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SUMMARY:LE POLVERI DI CARNEVALI DI ERIO CARNEVALI
DESCRIPTION:Palermo\, venerdì 13 marzo 2026\, alle ore 17:00\, presso la Cappella dell’Incoronata\, via Incoronazione 13\, si inaugurerà la mostra “Le Polveri di Carnevali” di Erio Carnevali. \nL’esposizione propone una significativa selezione di lavori recenti di Erio Carnevali\, artista che da decenni conduce una ricerca rigorosa e poetica sul colore\, sulla materia e sulle possibilità percettive della pittura. Le opere in mostra appartengono al ciclo delle “polveri”\, esiti di una pratica pittorica sperimentale che si colloca in continuità con l’astrazione lirica e con una profonda riflessione sul rapporto tra visibile e invisibile\, tra esperienza sensoriale e dimensione mentale. \n“…L’apertura al mistero sembra essere il punto di svolta che le ultime opere di Carnevali ci rivelano perché in esse vi è una sincera ansia di capire il senso segreto di ciò che avviene non nascondendosi più che c’è qualcosa che ci sovrasta e potrebbe aiutarci a capire ed orientarci ad agire. Si osservino attentamente le polveri. Richiamano alla memoria immagini sature di colore una serie di esperienze di cose: per esempio la luce filtrata dalle palpebre quando d’estate ci si rivolge al sole senza altra difesa. I colori si alternano con diversa intensità e si compenetrano con una vis che ha qualcosa di creativo e l’occhio riceve uno stimolo più mentale che visivo. Non sappiamo se vediamo o semplicemente pensiamo il colore e se il nostro ruolo è attivo o passivo. Indubbiamente Carnevali con questi suoi esperimenti indaga il mistero delle coincidenze non alla ingenua ricerca di formule che consentano di tradurre un linguaggio in un altro\, ma per il gusto di attingere al terreno fertile delle Correspondances cantato da Baudelaire.” \nPaolo Portoghesi\nda “Erio Carnevali. Una pittura di polvere”\, Gangemi Editore\, Roma \nErio Carnevali nasce a Modena e avvia la sua carriera artistica all’inizio degli anni Settanta. La sua pittura su tela riprende il filo dell’astrazione lirica\, del colore inteso come risonanza interiore e come spazio di meditazione\, condividendo la filosofia pittorica di grandi maestri quali Kandinskij e Rothko. Parallelamente alla ricerca pittorica\, Carnevali ha trasposto la propria visione artistica nell’ambito dell’arte pubblica e del design\, sperimentando materiali e tecniche quali il mosaico\, il vetro artistico\, la ceramica e la porcellana. Ha collaborato con affermati architetti\, tra cui Paolo Portoghesi\, e i suoi manufatti decorano numerose città. Le sue opere sono presenti in musei\, collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Vanta oltre settanta mostre personali e periodi di studio e ricerca in Italia\, Germania\, Francia e Stati Uniti. \n  \nINFORMAZIONI\nSede espositiva : Cappella dell’Incoronata – Via Incoronazione\, 13 – Palermo\nPeriodo: 13 marzo – 21 aprile 2026\nInaugurazione: 13 marzo 2026\, ore 17:00\nOrari di apertura:\nLunedì – venerdì: ore 9:00 – 13:00\nSabato\, domenica e festivi: chiuso\nIngresso Libero \n___________\nSegue locandina
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SUMMARY:GLASS-ROOM – Arte in trasparenza
DESCRIPTION:PALERMO. Un “tramonto al contrario” che si pone come un anfitrione nei confronti dello spettatore. Che si ferma\, osserva\, si lascia trasportare in uno spazio senza tempo\, un occhio aperto sulla strada che pare rimandare a qualcosa che si evolve all’interno\, una struttura labirintica\, una piega da va continuamente aperta e percorsa. È il primo intervento di Glass-room – arte in trasparenza\, nuovo progetto proposto da CoopCulture a RISO\, Museo d’arte moderna e contemporanea e all’Accademia di Belle Arti: la vetrina su strada si trasforma in uno spazio espositivo permanente e accessibile ventiquattr’ore su ventiquattro. Il front del RISO ha sempre ospitato interventi creativi – non ultimo “Tra cielo e terra” di Claire Fontaine –  ma per la prima volta è oggetto di un progetto unitario a tappe di tre giovani artisti alle prese con materiali inusuali. La prima a scendere in campo è così Maria Tindara Azzaro [Sant’Agata di Militello\, 1999] che per la vetrina del RISO ha creato “Staffage” un mondo morbido fatto di pieghe\, montagne immaginarie\, stratificazioni modellate in polistirolo e rivestite di tessuti diversi che si dispongono in profondità\, costruendo una scena che è insieme naturale e artificiale\, reale e mentale. Influenzata da Gilles Deleuze  la Azzaro si muove sulla soglia tra dentro e fuori\, materia e percezione\, costruendo un paesaggio da attraversare con lo sguardo prima ancora che con il corpo. La vetrina non mostra più oggetti – scrive Alessandro Pinto nell’introduzione al progetto –  ma ne occulta la presenza: ciò che appare ha soltanto una parvenza di riconoscibilità formale che resta deliberatamente indeterminata. Al centro di “Staffage” – parola tedesca mutuata dal francese estaffage\, “arredo”-  un drappeggio trasparente sospeso come una pioggia o un banco di nebbia interrompe lo sguardo e lo rilancia verso altri rilievi sullo sfondo. La piega diventa struttura dello spazio e del tempo: increspa la superficie\, modula la