LA MACCHINA DEI SOGNI

In un momento storico in cui si alzano muri e si discute di confini, da Palermo parte un messaggio di convivenza e appartenenza. Fatto di pupi, marionette, burattini, musica, gesti e narrazioni, declinate sui passi dell’itinerario arabo-normanno. Parte infatti la nuova Macchina dei Sogni, la XXXIV edizione del festival del teatro di figura e di narrazione creato da Mimmo Cuticchio, in programma dal 31 maggio al 4 giugno negli spazi, di Palazzo Belmonte Riso, a Palermo. Dal cuore del percorso riconosciuto dall’UNESCO, da un luogo dedito all’arte contemporanea, la Macchina dei Sogni rilancia il suo messaggio di pace e convivenza. L’unione di due poli opposti – quello arabo/musulmano e quello normanno/cattolico – è infatti una delle chiavi di lettura per comprendere questi due mondi e le loro rispettive culture. Anche l’epica cavalleresca, su cui si fonda il repertorio tradizionale dell’Opera dei Pupi, è in Sicilia un ponte tra Oriente e Occidente; e indica possibili percorsi di arte e cultura soprattutto alle nuove generazioni, attraverso il ruolo sociale del teatro, e l’irrinunciabile lavoro sulla formazione del pubblico e dell’attore.

Ho scelto di riportare in scena “Aladino di tutti i colori” pensando ai bambini del mondo, accarezzandoli virtualmente con una favola che parla di integrazione e convivenza – dice Mimmo Cuticchio – In linea con la progettualità di Palermo arabo-normanna, il progetto parte dalle suggestioni storiche della città, dal suo ruolo di crocevia delle culture del Mondo, per definire l’identità attuale e proporla come simbolo. Alla modernità dell’Opra, che ha sempre saputo raccontare i valori profondi dell’uomo, si aggiunge una grande sfida culturale e civile: ampliare l’orizzonte per ritrovare e raccontare le radici che accomunano gli abitanti del Mediterraneo”. “Ancora oggi l’Opera dei Pupi deve essere una chiave di lettura per i giovani – interviene Valeria Li Vigni, direttore del Polo Museale Regionale d’Arte moderna e contemporanea – per comprendere che le differenze possono intendersi come un valore aggiunto, per portarci a creare ponti e non barriere, per accogliere la diversità che è fonte di arricchimento culturale e apertura mentale.

Un programma che per cinque giorni animerà gli spazi esterni del Museo Regionale di Arte Contemporanea, e piazza Bologni, e all’interno del quale ognuno potrà scegliere gli spettacoli, tra quelli che hanno appena debuttato o che meritano di essere scoperti o ancora, quelli che hanno già lasciato un segno e che ritornano. Di pomeriggio, spazio agli spettacoli per piccoli spettatori (ma non solo) con le favole dell’Atelier La Lucciola e La Casa di Creta; un occhio sarà gettato sulla tradizione della Sicilia orientale, ma anche sulle manipolazioni e le nuove tecniche (la danza del Taratatà, la siracusana Compagnia Opera dei Pupi Don Ignazio Puglisi, a cui si unirà Mimmo Cuticchio in veste di recitante, o il Centro Teatro Animazione e Figure di Gorizia). Alle 21, la musica: dalla reunion dei Palermo World Music Roots ai Fratelli Mancuso al progetto multiculturale de Il Tempo e la voce e Faisal Taher. Alle 22,30, ecco lo strano miscuglio testual-culinario di Giancarlo Bloise o la narrazione che si snocciola come couscous di Cicogne Teatro Arte Music. Il narratore iracheno Yousif Latif Yaralla si unirà a Mimmo Cuticchio per una ricerca importante: a loro modo, rintracceranno i punti in comune di due mondi soltanto apparentemente agli opposti: Non ci interessa distinguere tra cristiani e musulmani, ma raccontare l’uomo, con la sua intelligenza, il sapere, l’onestà”, dice Mimmo Cuticchio.

La Macchina dei Sogni sceglie un museo per snocciolare questa sua nuova edizione: giusto quindi, dedicare uno spazio importante all’arte. Che in questo caso prende vita nelle scenografie e le luminarie che gli artisti coinvolti hanno legato strettamente alla cultura arabo-normanna, lavorando in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Palermo, l’Accademia del Lusso e il CRESM. Nasce così “Arabia”, installazione di Fabrizio Lupo a Piazza Bologni: due grandi stelle e quattro totem fissati su pali; ispirata alla Palermo araba, utilizza la lampadina a incandescenza su bacchetta di legno, che la lega alla tradizione più recente, rinnovata tramite la foglia d’argento, il disegno, l’asimmetria. “Normanna”, ideata e disegnata da Alessia D’Amico, è ispirata alla Palermo normanna, realizzata con due spalliere su pali e collocata nell’atrio nuovo; nelle formelle e negli archetti di questa luminaria è inserita la foglia d’oro dei mosaici della Cappella Palatina; “Normaniche” è il collage di trame e tessuti di Roberta Barraja sulla parete dell’atrio principale di RISO. Al calare del sole accoglie le proiezioni di Fabrizio Lupo, che animano scene di caccia dei mosaici delle stanze di Ruggero al Palazzo dei Normanni. L’animazione digitale su un tessuto di stoffe, intrecciate con reti metalliche, darà vita alle immagini raffigurate nei mosaici come un arcaico storyboard degli avvenimenti. Ancora intrecci con “Sipario Mediterraneo”, frutto di un lento e minuzioso lavoro a quattro mani della scenografa Alessia D’Amico e la fiber artist Grazia Inserillo. Pizzi e trine ricamate tracciano, su un patchwork di stoffe, il mar Mediterraneo, luogo dell’eterno migrare di popoli. Un grande collage di centrini in lana e cotone su stoffe, che forma il sipario del palco che la sera ospita gli spettacoli. “Ombre bianche sui muri”, installazione illuminotecnica di gobos e lamelle realizzata da Marcello D’Agostino sulle pareti di Palazzo Riso; e le Sagome merlate in balcone di Tania Giordano, fantasmatiche presenze che si affacciano a bordo ringhiera, aspettano il pubblico, lo invitano ad entrare e lo salutano al termine degli spettacoli. Infine una capanna del Mali rivisitata dal CRESM e un suk ricreato con le “cabine” di Mondello. E la mostra “Cavalieri Antiqui” in cui sono esposti i modellini del teatro dei pupi, dei casotti de li vastasi e del luogo dove si raccontava il cunto, realizzati dai giovani dell’Accademia di Belle Arti, le miniature di alcuni strumenti musicali rappresentati nelle muqarnas della Cappella Palatina, realizzati da Gianfranco Di Miceli con la scena di Ginevra Lo Sciuto. INGRESSO LIBERO

UFFICIO STAMPA Simonetta Trovato | 333.5289457 | simonettatrovato@libero.it

MATERIALI STAMPA E FOTO
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Prosegue il nostro impegno per sostenere questo importantissimo appuntamento della città.‘La Macchina dei Sogni giunge al suo trentaquattresimo compleanno e lo fa con un programma d’eccezione. Dopo il grandioso successo della scorsa edizione dedicata a Giuseppe Pitrè, quest’anno si concentra sul sincretismo culturale rappresentato dall’itinerario Arabo-Normanno, recentemente riconosciuto come patrimonio UNESCO. Da un lato la lotta tra i pupi, dall’altro la sintesi tra gli stili, entrambi espressione più alta della nostra storia e della nostra cultura, oggi incarnata e sintetizzata da uno dei maggiori artisti dei nostri tempi, Mimmo Cuticchio. Palermo si fa palcoscenico della storia dunque, ma anche del contemporaneo. Perché la vera poesia è senza tempo, e La Macchina dei Sogni e Mimmo Cuticchio hanno saputo negli anni, rinnovarsi nel segno della tradizione, dando al teatro di figura la certezza di un passato e la conferma di un futuro.

