Ercolino

Tobia Ercolino, nato a San Giovanni Rotondo (FG) nel 1944, vive e lavora a Venezia.

“E nessun sogno è interamente sogno” afferma Fridolin in Doppio sogno di Arthur Schnitzler. Doppio sogno è anche titolo scelto da Tobia Ercolino per la stanza d’uso comune, realizzata all’Art Hotel – Atelier sul Mare di Castel di Tusa, nella quale l’artista indaga l’invisibile, l’inconscio, il visionario, “un omaggio a quello che per anni è stato il mio universo”, come egli stesso dichiara. Tobia Ercolino, infatti, lavora da anni in teatro come scenografo e costumista, attività che gli ha consentito di sperimentare una varietà infinita di tecniche e materiali. La passione per la scrittura, intesa come pratica gestuale, ma attenta, meditata, calligrafica, lo porterà a realizzare varie opere su carta o su tela (del 2004 è la personale Declinare presso la Galleria Magenta di Milano) caratterizzate da un gesto-pennellata-scrittura espressione di una totale compenetrazione dell’artista con l’opera. L’immersione fisica nell’opera d’arte che caratterizza i lavori di Ercolino risponde in maniera congeniale all’idea intorno alla quale Antonio Presti ha dato corpo al suo sogno, chiamando vari artisti a realizzare con la loro creatività le stanze dell’albergo e dare la possibilità ad ogni ospite di poter vivere dentro l’opera d’arte. La stanza realizzata da Tobia Ercolino è il frutto di una collaborazione tra Antonio Presti e Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea, nata nell’ambito del progetto 5venti del 2008. Entrare in questa stanza – afferma l’artista – “E’ come entrare in un sogno, quasi una profanazione, dove si diffonde una scrittura illeggibile perché ognuna sia in grado di raccontare il proprio sogno”. Il sogno, allora, si raddoppia e si moltiplica all’infinito: è quello dell’artista, che rinnova e reinterpreta quello di Antonio Presti, ma è anche il sogno, che perennemente si rinnova, di ogni singolo visitatore. I racconti per piani paralleli si intersecano, le parole, trascritte sulle pareti in ferro, tracciano il ritmo compositivo della stanza, si attorcigliano ai pilastri, lentamente, affiorando dai recessi della memoria, mentre lo scorrere del tempo, secondo le intenzioni dell’artista, interverrà a definirle. Una colata di cemento bianco trasborda da un angolo e dalla parete in ferro affiora la figura del poeta, cui è dedicata la stanza, fulcro e protagonista del racconto, reso come labile traccia in vetro blu. La stanza, spazio abitato e abitabile, sembra allora coniugare la speranza più volte espressa da Antonio Presti “che la bellezza, l’arte, la cultura possano contribuire a cambiare il reale” e nessun sogno rimanga interamente sogno.

Rosaria Raffaele Addamo