blu, sabbia, verdi, marroni e su formati che variano dalle grandi alle piccole dimensioni.

L’opera Tre ovali bianchi, un acrilico su tela sagomata del 2017, è stata donata per la collezione permanente del Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, nell’ambito dell’attività che l’Istituzione ha dedicato al maestro di Alcamo con la mostra “Turi Simeti. Grandi opere”, 3 marzo – 11 giugno 2017, a cura di Bruno Corà.

Anche in quest’opera la tela si fa epidermide, superficie che rivela la struttura sottostante del telaio come scheletro di una pittura che cerca l’ambiente e l’atmosfera, attraverso un dispositivo, anch’esso in legno, incollato al telaio, che dal retro dinamizza la composizione secondo una pratica che è sostanzialmente rimasta fedele a se stessa nel tempo, e che l’artista domina riuscendo a prevederne i risultati nell’interazione con lo spazio con esiti non solamente plastici, ma anche pittorici e luministici. I tre ovali modulano l’intera superficie pittorica con straordinari effetti chiaroscurali determinati dalle ombre sottostanti, generate dalle forme stesse. Una di queste, in basso, fuoriesce dalla tela, avanza verso lo spettatore, con una chiarezza e un rigore formale di classica memoria.

Artista dell’anno 2014, Turi Simeti ha vinto il Premio delle Arti assegnatogli dal Circolo della Stampa di Milano. Nel corso della sua cinquantennale carriera ha esposto nelle più prestigiose gallerie nazionali ed internazionali. Tra le più recenti ricordiamo: Mayor Gallery di Londra (2012), DepArt di Milano (2013), Tornabuoni Art di Parigi (2014), Almine Rech Gallery di Bruxelles (2015). Le sue opere si trovano in importanti collezioni pubbliche e private in tutto il mondo: Fondazione Prada, GAM di Torino, Museion-Museo d’arte moderna

e contemporanea di Bolzano, Museo del Novecento di Milano, Museum de Arte Moderna di Rio de Janeiro, Kunsten Museum of MOdern Art di Aalborg, Museum Voorlinden di Wassenar.

Rosaria Raffaele Addamo