Il Sindaco Leoluca Orlando
L’Assessore alla Cultura Andrea Cusumano

La XXXIV edizione della Macchina dei sogni celebra, nel cuore dell’itinerario arabo normanno, a Palazzo Belmonte Riso, il confronto tra culture, popoli che pur essendo sostanzialmente diversi hanno convissuto trasmettendoci segni tangibili di una proficua interculturalità. L’opera dei Pupi, riconosciuta dal 2001 Patrimonio Immateriale dell’umanità, sin dalla sua comparsa attraverso le tematiche rappresentate, ha dibattuto le convivenze contrastate tra cristiani e musulmani e lo ha fatto aprendo un dialogo tra i due mondi. Su tali tematiche, la condivisione di un dialogo, l’accoglienza, l’interculturalità, il Museo Riso ha avviato numerosi progetti nel convincimento che soltanto attraverso la cultura si possono superare le guerre e condividere il bene comune della conoscenza. La diffusione delle tematiche epico-cavalleresche caratterizza la volontà delle classi più umili di elevarsi in un mondo assunto a modello di nobiltà ed eroismo in cui lo stimolo era l’ideale disinteressato e non la ricerca del concreto interesse che si applicava nella prassi. Una ricerca dei valori etici che portavano attraverso l’idealizzazione del mito a superare un quotidiano afflitto da disvalori. Ancora oggi l’Opera dei Pupi deve essere una chiave di lettura per i giovani per comprendere che le differenze possono intendersi come un valore aggiunto, per portarci a creare ponti e non barriere, per accogliere la diversità che è fonte di arricchimento culturale e apertura mentale.

Un importante appuntamento che ci vede ancora a fianco di Mimmo Cuticchio a ripercorrere splendide esperienze come XX edizione della Macchina dei Sogni ospitata nel 2003 al Museo D’Aumale, oggi parte integrante del Polo del Contemporaneo, che ha celebrato la sintesi tra tradizione e innovazione, memoria e cambiamento, base imprescindibile della nostra cultura focalizzando l’attenzione sulle tematiche insignite del marchio Unesco. Ulteriori rassegne sono state realizzate in collaborazione tra l’associazione Figli d’Arte Cuticchio e l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana in siti di grande rilevanza culturale come il Parco Archeologico Vincenzo Tusa di Selinunte e il Museo Salinas. Il progetto, sotto la direzione artistica di Mimmo Cuticchio, ricostruisce scenografie e architetture arabe e normanne con la collaborazione degli allievi dell’Accademia di Belle Arti, dell’Accademia del Lusso e del Cresm con le installazioni di Alessia D’Amico, di Roberta Barraja, i video di Fabrizio Lupo. Il Museo dilata i confini per condividere i suoi progetti con la città, a testimonianza che è uno spazio aperto alla cultura, un laboratorio dinamico attento alla ricerca. Il Polo del Contemporaneo procede con un approccio interdisciplinare dove il Patrimonio Immateriale si sviluppa in un dinamismo vitale attraverso l’arte, la musica e il teatro contemporaneo nella convinzione che soltanto dalla conoscenza del passato si genera un futuro migliore.

Valeria Li Vigni
Direttore del Polo del Contemporaneo di Palazzo Belmonte Riso

MOSTRE E INSTALLAZIONI

DA MINUSCOLI FUOCHI AD ARCHITETTURE DI LUCE

di Fabrizio Lupo

Durante gli anni passati accanto ai luminaristi di tradizione, ho sperimentato una tecnica per comporre e scomporre in digitale gli elementi disegnati dagli artigiani nelle loro botteghe. Nei disegni – tratti dagli ordini e dagli stili architettonici del Barocco, a volte del Liberty – e nelle linee si riconoscono sempre soggetti della natura stilizzati; fiori e spirali si sposano con capitelli, archi e colonne ma diversamente dalle luminarie napoletane, è raro trovare figure e corpi umani. Questo lavoro mi ha insegnato tanto ma diversamente dall’artigiano (che le disegna a terra a grandezza naturale, segnando il pavimento della bottega con le forbici da elettricista), io, da bravo artigiano del mouse, ho usato una ristretta cerchia di programmi che si usano per il Web, la carta stampata, le scene e gli arredi, che hanno come base la fotografia o la linea vettoriale astratta. Così la ricerca della linea perfetta diviene sempre più prossima all’immaginazione immateriale nella mente. La nuova esperienza si genera senza cancellare il passato, né dimenticare la bellezza della sperimentazione artigianale. La tecnologia LED sta per soppiantare un secolo fatto di filamenti ad incandescenza ma non dimentichiamo che la luminaria che noi oggi chiamiamo “di tradizione”, usa la lampadina, e che questa è venuta dopo il gas, il lume ad olio, le “candelone”, le padelle romane e via via all’indietro nel tempo, per migliaia di anni fino ad arrivare al fuoco che decorava le pareti delle grotte. E prima del fuoco, il sole in persona regalava bellezza al mondo. Abbiamo imparato a disegnare le visioni grazie al fuoco ed oggi stiamo raffinando sempre più l’arte del disegnare con la luce: monitor, proiezioni, lampade, fili e tessuti luminosi in un percorso di spazializzazione del segno luminoso che, se non dimentica il passato artigianale, sicuramente ci porterà verso un universo elegante oggi solo immaginabile.

Fabrizio Lupo – Piazza Bologni

ARABIA” – Installazione di due grandi stelle e quattro totem su pali

Avevo da tempo una luminaria nel mio archivio digitale, disegnata ispirandomi al rosone di una moschea Maghrebina. Così quando i Cuticchio mi chiesero di realizzare un’installazione per la Macchina dei Sogni, ispirata alla Palermo araba e normanna, mi è bastato tirarla fuori per realizzare il cosiddetto “sogno nel cassetto”.

Questa luminaria mantiene la lampadina ad incandescenza su bacchetta di legno che la lega col suo caratteristico portalampada, alla tradizione più recente, aggiungendo però alcune piccole innovazioni: il trattamento del legno con foglia d’argento, il posizionamento atipico nella stessa luminaria di lampadine sia “in faccia” che “di cozzo” ed anche il disegno della stella a dieci punte con delle leggere asimmetrie.

Alessia D’Amico – Giardino dei palchi

SALA NORMANNA” – Installazione di due spalliere su pali

Le luminarie normanne che inseriscono nelle formelle e negli archetti di luminarie, la foglia d’oro dei mosaici della Cappella Palatina: sono il frutto della ricerca di Alessia D’Amico che usa la luce riflessa per moltiplicare l’atmosfera delle architetture del legno tradizionale. Un’elaborazione del piccolo archetto che venne esposto nella facciata del studio del Pitrè, con altre piccole luminarie, durante l’edizione passata della Macchina dei Sogni.

Alessia D’Amico e Grazia Inserillo – Giardino dei palchi

SIPARIO MEDITERRANEO” – Installazione-collage di centrini in lana e cotone su stoffe

Centrini e pizzi ricamati tracciano su un patchwork di stoffe il Mar Mediterraneo, nei secoli scenario di viaggi, di esodi, di espatri e di un eterno migrare di popoli. Giunture grossolane assurgono a confini geopolitici dell’immaginazione; pezzi di stoffe s’intrecciano a doppio filo a voler celebrare, attraverso l’azione di ago e telaio, lo storico crocevia di culture, commerci e contaminazioni. Mediterraneo è il titolo di un lento e minuzioso lavoro a quattro mani, nato dalla collaborazione fra la scenografa Alessia D’Amico (Palermo, 1988) e la Fiber Artist Grazia Inserillo (Palermo, 1988): la poetica femminile di un’arte ancestrale come la tessitura incontra lo spettacolo del teatro.

NORmaniche – Installazione materica di Roberta Barraja

Assistenti alla realizzazione Francesca Mandalà | Jessica Rizzo

Collaboratori Chiara Graziano | Marta Plumari

maniche, tessuti, fibre, cordami, materiali da riciclo con collanti e vernici fissati su rete zincata

NORmaniche è il titolo dell’opera sit specific creata per la facciata dell’atrio principale di Palazzo Riso. Il principio ispiratore dell’opera sta nella visione che i Normanni avevano della città di Palermo come capitale sociale, cosmopolita, del mondo. Filo conduttore il gesto della Madonna, rappresentata nell’Annunciazione a Palazzo dei Normanni, colta mentre tesse la tonaca della passione di Cristo; un filo di lana rossa che segna il percorso.

