El Baz

Mohamed El Baz, nato a Ksiba in Marocco nel 1967, vive e lavora a Lille in Francia e a Casablanca in Marocco.

Disegni, testi, foto, video, oggetti di uso quotidiano sono gli elementi che si ritrovano nei suoi progetti che si possono assimilare alla Video Art, ai mixed media, alle installazioni audiovisuali.
Fin dai primi lavori nel 1994 con il progetto Bricoler l’incurable. details , che da il titolo ad una intera produzione di cui le diverse versioni/edizioni sono “dettagli”, El Baz predilige la realizzazione di installazioni complesse, dove ciascun elemento nella sua individualità, in ogni dettaglio contribuisce alla definizione di un insieme che ha in sé qualcosa di esplosivo. Le componenti delle installazioni si ritrovano spesso nei suoi lavori, in una riproposizione tematica, da un luogo all’altro, ma si adattano ogni volta ad esprimere una nuova idea dell’uomo proiettato in un mondo globale.
El Baz si interroga sul concetto di frontiera e dei territori e su tutto ciò che costruisce barriere tra gli individui. Le direttrici dei suoi lavori si rintracciano nel quotidiano, nell’autobiografico e nell’aspetto ludico. Un universo caotico, in cui vengono impiegati media diversi: dal video che “lavora” lo stesso soggetto ripreso dalla macchina fotografica; ai titoli di giornale dipinti sulle pareti da cui il colore fresco cola via, come dilavato ancor prima di essersi asciugato; al nudo ostentato nel proprio anonimato; fino alla rappresentazione del planisfero macchiato dalle esplosioni di colore o tracciato dai neon che richiamano la convenzionale e asettica rappresentazione cartografica dei conflitti.
Fuck the Death è uno dei titoli ricorrenti nelle sue opere. La morte infatti è il leitmotiv di alcuni lavori già realizzati fin dal 2004 e che l’artista ripropone anche in anni successivi. El Baz combatte contro l’oppressione del tempo e della storia, riscrivendo un universo della memoria, un diario intimo di eventi pubblici e privati, dove i simboli del potere ed ideologici cambiano significato nel rapporto tra finzione e realtà. L’artista ama rimodulare le installazioni adattandole a seconda del momento, dello spazio e del contesto. L’opera stessa così diventa nomade e si trasforma in un’altra storia.
El Baz realizza Fuck the Death, opera che è stata acquisita dal Museo d’arte moderna e contemporanea di Palermo dopo il suo soggiorno in Sicilia nel 2010 nell’ambito del progetto di scambio di residenze tra artisti siciliani ed internazionali, “Others Resident”, curato da Giovanni Iovane e inaugurato dal Museo presso la Fondazione Brodbeck a Catania e poi presentato a Palermo presso Palazzo Belmonte Riso fino a maggio 2011.
L’installazione è composta da un wall drawing, originato dall’immagine di una carta spagnola adoperata in Marocco in un gioco simile a quello della scopa, che fa da sfondo e supporto ad alcune mensole, sulle quali poggiano bottiglie molotov che riportano i nomi di artisti italiani dal dopoguerra ad oggi. La lettura è chiara: un omaggio agli artisti italiani; l’arte come strumento per trasformare il mondo, per superare la morte, per superare i confini territoriali; la forza esplosiva della cultura. Attraverso l’esplosione, secondo il linguaggio dell’artista, le bottiglie molotov da simbolo di apparente minaccia si trasformano in forza per il cambiamento, così come sullo sfondo ha valore simbolico la spada, che allude alla forza, al coraggio, al valore. Riprodotta in rosso con una pennellata dal segno grafico stilizzato e calligrafico, evoca immediatamente la matrice araba e rimanda ad una cifra stilistica che rivela elementi comuni della cultura e dell’arte dell’area mediterranea.

Benedetta Fasone