/barbaragurrieri/group

Barbara Gurrieri (Vittoria, Ragusa 1978), Emanuele Tumminelli (Vittoria, Ragusa, 1977), vivono e lavorano a Vittoria.

Modello di linea (televisione) è un lavoro grafico realizzato dagli artisti nel 2010 in occasione della loro residenza a Istanbul, presso l’IKSV Foundation, nell’ambito del progetto di scambio di residenze “Others Resident” curato dal Museo. Esposto, prima, alla Fondazione Brodbeck di Catania (1 ottobre – 15 novembre 2010), poi a Palermo, a Palazzo Riso (18 dicembre 2010 – 3 maggio 2011), l’opera affronta il tema della comunicazione televisiva e dei condizionamenti più o meno impliciti che ne scaturiscono. L’occasione è data da un episodio di cronaca avvenuto il 31 maggio 2010, esattamente un giorno prima la partenza degli artisti per la Turchia: l’assalto da parte dell’esercito di Israele alle navi umanitarie battenti bandiera turca. La notizia ha subito fatto il giro del mondo, accompagnata da altre informazioni che riferivano di una situazione caotica a Istanbul, di manifestazioni di protesta, disordini e quant’altro. Come raccontano gli stessi artisti: “Il meccanismo innescatosi è stato perverso perché ha dilagato il panico. Nonostante riferissimo che non era come “aveva detto” la televisione, in Italia pensavano il contrario. C’erano due realtà completamente parallele: quelle reali di una città, Istanbul, che andava avanti normalmente, e quella riportata dalla televisione che dava notizie dello stesso posto, di disordini fuori controllo”. Nasce così il lavoro del gruppo che, attraverso la lettura su due piani paralleli, presenta come per fotogrammi la realtà dell’assalto, interamente virata in rosso, come in differita, su uno schermo, e la “realtà” di una quotidiana dipendenza televisiva, pari a qualsiasi altra dipendenza, quella del fumo o della droga, emblematicamente raffigurata dalla nevrosi compulsiva dell’acquisto, una nevrosi che perseguita l’individuo – una donna per la precisione, la casalinga, che spesso è il soggetto più fragile della società di fronte alla comunicazione mediatica e ai programmi “spazzatura” – destinato a soccombere.
In maniera ironica, ma fortemente amara, /barbaragurrieri/group proseguono anche in questo lavoro la loro ricerca artista fortemente concentrata sui comportamenti umani e suoi cambiamenti della società, con un riferimento costante alla loro terra d’origine, la Sicilia, Ragusa, Vittoria. Attraverso medium differenti, disegni, dipinti, video, foto, restituiscono in maniera ironica, paradossale e persino grottesca le contraddizioni e i meccanismi di società e di una umanità attentamente osservata, con uno sguardo particolare agli immigrati nelle terre del sud e alla loro integrazione. Nascono così Forgotten games, video istallazione del 2009, work in progress che cataloga i giochi popolari delle varie etnie per ritrovarvi similitudini e differenze o A quattro piedi, del 2010, video ambientato in un cantiere abbandonato di Ragusa e incentrato sulle disparità di trattamento riservate agli immigrati in ambito lavorativo.
In Modello di linea (televisione) il disegno delinea le sagome e i contorni senza orpelli, con un linguaggio essenziale, asciutto e preciso, presente ad esempio anche nel progetto Modello di linea (1218902), sempre del 2010, esposto a Palazzo Riso nella mostra “PPS Paesaggio e popolo della Sicilia”, curata da Giovanni Iovane. In questo lavoro che richiama quello prodotto ad Istanbul non solo nel titolo, quanto, soprattutto, nella tecnica e nello stile, i 12 disegni, legati al tema dell’immigrazione e della Sicilia come terra di transito, sono stati realizzati su fondo giallo e riquadrati da uno spray rosso, con chiaro riferimento ai colori della trinacria. Con Modello di linea (1218902) il collettivo è stato selezionato a partecipare, nel 2011, alla V edizione del Premio Ariane de Rothschild.
Recentemente, attraverso una breve residenza al Centro Salesiano Santa Chiara di Palermo, nell’ambito di un progetto ideato dal Museo e curato da Giusy Diana, hanno realizzato la terza parte di Forgotten games analizzando i giochi praticati dalle diverse etnie che frequentano il Centro.

Rosaria Raffaele Addamo