L’opera è realizzata utilizzando parti di vestiario, in particolare maniche ed altri materiali di riciclo quali fibre, corde, ecc., per evocare tramite il loro impiego la trasmissione delle arti e dei saperi come vortice di idee, gestualità, modelli e comportamenti; verbo siciliano che ne ha caratterizzato l’intelaiatura sociale e culturale nei secoli. Così, tessuti e materiali già carichi di una vita propria, possono ora ricreare poetiche e simbologie nuove. Il percorso di ricerca continua prendendo in analisi le figure racchiuse all’interno delle forme geometriche che scandiscono gli spazi architettonici presenti a Palazzo dei Normanni. Da qui la scelta di contrappuntare, all’interno dell’installazione, i pieni con i vuoti, utilizzando la maglia metallica come supporto per rimarcare, all’interno dei rosoni, l’assenza dei soggetti; vuoti di memoria di una coscienza culturale oggi svanita. Il desiderio di rinascita si manifesta all’imbrunire, quando l’installazione, dai toni volutamente neutri, prende vita attraverso le proiezioni ideate da Fabrizio Lupo, che animano il passato in un flusso di colori, luci e ombre.

cuNticchio”

Fondalino di Roberta Barraja

realizzato da Laura Plaja e Gabriele Genova

tappeti, tessuti, fibre, cordami, materiali da riciclo trattati con collanti e vernici – tecnica mista

Novella, racconto, romanzo o romanza; canzone di gesta, cunto: cuNticchio. L’esigenza è quella di dare un fondo, un corpo, alle mille possibili storie. Tale necessità si risolve nella scelta di trattare elementi e materiali diversi; materiali da decontestualizzare, utilizzare come base; tappeti come isole tematiche, trame raccordate fra loro attraverso linee che suggeriscono i possibili sviluppi, uniti a comporre un unico ambiente narrativo.

Roberta Barraja e Fabrizio Lupo – Primo cortile interno di palazzo Riso

PORTALE NORMANNO” – Installazione – collage di trame e tessuti su rete metallica

Il Portale disegnato e composto da Roberta Barraja nel cortile del Palazzo Riso accoglie al calare del sole le proiezioni di Fabrizio Lupo, che animano scene di caccia che possiamo trovare nei mosaici delle stanze di Ruggero al Palazzo dei Normanni. Un modo diverso di raccontare le storie con la luce. Animazione digitale che opera su un tessuto di stoffe su reti metalliche, ispirandosi e dando vita alle immagini raffigurate nei mosaici solidamente fissati nell’architettura come un arcaico story-board degli avvenimenti al tempo dei re.

Gli artigiani del CRESM – Giardino di palazzo Riso

OMAGGIO ALLA MOSCHEA DI DJENNE” – Installazione di architettura di terra

Nel Mali esiste una cittadina che vive attorno alla sua grande moschea, da tutto il mondo si recano a vedere una delle più grandi costruzioni di architettura di terra. Una volta l’anno in conseguenza della stagione delle piogge tutto il paese cerca di ricostruire il manto di intonaco di terra lavato via dalla pioggia. Un esempio di come l’espansione araba, che da noi si è fusa con la cultura normanna, in altri paesi si sia integrata con le tradizioni del luogo. La globalizzazione ci segnala la presenza di artigiani-muratori-architetti centroafricani che vivono a Palermo ma non dimenticano la propria identità “Islamico-Africana”.

Il Cresm nasce a Gibellina (TP) alla fine degli anni ’60 del Novecento nel solco dei movimenti popolari post-terremoto del Belice. Oggi promuove lo sviluppo locale, integrato e sostenibile, in riferimento alla fasce e ai territori svantaggiati in Italia e nel mondo attraverso l’elaborazione ed animazione di piani di sviluppo partecipati. Dal 2012 con il progetto Comunità Urbane Solidali, finanziato dalla Fondazione con il Sud, ha avviato una mappatura delle tecniche di costruzione in bioedilizia degli immigrati residenti a Palermo. Con il progetto Nuove Officine alla Zisa, che partirà entro la fine dell’anno, allestirà delle officine professionali dove sperimentare e promuovere le tecniche mappate. Nell’ambito della Macchina dei Sogni realizzerà un modello in scala ridotta (2 m³) di un’abitazione tipica di alcune zone del Mali con tecniche di bioedilizia locale. La costruzione sarà realizzata con mattoni in terra cruda e paglia, completamente ecosostenibile e biodegradabile.

Toti Carraffa e Tania Giordano – Balcone su corso Vittorio di palazzo Riso

SAGOME MERLATE IN BALCONE – Installazione di sagome-collage di trame e tessuti

Dame e cavalieri, re e regine, cortigiani e paggi, si affacciano dai balconi di Palazzo Riso, testimoni senza tempo, fantasmi leggeri di bellezza e poesia. Le Sagome merlate in balcone di Tania Giordano, sistemate a bordo ringhiera, aspettano il pubblico, lo invitano ad entrare e lo salutano al termine degli spettacoli. Sono “vestite” di pezze, merletti, ritagli, collage di colori delicati, pezzetti di abiti di scena trovati in un baule. Tutti e nessuno, persone e altri, in un tutto composito che ammicca alla tradizione artigiana di chi lavora le stoffe.

Uscite dalle cinque persiane di un antico balcone, si affacciano a bordo ringhiera le nere sagome lignee di donne, uomini, re… di un antico corteo, che si presenta al passìo cittadino nella sua natura di bianco merlata, forse un po’ effimera e vanitosa, eppure filata dai segni del tempo dell’arte antica, che sa di operoso decoro, di mani carnali e sapienti, preso o rubato ai giorni dei secoli, dai muri “ mosaicati” e lucenti d’oro, dal rosso delle cupole fiorenti e dalle geometrie dello splendore arabo-normanno, ai bianchi stucchi di volte imponenti, e per ago e filo riportato, rielaborato, ricercato e ritrovato nei segni-disegni delle tende, delle tovaglie, delle coperte di un quotidiano appena passato, quasi a ricordarci continuamente la ricca natura panormita in cui siamo nati…l’oro dell’albero della vita di un prezioso e regale mantello… Di ghirigoro in ghirigoro, di rosoni di centrotavola e di cattedrale, di foglia e di cotone, di seta o lana, uncinati dai ferri dei mestieri siamo lì…sono lì, sagome come ombre-presenze raccamate in viso al sole e in abbraccio alla luna

Marcello D’Agostino – pareti di Palazzo Riso

LAMELLE

Lamelle si chiamano le sottili sagome di metallo e gobos, quelle forate che modellano la luce dei cosiddetti sagomatori, proiettori che uniscono la “tradizionale tecnologia” illuminotecnica teatrale con la memoria delle lastre delle lanterne magiche, oggi esistono proiettori che si muovono come robot e che proiettano piccole video-clip, motorizzati che eseguono comandi complessi usati nei concerti rock. La tecnica comunque resta sempre quella che trae origine dalla camera oscura: un fuoco, un foro e un piano di proiezione come nella caverna di Platone, dove i prigioni aspettano di essere liberati e si consolano con le visioni dell’immaginario.

MOSTRA Cavalieri antiqui

Oh gran bontà de’ cavallieri antiqui!

Eran rivali, eran di fé diversi,

e si sentian degli aspri colpi iniqui

per tutta la persona anco dolersi:

e pur per selve oscure e calli obliqui

insieme van senza sospetto aversi.

Orlando Furioso, canto I, v.22

Ludovico Ariosto

Antichi cavalieri in armi, distinti dai propri simboli e dalla propria foggia sono mostrati insieme – croce e mezza luna, spalla a spalla, con elmo o turbante – come su un palcoscenico in cui lo spettatore può liberamente inoltrarsi. Sono pari. Un re con un re, un paladino con un saraceno, ciascuno con la sua armatura, con il suo cuore, il suo sentiero, il suo destino, felice o infelice, chiaro o scuro, bello o brutto. L’incontro con l’altro nella loro storia a volte è fatale, segue la vita che la sorte, più o meno cieca, ha in serbo per lui. E noi siamo solo testimoni delle loro avventure e li accompagniamo durante il frastuono di epiche battaglie o nella dolcezza dei loro amori.

Pupi-personaggi di gran valore con la loro personale narrazione, temprata nella fucina della creatività del puparo-oprante che li fa nascere, crescere e li accompagna fino al crepuscolo nelle assi del palcoscenico, di serata in serata, di anno in anno, di secolo in secolo. Oriente e Occidente qui sono uniti. Nessuna vittoria, nessuna sconfitta. I nostri “campioni” stanno l’uno accanto all’altro, vivi, audaci fedeli alla pittorica tela del proprio racconto.

La mostra espone assieme ai modellini del teatro dei pupi, dei casotti di li vastasi, e del luogo dove si raccontava il cunto, realizzati dai giovani dell’accademia di Belle Arti di Palermo, le miniature di alcuni strumenti musicali rappresentati nelle muquarnas della cappella palatina, realizzati da Gianfranco Di Miceli con la scena di Ginevra Lo Sciuto.

