Karouk

Vassilis Patmios Karouk, nato ad Atene nel 1977, dove vive e lavora.

Here è il titolo del lavoro di Vassilis Patmios Karouk entrato a far parte della collezione permanente del Museo nel 2010 nell’ambito del progetto di scambio di residenze “Others Resident”, ideato dal Museo in seno al più ampio progetto “Others” che ha portato in Sicilia, tra Palermo e Catania, una selezione di opere dalle Biennali di selezione di opere dalle Biennali di Marrakech, Istanbul e Atene. Il progetto ha dato titolo anche alla mostra, curata da Giovanni Iovane, che ha presentato al pubblico prima a Catania, alla Fondazione Brodbeck (1 ottobre – 15 novembre 2010), poi a Palermo, a Palazzo Belmonte Riso (18 dicembre 2010 – 3 maggio 2011), le opere prodotte dagli artisti – tre siciliani, tre stranieri – coinvolti nel corso delle residenze.
Pittore e videomaker, Karouk ha compiuto i suoi studi all’University of Fine Arts di Atene e di Amsterdam.
La sua prima personale, “Monstrum”, curata da Augustine Zenakos, condirettore della Biennale di Atene, a Napoli, presso il Palazzo Monte Manso di Scala (13 novembre 2009 – 1 gennaio 2010), riflette sui temi della giustizia e delle democrazia. Attraverso i lavori che vi espone, oli e video, Karouk presenta e descrive, manifesta, mostra e ammonisce, nel senso etimologico del termine, generando rassicurazione e spavento, attrazione e repulsione ad un tempo. Lo fa con il suo stile e il suo linguaggio, lo stesso che ritroviamo nell’opera prodotta in Sicilia, Here, dai toni scuri, ferrosi, bituminosi.
Nella mostra di Napoli, piangeva le vittime delle ingiustizie di sempre, in Here, la condizione esistenziale dell’uomo, eternamente la stessa, ieri come oggi in un continuum temporale e spaziale che emana dal suo lavoro anche attraverso il taglio compositivo dell’opera, rilettura delle tradizionali pale d’altare che può avere avuto modo di vedere in Sicilia, nel corso della sua residenza, ma che attingono alla sua origine greca e mediterranea, e richiamano anche iconograficamente le opere di El Greco, di Velásquez, di Goya. Una figura emerge dal fondo scuro della tela e incombe dall’alto – Cristo o diavolo? – sulla parte inferiore del dipinto, la zona tradizionalmente dedicata alla sfera terrestre, alle anime in pena, alle figure dolenti, spettri che affiorano dalle tenebre, tra le scolature del colore e gli squarci brevi della luce, in un insieme ricco di citazioni. Sorta di rappresentazione della vanitas in termini sia individuali che sociali, l’opera era allestita alla Fondazione Brodbeck, per volontà dell’artista, insieme al video Motivo del 2007, lavoro dal taglio cinematografico, anch’esso ricco di citazioni e accompagnato da una musica incalzante, nel quale i personaggi si dividevano del cibo, metafora del potere. La riflessione di tipo esistenziale era, dunque, accompagnata da una riflessione di tipo sociale sul potere del più forte e del più ricco, che stravolge tutte le regole della democrazia, rivelando la sua mostruosità “qui”, ora e per sempre.

Rosaria Raffaele Addamo