Reynaud-Dewar

Lili Reynaud-Dewar – Nata a La Rochelle (Francia) nel 1975. Vive e lavora a Parigi (Francia)

Il rapporto tra centro e periferia, cultura e controcultura è alla base della ricerca sull’identità condotta da Lili Reynaud-Dewar attraverso una varietà di linguaggi che spaziano dalle sculture alle performance, dai poster alle fotografie. L’artista nei suoi lavori accosta elementi eterogenei ricontestualizzati nell’unità della creazione artistica come da una sorta di logica segreta.

A partire dal 2002 espone in spazi pubblici e privati e sue personali sono ospitate nel 2007 al FRAC di  Bordeaux e, nel 2008, alla Galleria Mary Mary di Glasgow.

Il 2008 è anche l’anno della residenza a Siracusa, progetto nato nell’ambito della collaborazione tra il Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Palazzo Belmonte Riso, Montevergini, Civica Galleria d’Arte Contemporanea di Siracusa e la 5th berlin biennial for contemporary art. Nel corso della residenza l’artista ha realizzato quattro sculture, tre sono state esposte negli spazi del Kunstwerke, alla 5th berlin biennial for contemporary art (4 aprile – 24 giugno 2008), una è entrata a far parte della collezione permanente di Riso.

Come le altre, anche Untitled (Les garçons sauvages part 2) è una scultura totem che funziona da personaggio o oggetto scenico, nella quale è possibile, linguisticamente, rintracciare il riferimento ai lavori di Ettore Sottsass. E’composta da fogli di legno sovrapposti e presenta una nicchia nella quale è inserita l’immagine di un personaggio simbolo della cultura africana, cui fanno riferimento anche gli altri elementi della scultura, accanto a immagini più strettamente legate all’artista e alle sue esperienze personali. Le sculture, in Lily Reynaud-Dewar, spesso sono funzionali alle azioni sceniche, accolgono performance che si offrono come parallelo di riti arcaici. Ed è quanto accade in The race, la performance spettacolo che ha concluso il progetto di residenza.

Alla base della performance è un testo scritto dall’artista sul proprio lavoro. Il testo, stampato nei poster che ricoprono il pavimento, viene recitato da una coppia di performer, lei bianca, lui nero, al termine di una prima sessione di trucco nella quale le rispettive identità si mescolano e si scambiano. Gli elementi dell’installazione rispondono alle diverse parti della performance: sculture sagomate nella quale i performer si specchiano e si truccano, numeri distorti sparsi sulla scena a sottolineare un che di precario e di enigmatico, infine un letto centrale da dove, ulteriore scambio di identità, viene letto il testo scritto in prima persona dall’artista che invita, dunque, a riflettere sul significato di autenticità e artificialità, personale e collettivo.

Qualcosa di indefinito, provvisorio, precario, destabilizzante caratterizza dunque i suoi lavori anche per i molteplici riferimenti tratti dalla cultura underground, nera americana, dal movimento rasta, voodoo, dalla musica pop, dall’arte concettuale o dal desing radicale.

La mescolanza delle forme e dei linguaggi che caratterizza i suoi lavori è presente anche nella personale “Black Mariah”, incentrata sulla tecnica sperimentale del Kinetografo, ospitata da marzo a giugno 2009 al Parc Saint-Léger, Centre d’art contemporain di Pougues-les-Eaux (Francia), e nella mostra “Some Objects Blackened  And A Body Too”, ospitata dal 18 novembre 2011 al 14 gennaio 2012  alla Galleria Mary Mary di Glasgow, nella quale l’artista focalizza la sua riflessione intorno al concetto di identità e storia personale.

Rosaria Raffaele Addamo