CALENDARIO

Mercoledì 31 maggio

ore 18 Apertura festival e inaugurazione mostra e installazioni

ore 19 Atelier La Lucciola

Giufà e la statua – Giufà e la tela – Giufà e la chioccia

ore 21 Compagnia Figli d’Arte Cuticchio

Aladino di tutti i colori

ore 22,30 Giancarlo Bloise

Cucinar ramingo

Giovedì 1 giugno

ore 18 La casa di creta

Basilico nel bosco nero

ore 19 Cicogne Teatro Arte Musica

Parole sulla sabbia

ore 21 Palermo World Music Roots

Venerdì 2 giugno

ore 18 Narratori

ore 19 P.I.P.P.U

All’inCIRCO Varietà

ore 21 Fratelli Mancuso

Un canto essenziale

ore 22,30 Cicogne Teatro Arte Musica

Heina e il Ghul

Sabato 3 giugno

ore 18 Narratori

ore 19 Atelier La lucciola

Rinaldo e Sacripante

ore 21 Centro Teatro Animazione e Figure di Gorizia

Cip cip bau bau

Ore 22 Salita alla montagna Etna con visione del fuoco (film, 17’11’’).

ore 22,30 Yousif e Mimmo

La prima crociata

Domenica 4 giugno

ore 18 Taratatà

ore 19 Compagnia Opera dei Pupi Don Ignazio Puglisi

Morte di Troiano

ore 21 Il tempo e la voce/Faisal Taher

Canzoni bifronti

ore 22,30 Giuliano Scabia

Tragedia di Roncisvalle con bestie

Narratori: Tiziana Cuticchio, Yousif Latif Jaralla, Isabella Messina, Nadia Parisi, Floriana Patti

SCHEDE DELLE COMPAGNIE E DEGLI SPETTACOLI

ATELIER LA LUCCIOLA

Mercoledì 31 maggio, ore 19

Giufà e la statua – Giufà e la tela – Giufà e la chioccia

di e con Nadia Parisi

narrato con marionette da tavolo manovrate a vista

marionette e narrazione: Nadia Parisi

progettista del suono: Alessandro Prestipino

Le tre storie narrano pezzetti delle avventure di Giufà, ragazzo intelligente e stupido, furbo e credulone, onesto e disonesto, triste e allegro, povero e ricco. Nelle prime due storie un Giufà sciocco e credulone crede di essere stato raggirato, ma alla fine sarà premiato; nella terza, ai limiti del grottesco, viene ingannato da se stesso per la sua inguaribile scioccheria, che lo porterà a combinare solo guai. Nelle storie è sempre presente la figura della madre di Giufà che spera sempre di insegnare al figlio a comportarsi nel mondo giusto, a discernere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, e per questo responsabilizza Giufà dandogli dei compiti da svolgere… Lo spettacolo viene narrato con delle figure disegnate su carta e manovrate a vista, alcune delle quali sono state realizzate da bambini e bambine che hanno partecipato a un laboratorio di narrazione e pittura.

Sabato 3 giugno, ore 19

Rinaldo e Sacripante

di Nadia Parisi

spettacolo di teatro di figura

narrato con marionette da tavolo manovrate a vista

marionette e narrazione: Nadia Parisi

scenografie e manovra: Miriam Mangiarotti

progettista del suono: Alessandro Prestipino

C’era una volta

o forse dovrei dire

si conta e si racconta

un canto in forma di racconto…

Inizia così lo spettacolo Rinaldo e Sacripante, che narra di bellezza e di amore, di guerre e di sfide per conquistare Angelica, la bellissima principessa venuta dall’oriente. Protagonista è l’amore ma anche quello per l’avventura. Si viaggerà con principi e principesse, valorosi paladini, danzatrici del ventre, re, cavalli e messaggeri…I viaggi che affrontano i personaggi ci raccontano Oriente e Occidente, di paladini di Francia perdutamente innamorati della bella Angelica; ma anche di “mori saracini”, anch’essi sopraffatti dal fascino della principessa indiana; per lei si affronteranno in sfide all’ultimo sangue; per conquistare il cuore di Angelica, bella oltre ogni immaginazione…

Atelier La Lucciola

è un teatro per bambini nato e cresciuto nel cuore antico di Palermo, a pochi passi dal Teatro Massimo, con una forte identità; un teatro che stimola la fantasia dei più piccoli, l’unico luogo artistico della città pensato a misura di bambino. Il progetto nasce nel 2004 dalla volontà di Nadia Parisi e Alessandro Prestipino, di dare un contributo artistico alla città, un segnale forte alle istituzioni e ai singoli cittadini, con la creazione di un luogo scevro da condizionamenti politici, dove i più piccoli possono trovare libero sfogo alla loro fantasia, impegnandosi anche in attività che sono espressione della personalità; con la realizzazione di creazioni artistiche interamente concepite e realizzate “in atelier” da bambini e adolescenti.

FIGLI D’ARTE CUTICCHIO

Mercoledì 31 maggio, ore 21

Aladino di tutti i colori

da una favola delle mille e una notte

Drammaturgia e regia: Mimmo Cuticchio

con Mimmo Cuticchio e Yousif Latif Jaralla

Pupari: Giacomo Cuticchio, Tiziana Cuticchio, Tania Giordano, Floriana Patti

Scene e costumi: Pippo Miraudo

Oggetti della scenotecnica: Tania Giordano

Luci: Marcello D’Agostino

Consulenza musicale: Antonio Guida

Lo spettacolo, ideato e diretto da Mimmo Cuticchio, unisce con semplicità e naturalezza, attraverso “la parola”, la cultura occidentale a quella orientale nell’ambito di un più vasto progetto di convivenza universale e di tolleranza; il progetto era stato avviato molti anni fa con lo spettacolo Francesco e il Sultano di Mimmo Cuticchio e Salvo Licata, dove alle crociate i due autori contrapponevano la cultura francescana, che alla spada sostituisce il Vangelo e all’aggressione l’accoglienza. In Aladino di tutti i colori l’attenzione è incentrata sempre sulla convivenza focalizzata sul progetto infanzia come valore. Troppo spesso le necessità sia materiali sia spirituali dei bambini sono sottovalutate e nei bisogni degli adulti si consuma l’oblio dei più piccoli. La messa in scena è fondata sulla scoperta del teatrino come scatola magica: l’alternarsi di scene e luci, l’aggiunta della musica, diversamente dallo spettacolo tradizionale, conferiscono all’insieme e alla drammaturgia del racconto un tocco di attualità.

Figli d’Arte Cuticchio

La compagnia nasce nel 1971 sotto la guida di Mimmo Cuticchio. Il recupero delle tecniche tradizionali dei pupi e del cunto, la ricerca e la sperimentazione sono i tre principali linguaggi della comunicazione teatrale. La sopravvivenza artistica della compagnia è dovuta alla ricerca di un proprio spazio espressivo che valorizzi al massimo le tecniche dei pupari e dei contastorie, linguaggi tutt’altro che esauriti o superati, per tentare un teatro di verità e di poesia. Dal 1977 l’Associazione Figli d’Arte Cuticchio accorpa la compagnia omonima e oltre all’attività di produzione, porta avanti la promozione. Dal 1984 organizza il festival teatrale La Macchina dei Sogni; dal 1997 ha aperto una scuola per pupari e cuntisti con l’obiettivo di garantire un futuro al teatro dei pupi e al cunto.

Dal 2007 tutto il mestiere (per mestiere si intende il patrimonio completo di un oprante-puparo) tradizionale di Mimmo Cuticchio e l’altro mestiere che ha costruito con gli spettacoli di innovazione, sono aperti al pubblico in forma di un museo in movimento che si sviluppa nei luoghi dove egli lavora, costruisce i pupi e ne rappresenta le storie.

GIANCARLO BLOISE (Firenze)

Mercoledì 31 maggio, ore 22,30

Cucinar Ramingo

di Giancarlo Bloise

Il vagare del Cucinar Ramingo si mescola agli ingredienti dei luoghi e ne distilla nuova sintesi. I frammenti di scena che lo compongono sono nati in relazione alle differenti pratiche svolte e agli incontri avuti durante la formazione personale di Bloise e successive rielaborazioni, realizzazioni di oggetti originali e scrittura. Bloise propone un curioso e raffinato viaggio nel tempo e nel cibo, e racconta con lievità da giocoliere la forza simbolica e sociale del mangiare e del saper immaginare insieme tra sedani e cipolle. I testi si srotolano tra Giuliano Scabia, lo stesso Giancarlo Bloise e il poeta Maurizio Meschia. Dal niente, in una scena scarna e pulita, in pochi minuti tutto è imbandito, pronto, apparecchiato ad accogliere e sentire, assaggiare e consumare. L’equilibrio tra il ritmo della narrazione e l’amore per le arti della cucina, la precisione della preparazione gastronomica unita all’esotismo della favola, fanno di Cucinar Ramingo, un piatto gustoso da servire a spettatori di ogni tipo.

Giancarlo Bloise

Dagli otto anni, studia strumenti a fiato. Nel 1996 si trasferisce a Firenze per studiare architettura. Nel 2000 frequenta il corso di regia cinematografica per due anni presso la scuola di cinema “Immagina”. Nel 2001 inizia il lavoro in cucina, gestore del luogo e guida alle regole ebraiche Tomas Jelinek, burattinaio di Praga. Nel 2005 si scrive a “Laboratorio Nove” di Sesto Fiorentino (Teatro della Limonaia), lavora con Renata Palminiello e per i due anni conclusivi con Luca Camilletti (membro fondatore Kinkaleri). Ha avuto modo di seguire Giuliano Scabia e Mimmo Cuticchio. e per due anni un percorso formativo presso la sede dell’Odin Teatret a Holstebro (Danimarca) guidato dall’attore Tage Larsen. Nel 2012 a Giancarlo Bloise e al progetto Cucinar ramingo viene assegnato il premio Tuttoteatro.

LA CASA DI CRETA (Catania)

Giovedì 1 giugno, ore 18

Basilico nel bosco nero

di Antonella Caldarella

Con Steve Cable e Antonella Caldarella

Musiche originali di Steve Cable

Scene di Tiziana Rapisarda

Burattini costruiti da Antonella Caldarella

Regia di Antonella Caldarella

Basilico, simpatico musicista giramondo, povero e semplice, si innamora della principessa Carotina, e lei lo ricambia; ma il Re si oppone al matrimonio perché Basilico è povero e per di più, uno straniero! Per sconfiggere i pregiudizi del re e dimostrare il suo valore umano, Basilico deve entrare nel bosco nero e cercare la pietra dell’impossibile, con cui potrà finalmente coronare il suo sogno d’amore. Ma si sa, nel bosco nero ci sono mille pericoli… La vera lotta per Basilico e Carotina non sarà contro i pericoli del bosco, ma contro i pregiudizi della gente. E così Basilico entra nel bosco nero, quel mondo magico e pauroso in cui le differenze di razza e classe sociale non contano, e dove la speranza e la forza di credere in se stesso diventano i valori più importanti per chi, come il nostro protagonista, sa ballare, cantare ed amare la vita. Romanza e avventura, comicità e paura, cantastorie in carne ed ossa e burattini in pasta di legno, colpi di scena e tante canzoni…

La Casa di Creta

è una compagnia anglo-sicula di Teatro Ragazzi nata nel 1997 dall’incontro tra Steve Cable e Antonella Caldarella. Fa base a Catania, ma è presente con i propri spettacoli in tutta la penisola. Negli anni utilizza diverse tecniche di teatro di figura nelle proprie produzioni, dai burattini alle ombre, dai muppets alle marionette da tavolo. L’incontro di due culture diverse dà vita ad un linguaggio teatrale per l’infanzia in cui grinta mediterranea ed ironia britannica si fondono.

CICOGNE TEATRO ARTE MUSICA

ABDERRAHIM ELHADIRI (ABDUL) – Marocco

Giovedì 1 giugno, ore 19

Parole sulla sabbia

di Claudio Simeone

con Abderrahim El Hadiri

regia Simeone & El Hadiri

collaborazione Dolores Dandolo, Elena Guitti

collaborazione didattica Tiziana Gardoni

Spettacolo prodotto in collaborazione con Residenza Idra, Brescia

Quando scende la sera, la Jemaa El Fna, la grande e colorata piazza di Marrakech, si anima di una nuova, intensa vita notturna. Da ogni angolo della città la gente arriva per sedersi ai banchi dove si vendono cibo e dolci e si affolla attorno ai musicisti ai venditori e ai giocolieri. In un angolo, su un semplice tappeto, aiutato da pochi oggetti – un vaso, un bastone, un tamburo, uno sgabello, due tegole, e un tagine che spande il profumo del cibo – il cantastorie racconta storie arrivate fino a lui di bocca in bocca. Parole che, rimbalzate da una sponda all’altra del Mediterraneo, hanno amalgamato la tradizione orientale con quella occidentale, tanto che i personaggi e i temi dell’una si sono riversati facilmente nell’altra. Lui può così raccontare le comiche avventure di Giufà, la favola della pecora nera che combatte il Baba Gullo, oppure propone filastrocche per bambini o una metamorfosi latina di Ovidio e la creazione secondo il mito Indù. I suoi sono racconti di ogni luogo, fatti per costruire un rapporto di complicità e di partecipazione, uno scambio fisico ed emotivo fra chi parla e chi ascolta. Un’esperienza vitale che oggi noi, nativi digitali spesso soli davanti all’iPad, rischiamo di perdere.

Venerdì 2 giugno, ore 22,30

Heina e il Ghul

di/con Abderrahim El Hadiri

regia Mario Gumina

collaborazione didattica Tiziana Gardoni

Il progetto prevede la presentazione dello spettacolo Heina e il Ghul e dell’azione scenica che lo completa all’interno di uno spazio dedicato al cibo. Rivolto a un pubblico di adulti e di bambini, attraverso la fiaba, presenta il cous cous, piatto molto diffuso nell’area del Mediterraneo e ormai conosciuto in tutto il mondo. Con l’obiettivo di stimolare una riflessione su culture e tradizioni diverse, permette un approccio alla lingua araba attraverso uno scambio ludico tra attore e pubblico.

Nella fiaba si racconta di Heina, la figlia dello sceicco che, rapita dal terribile Ghul, il mostro di farina, è riuscita a fuggire e a tornare a palazzo. Sulla scena il cuoco di corte prepara un sontuoso cous cous per festeggiare l’evento e, danzando e cantando tra tegami e coperchi, racconta la mirabolante vicenda. Così gli ortaggi utilizzati (peperoni, zucchine, patate, cipolle) diventano via via i protagonisti di una grande avventura, finendo poi in pentola. Lo spettacolo è recitato in arabo e il pubblico di grandi e piccini è immerso nella sonorità della lingua di un mondo in cui può comprendere situazioni e personaggi solo attraverso gli oggetti e le azioni dell’attore. Per tutta la durata dello spettacolo, ognuno prova così cosa significa sentirsi straniero. E, superato il disagio iniziale, può aprirsi a una percezione diversa, più emotiva e scoprire nuovi paesaggi, suoni, gesti e colori.

La tecnica narrativa utilizzata, detta “furgia”, è diffusa nella zona di Marrakech e consiste nello stravolgimento ironico delle fiabe tradizionali. In questa tecnica è molto importante l’utilizzo degli oggetti che sono il pilastro narrativo dell’azione.

PALERMO WORLD MUSIC ROOTS

Giovedì 1 giugno, ore 21

Concerto

Enzo Rao violino e oud

Gianni Gebbia sax soprano e flauti

Mario Crispi fiati etnici, duduk, ciaramelle, voce elettronica

Giuseppe Viola sax soprano, clarinetto turco

Diego Spitaleri tastiere

Gabrio Bevilacqua contrabbasso

Carmelo Graceffa percussioni e batteria

Palermo World Music Root è un progetto che parte dall’idea di creare una reunion tra alcuni dei principali solisti che dalla fine degli anni ‘70 sino ad oggi crearono un movimento e dei gruppi musicali nei quali si fondeva la musica tradizionale siciliana alle influenze della musica balcanica e maghrebina, il jazz ed il rock. Nella frontline della band, il violinista e suonatore di oud Enzo Rao dei Rakali e Shamàl, ma anche Gianni Gebbia di Terra Arsa e Shamàl, Mario Crispi degli Agricantus e Diego Spitaleri dei Sun. Gli si affiancano, alcuni tra i nomi più giovani che continuano e rinnovano questa tradizione della world music siciliana lontano da stereotipi strettamente folkloristici: dal fiatista Giuseppe Viola (ora a fianco di Rao in Shamàl), al contrabbassista Gabrio Bevilacqua, al percussionista Carmelo Graceffa entrambi collaboratori del Magnetic trio di Gianni Gebbia. La storia di questa musica in Sicilia non è mai stata scritta: quindi il progetto assume un notevole rilievo grazie alla presenza di chi ha iniziato questa operazione di contaminazione musicale. Operazione valida soprattutto oggi, dopo la scomparsa definitiva del leggendario festival Womad che animò per anni di linfa vitale la world music siciliana. La musica del gruppo ripercorre l’evoluzione musicale dei suoi membri, grazie all’esecuzione di alcune delle composizioni storiche dei gruppi, oltre a nuove composizioni o arrangiamenti concepiti alla luce del sound contemporaneo. Nulla di vintage dunque ma, piuttosto, una rilettura attuale di un repertorio che i fan hanno sempre dimostrato di apprezzare.

NARRATORI

Venerdì 2 giugno, ore 18

Sabato 3 giugno, ore 18

Domenica 4 giugno, ore 18

C’era un tempo in cui il poeta popolare non sapeva di esserlo, ma il canto che intonava bastava a soddisfare il cuore di chi lo ascoltava. E non rallegrava solo se stesso, ma riusciva a dare importanza alle azioni che gli esseri umani compivano giorno dopo giorno. Alla fantasia popolare non occorre alcun riconoscimento, poiché essa nasce e si giustifica entro la logica della quotidianità: le azioni che si devono compiere si ricompongono sotto la medesima significazione, hanno lo scopo di alleviare il bisogno e di rallegrare la vita. Le culture del mondo arcaico conoscevano il segreto per valorizzare la parola, il suono, il soffio; bastava poco perché il dire divenisse racconto, modulandosi sulle partiture del tempo, sviluppandosi lungo il tracciato che va da est ad ovest, dall’alba al tramonto, da una generazione alla successiva. La materia narrativa sta alle sorgenti della civiltà e tesse una trama infinita tra la dimensione naturale e la mente di ciascun partecipante. La storia del modo è come un interminabile racconto ciclico che non si esaurisce mai, che cammina con passo da colomba, seppure abbia la forza di generare grandi sconvolgimenti.

Nell’era attuale il sistema di mutamenti culturali non basta a decretare l’eclissi della memoria del mondo; né gli sviluppi del progresso possono essere la causa di un’insana omologazione dell’immaginario collettivo. Difatti, basta ascoltare un narratore che scandisce un frammento di cronaca affidandosi ad un linguaggio della semplificazione, un dire diretto e basato sul ritmo dell’emissione, per essere risucchiati nella sfera delle emozioni ataviche; l’effetto di narrazione costringe a ritrovare i sentieri che continuamente si biforcano lungo il difficile cammino che dal presente riconduce alle radici più antiche, e rilancia le interrogazioni mai dimenticate alla ricerca delle origini della vita.

Carmelo Alberti

da I sentieri dei narratori

Tiziana Cuticchio

Dal Nilo al Garraffello

U sceccu ca vola

La moglie che campava d’aria

Yousif Latif Jaralla

Le donne della Martorana

La nave di Bisanzio

Giufà che non fa ridere

Isabella Messina:

Il principe Qmar e la principessa Nur

Il leggendario Alessandro Magno

Il poeta Hatim e il re Dhulqirà

L’anello della gioia

Nadia Parisi

Giufà e la statua – Giufà e la tela – Giufà e la chioccia

Il principe normanno e la pescivendola di Acquasanta

I tesori del Marabito

P.I.P.P.U. (Bologna)

Venerdì 2 giugno, ore 19

All’inCIRCO Varietà

con Domenico Lannutti & Gaby Corbo

All’inCirco Varietà è un crescendo pirotecnico di comicità, magia, acrobazia, poesia e follia. Uno spettacolo d’arte varia a cavallo tra il circo teatro e il cabaret. Lannutti & Corbo danno vita ad un varietà surreal-popolare, popolato da personaggi bizzarri e assurdi: un imbonitore, una soubrette, Saverio l’oggetto del desiderio, un acrobata che vuole vivere in un mondo alla rovescia, un ventriloquo muto, Frank-Stein, il mago della Maiella e la sua assistente, e altri eventuali e vari. Lo spettacolo è godibile dai 0 ai 100 anni, può essere degustato a qualsiasi ora del giorno e della notte, prima e dopo i pasti.

P.I.P.P.U.

La Piccola Impresa Per Produrre Umorismo viene fondata nel 2011 dalla Compagnia Lannutti & Corbo formata da Domenico Lannutti e Gaby Corbo (compagni nella vita e sul palco). La PIPPU promuove gli spettacoli della compagnia e organizza corsi e seminari di circo-teatro e teatro-comico. L’obiettivo è fondere e contaminare diverse discipline artistiche per produrre meraviglia a 360°.

FRATELLI MANCUSO (Città della Pieve)

Venerdì 2 giugno, ore 21

Un canto essenziale

Il concerto affida alla nudità della voce e a una scelta attenta degli strumenti il compito di guidare il pubblico attraverso le tappe più significative del percorso umano e musicale dei Fratelli Mancuso.

Canzoni, canti sacri a cappella, narrazioni, poesia, insieme formano l’ordito di una trama dove musica e vita si intrecciano in una armonica figura di espressività e passione. Teatro di questo viaggio, oggi come in passato, è la Sicilia, bussola della loro ricerca continua e ponte tra le opposte sponde del mare Mediterraneo, da cui lanciare lo sguardo su affinità e accordi di poesia e di musica.

Ancora una volta l’isola, l’intima isola , incandescente come un meteorite caduto sul cuore; anche quando lontana fa tremare la voce, si fa sussurrare e gridare e cantare, nelle mille e mille modulazioni di accenti, cadenze, melismi: un alfabeto che risuona e di volta in volta si fa memoria. Si percorrono i suoi sentieri attraversando, con il canto, paesi e lingue: siciliano, arabo, spagnolo, latino, greco, la lingua immaginata dei migranti in viaggio sul Canale di Sicilia, con l’anima sospesa su un barcone, come sul ciglio di un nero precipizio, nella ormai quotidiana lotta della vita contro la morte.

I Fratelli Mancuso

Enzo e Lorenzo, sono cantori, compositori e polistrumentisti originari della Sicilia.
Nati a Sutera in provincia di Caltanissetta, intorno alla metà degli anni ’70 emigrano a Londra dove risiedono per otto anni lavorando in diverse fabbriche metalmeccaniche.
In quegli anni, a contatto con circoli culturali e teatri, iniziano a ricomporre i frammenti del patrimonio musicale della loro terra. Ritornati in Italia nel 1981, si stabiliscono in Umbria, a Città della Pieve, dove risiedono attualmente. In poco più di trent’anni, Enzo e Lorenzo Mancuso hanno attraversato mondi in apparenza inconciliabili, i sentieri sperduti di Sutera e le lontane periferie industriali del nord Europa. Hanno appreso la lingua del ricordo come il naufrago impara a nuotare, annullando, in questo modo, ogni distanza che estrania la quotidiana esistenza dal sentimento della propria appartenenza. Hanno iniziato a cantare quasi senza accorgersene e hanno continuato a farlo anche quando, abbandonate le nebbie londinesi, sono riemigrati in Italia, inseguendo un canto ideale, intimo, essenziale, semplice e necessario come un bisogno primario. Con questa “virtuosa inconsapevolezza” hanno cantato nei teatri e nelle piazze, in Italia e all’estero e offerto il segno del loro mondo sensibile. Tantissimi i premi e i riconoscimenti che hanno ottenuto in Italia e nel mondo.

CENTRO TEATRO ANIMAZIONE E FIGURE DI GORIZIA

Sabato 3 giugno, ore 21

Cip cip bau bauIl linguaggio degli animali

progetto a cura di Antonella Caruzzi

con Loris Dogana

regia di Roberto Piaggio

scene e oggetti di Elisa Iacuzzo

“Cip cip bau bau. Il linguaggio degli animali” racconta ai più piccoli una lingua particolare e affascinante, quella che intorno a loro parlano tanti piccoli amici a quattro zampe, o che svolazzano con becco e piume.  Lo spettacolo è diretto da Roberto Piaggio su progetto di Antonella Caruzzi, e vede protagonista in scena Loris Dogana. Liberamente ispirato a una delle fiabe popolari italiane rilette da Italo Calvino – che si ritrova anche nel repertorio dei fratelli Grimm – lo spettacolo racconta la storia di un ragazzo che imparerà a comunicare con gli animali e che, grazie a questa capacità così speciale, riuscirà non solo a mettersi in salvo (e a salvare le persone che incontra sul suo cammino) da situazioni intricate e pericolose, ma diventerà alla fine persino… una persona assai importante!

Il CTA – Centro Teatro Animazione e Figure di Gorizia

insegue fin dalla sua nascita (1994) l’obiettivo di promuovere il teatro di figura nel Friuli – Venezia Giulia, attraverso l’organizzazione di festival, rassegne, progetti speciali, formazione per le scuole, produzioni di spettacoli sia per bambini che per adulti. Nel corso degli anni il CTA ha consolidato un nucleo artistico stabile con una precisa poetica e con una particolare cifra stilistica ormai riconoscibile, che passa attraverso il superamento degli schemi della tradizione, aprendosi ai linguaggi della contemporaneità e sperimentando nuovi rapporti con le altre discipline artistiche. Per le differenti storie artistiche di ognuno dei componenti ogni produzione del CTA può essere considerata come un “percorso di ricerca” sul rapporto tra attore, figure (immagini, oggetti, pupazzi, video, ombre, ecc.), musica, parola, che tende alla realizzazione di una partitura drammaturgica in cui tutti i linguaggi utilizzati abbiano la stessa potenzialità comunicativa

YOUSIF E MIMMO

Sabato 3 giugno, ore 22,30

La prima crociata

Di Mimmo Cuticchio e Yousif Latif Jaralla

Le crociate rappresentano uno dei capitoli più tristi della storia dell’uomo. Uno di quegli argomenti che, una volta approfonditi, lasciano un’amarezza infinita. Sono state il culmine dell’ipocrisia e dell’intolleranza, oppure guerre difensive contro l’Oriente, nel tentativo di frenare le aggressioni musulmane? Gli equivoci sono infiniti, tuttavia a noi interessano i casi in cui due culture diverse si sono parlate, conosciute e apprezzate. Accettare il criterio qualificante dell’incontro non significa voler nascondere la storia, fatta anche di scontri. Semplicemente consideriamo la Sicilia, centro del Mediterraneo, come un bacino di civiltà, dove l’identità è fondata sul pluralismo. La peculiarità della nostra terra è stata quella di avere storicamente accolto culture diverse, che hanno trovato, al di là della collocazione geografica e fisica, comuni punti di contatto, le cui tracce sono ancora oggi visibili nell’architettura, nel cibo, nel sistema di relazioni, di migrazioni e incroci di gente. Non ci interessa distinguere tra cristiani e musulmani, ma l’uomo, con la sua intelligenza, il sapere, l’onestà. Neppure la Chanson de Roland, di cui la nostra attività è pregna, colloca i Saraceni tra i nemici come infedeli o traditori, e ad alcuni di loro non si nega la qualifica di valoroso cavaliere.

L’appuntamento tra Mimmo Cuticchio e Yousif Latif Jaralla non è uno spettacolo né una conferenza, ma un incontro in cui si mostrano due culture diverse, nelle quali le similitudini sono molte più di quanto non ci vogliano far credere.

TARATATA’ (Casteltermini – AG)

Domenica 4 giugno, ore 18

Danza

Dagli inizi degli anni ‘70, il Tataratà viene eseguito da giovani studenti. Il Gruppo folcloristico si propone di mantenere viva la tradizione; con l’intento di diffondere la cultura unica di Casteltermini, che sorge nel cuore della Sicilia e custodisce un messaggio di civile e simbiotica convivenza tra le tradizioni, la cultura ed il modo di vivere delle etnie cristiane e musulmane che abitavano pacificamente i territori ancor prima che il nucleo abitativo si consolidasse. Il nome onomatopeico derivante dal suono ritmato del tamburo, è di certo fra i più antichi folclori al mondo ed ha origini imprecise. Molte le interpretazioni che sono state date a quella che è oggi una danza spettacolare e travolgente eseguita da duellanti armati di vere spade.

L’origine si fa risalire ad una danza propiziatoria per la fertilità della terra; oppure alla danza dei Mori e dei Cristiani (Moresca); o ancora, la danza degli Spatolatori di Lino.

Qualunque sia, la sua vera origine è di certo affiancata al ritrovamento, prima ancora della fondazione del paese di Casteltermini, di una croce lignea festeggiata fino ai giorni nostri. La Croce Paleocristiana più antica del mondo, in legno di quercia, risultata essere, dopo un accurato esame del Carbonio 14, dell’anno 12 d.C.

COMPAGNIA OPERA DEI PUPI DON IGNAZIO PUGLISI (Siracusa)

Domenica 4 giugno, ore 19

Morte di Troiano

Troiano, figlio dell’imperatore Agolante di Biserta, con un numeroso esercito parte dall’Africa e assedia Vienna, per vendicare la morte del padre suo ucciso durante la battaglia di Risa. Carlo Magno corre in aiuto del popolo cristiano. Fiera, spietata e terribile fu la battaglia sotto le mura di Vienna, tra cristiani e i Saraceni. I paladini di Carlo Magno mettono in fuga l’esercito Saraceno. Grande fu il duello tra Orlando e Troiano, che finisce con la morte del saraceno. Un modo per scoprire l’antica tradizione dei pupi del Catanese, molto più alti dei “colleghi” della Sicilia occidentale, che con loro dividono però temi e storie. Mimmo Cuticchio si unirà alla compagnia di Sortino in veste di narratore.

Compagnia Opera dei pupi Don Ignazio Puglisi

Nel 1992 tra i collaboratori più affezionati di “Ran Gnazio” nacque il desiderio di far rivivere “L’Opera dei Pupi” a Sortino, patrimonio della cultura locale avvertendo l’onere di un obbligo morale di tramandare alle nuove generazioni quest’arte popolare riconosciuta nel 2001 dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

L’opportunità di mettere in scena una rappresentazione in occasione della XII edizione della Sagra del Miele diede l’impulso a questo desiderio e così, dopo mesi di prove, il 17 ottobre del 1992 la nuova compagnia esordì in P.za S. Sofia a Sortino.

La costituzione dell’Associazione avvenuta nel 1995 ridestò la voglia e il desiderio di fare rivivere questa tradizione per tramandarla, con tutti i suoi valori, alle nuove generazioni.

Da allora ad oggi il cammino è stato lungo e faticoso, ma coronato da numerose tournèe in Italia e all’estero.

Il TEMPO E LA VOCE/FAISAL TAHER (Enna/Palestina)

Domenica 4 giugno, ore 21

Canzoni bifronti

Giuseppe Di Bella (chitarra e voce)

Enrico Coppola (basso elettrico)

Faisal Taher (voce e “oud” arabo)

Antonella Barbera (flauto traverso)

Il concerto prevede la rivisitazione e lo studio, su brani d’autore o tradizionali, della doppia possibilità di esprimere forme melodiche identiche, con versi, intonazioni d’accento e vocalità quasi opposte: quella dolce e secca del dialetto siciliano da un lato e quella ieratica e lancinante dell’arabo dall’altro. Le canzoni interpretate e suonate nelle due lingue portano sia nel testo, sia nelle “origini” dei tessuti melodici e delle fioriture vocali e dei melismi, la loro doppia matrice. L’ensemble nella sua nuda essenzialità cerca di sovrapporre i timbri dei suoi strumenti in modo quasi geometrico, scabro, come geometriche sono le linee dell’architettura islamica in Sicilia; questo riesce a restituire un sincretismo tra le varie canzoni cantautorali o tradizionali della cultura mediterranea, attraversata nel tempo da lampi e rinascite fino al contemporaneo. Per l’occasione saranno musicati alcuni versi dei poeti arabi di Sicilia tratti dall’antologia curata da Francesca Corrao.

Un concerto inedito, e d’eccezione che vede riunite due realtà e identità artistiche distinte, in questo caso perfettamente incrociate e assortite. Il duo de ” Il tempo e la voce” composto da Giuseppe Di Bella ed Enrico Coppola – con il flauto di Antonella Barbera – e il cantante arabo-palestinese, ormai sicilianissimo, Faisal Taher.

Giuseppe Di Bella

Cantautore, interprete, poeta, chitarrista, da sempre cerca le proprie sottili radici in uno stile, come sodalizio di tendenze al di fuori di ogni moda, nella mediterraneità meno abusata, in una sicilianità che si nutre del fado portoghese, dalla grande canzone d’autore e popolare.

Dopo la formazione in Conservatorio e con insegnanti di canto classico e moderno, fa parte di diverse formazioni musicali, dal folk alla bossa nova. Ha realizzato musiche per il cinema, per cortometraggi premiati e documentari. Attualmente sta lavorando alla realizzazione del suo terzo lavoro discografico dopo avere realizzato “Fuddia” con la collaborazione di diversi artisti siciliani, tra cui Valeria Cimò, Giovanni Arena, Davide Campisi Tino Caspanello, Cinzia Muscolino; e “Il tempo e la voce” (lavoro sulla Scuola poetica siciliana) con Enrico Coppola, con cui è stato è stato finalista al Premio Andrea Parodi a Cagliari e al Premio Tenco.

Enrico Coppola

fin da piccolo entra a contatto con le arti figurative e con la letteratura, nella galleria d’arte paterna. Crescendo sviluppa un interesse eclettico e onnivoro verso la musica e la produzione musicale. Consolida la sua concezione militante del fare musica prendendo parte attiva in diversi progetti finalizzati alla produzione e all’esecuzione di brani inediti. Oggi, dopo un’esperienza quasi ventennale nella musica suonata, pensata e ascoltata è impegnato in progetti inediti sulla musica d’autore. Appena uscito con l’etichetta Seltz Records e su distribuzione Audioglobe, il nuovo cd “Camurria” del quale è fondatore, arrangiatore e bassista. Con Giuseppe Di Bella è produttore, traduttore dei testi, autore delle musiche e degli arrangiamenti de “Il tempo e la voce”, progetto che si è sviluppato a partire da una sua idea.

Faisal Taher, nato a Yabad, Palestina, è la voce solista dei Kunsertu dal1988 con i quali ha inciso 5 CD e 7 compilation distribuiti in tutto il mondo. Attualmente è anche la voce solista dei Dounia. Ha avuto collaborazione durante la sua carriera artistica con innumerevoli artisti sulla scena italiana tra i quali Paolo Fresu, Mannarino, Roy Paci e Fiorella Mannoia. Ha partecipato con i Dounia alla compilation “Sette veli intorno al re” al fianco di Franco Battiato, Francesco de Gregori, Francesco Guccini e Moni Ovadia; e alle edizioni inglese e brasiliane del Womad Festival di Peter Gabriel. E stato ospite nell’ultimo album di Fiorella Mannoia (SUD). Al suo attivo anche numerose partecipazioni a spettacoli teatrali, con la regia di Ninni Bruschetta e Moni Ovadia.

GIULIANO SCABIA (Firenze)

Domenica 4 giugno, ore 22,30

Roncisvalle

di Giuliano Scabia

E’ probabile che anche molti animali abbiano assistito alla battaglia di Roncisvalle, dove i paladini morirono da eroi. Degli animali però non resta racconto. Anche dello scudiero Gaina non si trova traccia nella Chanson de Roland. Ma chi può dire che non ci fosse? Nel bosco fatato di cui si parla in questo racconto, vanno e vengono cavalieri e animali magici e sapienti, l’asino, il cervo bianco, l’uomo selvatico e un teatro vagante, il vento e le api, Dio e Gaia, protopersonaggio e protomaschera, comico legame tra il mondo delle bestie e quello degli uomini. Quello che Giuliano Scabia reinventa, ormai da molti anni, è un genere illustre, che allunga le sue radici nei bestiari e nella favolistica classica. Le bestie commentano, il teatro umano, cioè le finzioni degli uomini, il rituale dei loro comportamenti. Dice il cinghiale “vorrei poterli osservare da vicino. So che ridono, giocano, guardano le immagini, fanno viaggi, si uccidono tra loro. Nei nostri confronti son cosi feroci. Eppure sono animali, anche loro”.

Giuliano Scabia

“Uno dei pochi, forse l’unico scrittore mitico in circolazione” (Belpoliti), “Protagonista di alcune tra le esperienze più vive e visionarie degli ultimi anni” (Celati). Con le azioni a partecipazione nei quartieri, nelle scuole, nei paesi, nei manicomi, Giuliano Scabia ha segnato una svolta radicale nel modo di praticare il teatro e la scrittura. Ha scritto sul sentiero della poesia (da Padrone & Servo al Poeta albero fino a Opera della notte, ai Canti del guardare lontano e ai Canti brevi), del teatro (il ciclo del Teatro Vagante, da All’improvviso & Zip a Fantastica visione, Teatro nello spazio degli scontri, Teatro con bosco e animali, L’insurrezione dei semi, Gloria del teatro immaginario, Visioni di Gesù con Afrodite fino a Commedia di matti assassini e Canto della vita indistruttibile), del romanzo (dalla saga dell’eterno andare composta da In capo al mondo, L’acqua di Cecilia e L’azione perfetta fino alla trilogia di Nane Oca e a Lettere a un lupo), delle messe in scena e delle azioni teatrali di lunga durata (Forse un drago nascerà, Marco Cavallo,Il Gorilla Quadrumàno, Il Diavolo e il suo Angelo), delle sperimentazioni condotte per trent’anni dentro l’Università di Bologna (DAMS).

CHI SIAMO

MACCHINA DEI SOGNI – XXXIV EDIZIONE

Direzione artistica

Mimmo Cuticchio

Compagnie

Atelier La Lucciola | Gabrio Bevilacqua | Giancarlo Bloise | Centro Teatro animazione di Figure Mario Crispi | Mimmo Cuticchio | Compagnia Opera dei Pupi Don Ignazio Puglisi | Figli d’Arte Cuticchio Faisal Taher |Gianni Gebbia | Carmelo Graceffa | La casa di Creta Fratelli Mancuso | Il tempo e la voce | Yousif Latif Jaralla |Enzo Rao |Giuliano Scabia | Diego Spitaleri | Giuseppe Viola

Narratori:

Tiziana Cuticchio | Isabella Messina | Nadia Parisi | Floriana Patti | Yousif Latif Jaralla

Allestimenti NORmaniche

Installazione materica di Roberta Barraja

assistente alla realizzazione: Francesca Mandalà e Jessica Rizzo

collaboratori: Chiara Graziano, Marta Plumari

cuNticchio

Fondalino di Roberta Barraja

realizzato da Laura Plaja e Gabriele Genova

Arabia

Installazione di due grandi stelle e quattro totem su pali di Fabrizio Lupo

Realizzazione: Laura Carollo, Alberto Mangiapane, Rosario Mangiapane,

Collaboratori: Alessandra Guagliardito, Caterina Napolitano, Claudia Saccullo

Montaggio: Manuel Luminarie Artistiche

Normanna

Installazione di due spalliere su pali di Alessia D’Amico

Realizzazione: Laura Carollo, Alberto Mangiapane, Rosario Mangiapane

Collaboratori: Alessandra Guagliardito, Caterina Napolitano, Claudia Saccullo

Montaggio: Manuel Luminarie Artistiche

Sipario Mediterraneo

Installazione-collage di centrini in lana e cotone su stoffe di Alessia D’Amico e Grazia Inserillo

Sagome merlate in balcone

collage di trame e tessuti di Tania Giordano e Toti Garraffa

Omaggio alla moschea di Djenne

Installazione di architettura di terra

Progetto e realizzazione del CRESM

Mostra a cura di Tania Giordano

Collaboratori: Alessandro Prestipino, Emanuele Salamanca

Gruppo di lavoro Laura Carollo, Giacomo Cuticchio, Alberto e Rosaro Mangiapane, Tania Giordano, Alessandro Prestipino, Emanuele Salamanca

Ufficio stampa Simonetta Trovato | 333.5289457 | simonettatrovato@libero.it

Progetto grafico Mela Dell’Erba

Organizzazione Elisa Puleo

POLO MUSEALE REGIONALE D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI PALERMO

Direttrice Valeria Patrizia Li Vigni

Staff

Maria Luisa Balbo | Gabriella Cassarino | Benedetta Fasone | Paolo Tomasino

Nicola Vassallo

Comunicazione e cerimoniale Ludovico Gippetto

Sito Web Lorenzo Calì

U.O.I Gestione del personale Maria Gugliotta

URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico) Rosaria Alba Bommarito | Tatiana Giannilivigni

U.O.II Valorizzazione e ricerca

Coordinamento Eliana Mauro

Rosaria Raffaele Addamo | Lorenzo La Mantia

Fotografo Fabio Sgroi

U.O.III Museo Interdisciplinare di Terrasini Ferdinando Maurici

Accoglienza e fruizione

Il personale di Tutela e Vigilanza del Polo Museo

Il personale della Società Beni Culturali s.p.a.

Il personale di “Emergenza Palermo” ex PIP

Il personale ASU

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LA MACCHINA DEI SOGNI

trentaquattresima edizione

31 maggio – 4 giugno

Palazzo Belmonte Riso – Piazza Bologni

Segue locandina