luce\, trasforma il limite in accesso a una tridimensionalità interiore. \n  \n“La collaborazione tra RISO e Accademia agisce su più fronti: i ragazzi lavorano sulle vetrine che diventano un diaframma tra interno ed esterno\, arte partecipata che entra nel nostro tempo e vive con noi” ha spiegato Evelina de Castro\, direttore del RISO mentre il direttore dell’Accademia di Belle Arti\, Umberto De Paola e il docente di Scultura Daniele Franzella\, sottolineano come questo “sarà un test per i nostri ragazzi: la pratica poietica del fare è collegata allo sperimentare. Per la prima volta sono a contatto con quello che è realmente il sistema dell’arte”. \n  \nDall’Accademia di Belle Arti\, oltre a Maria Tindara Azzaro\, lavoreranno a ruota anche Tony Lombardo (Palermo\,2001) che immaginerà una fabbrica di metamorfosi tra pet shop e wunderkammer; e Aurora Amorelli (Caltanissetta\, 2000) che userà invece la gommapiuma per ideare un luogo dell’ inconscio; cinquanta giorni a testa\, un flusso continuo di opere che cambiano\, si sostituiscono\, si raccontano. CoopCulture sta curando\, oltre alle installazioni\, anche workshop con gli artisti\, laboratori tematici e talk pubblici: ogni opera diventerà così occasione di incontro\, formazione e dialogo. \n  \nUfficio stampa CoopCulture Sicilia > Simonetta Trovato | 333.5289457 \n  \nMaria Tindara Azzaro – Staffage \nMaria Tindara Azzaro trasforma la vetrina del RISO in una finestra su un mondo fatto di montagne immaginarie\, pieghe e stratificazioni. Sagome montuose modellate in polistirolo e rivestite di tessuti diversi si dispongono in profondità\, costruendo una scena che è insieme naturale e artificiale\, reale e mentale. Al centro\, un drappeggio trasparente sospeso come una pioggia o un banco di nebbia interrompe lo sguardo e lo rilancia verso altri rilievi retroilluminati sullo sfondo. La piega diventa struttura dello spazio e del tempo: increspa la superficie\, modula la luce\, trasforma il limite in accesso a una tridimensionalità interiore. Influenzata dal pensiero di Gilles Deleuze\, la Azzaro si muove sulla soglia tra dentro e fuori\, materia e percezione\, costruendo un paesaggio da attraversare con lo sguardo prima ancora che con il corpo. \n  \nMaria Tindara Azzaro è nata nel 1999 a Sant’Agata di Militello\, vive e lavora tra Caronia e Palermo. Ha conseguito il diploma accademico di secondo livello in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Dal 2023 al 2025 ha realizzato il Premio Genio Città di Palermo. Nel 2024 è stata tra gli artisti selezionati dal PNA – Premio nazionale delle Arti. Nel 2025 ha vinto il bando per la residenza d’artista del Verein Dusseldorf Palermo e. V. a Düsseldorf\, e nella stessa città ha seguito l’Erasmus organizzato dall’Accademia di Belle Arti di Palermo. Tra le mostre: 2026 Generazione Sicilia: collezione Elenk’Art a cura di Alessandro Pinto e Sergio Troisi\, per Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea 2026\, MAC- Museo di Arte Contemporanea\, Gibellina; 2025 Winter Ausstellung V Ed. curated by Verein Düsseldorf Palermo e V.\, Haus der kunst\, Cantieri Culturali alla Zisa\, Palermo; 2025 Schrecklich/Schön- Patagonisch a cura di Michael Kortländer\, Freibad\, Düsseldorf; 2025 Residenzen-Palermo/Düsseldorf\, Mostra di fine residenza con Inessa Emmer\, a cura di Michael Kortländer\, Verein Düsseldorf Palermo e V. Düsseldorf; 2024 Winterausstellung IV Ed. curated by Verein Düsseldorf Palermo e V.\, Haus der kunst\, Cantieri Culturali alla Zisa\, Palermo; 2025 Con il sole al tramonto a cura di Carlo Corona\, La Siringe\, Palermo; 2024 Zone di libera inflessione – Mostra collettiva a cura di Carlo Corona + Osservatorio Futura\, Torino; 2024 KLASSE 2 – Mostra collettiva a cura di Alessandro Bazan e Daniele Franzella- Verein Düsseldorf Palermo e V. Haus Der kunst\, Cantieri culturali alla Zisa\, Palermo. \n  \nPROSSIME RESIDENZE \nTony Lombardo \nNel suo intervento nella Glass-room\, Tony Lombardo immagina la vetrina come un set\, un market-officina\, una piccola fabbrica di metamorfosi in cui ogni corpo\, umano e animale\, si rompe e si ricompone. Stand in ferro trattato espongono “merci” ibride – museruole\, collari\, protesi\, targhette – sospese tra pet shop e Wunderkammer\, tra cura e controllo. La scena rimanda agli animali che accompagnavano i soldati nei conflitti e ai mutilati di guerra riportati alla vita grazie alle protesi\, evocando la Palermo dei primi del Novecento e una storia industriale e medica quasi dimenticata. Cavi intrecciati\, pareti in legno forato\, neon freddi e una patina monocroma costruiscono un ambiente che sembra un documento d’archivio e allo stesso tempo una visione distopica. Ne nasce una narrazione che incrina i confini tra naturale e artificiale\, organico e sintetico\, abbandono e addomesticamento. \n  \nAurora Amorelli \nIl suo materiale per scelta è la gommapiuma\, organica\, morbida\, inclina a modellarsi: la ricerca di Aurora Amorelli si muove costantemente tra i poli di forma\, materia e spazio\, ogni sua creazione non è che la materializzazione di una visione interiore\, un processo che nasce nella mente per trovare compimento in un corpo plastico\, essenziale a se stesso e al contesto che lo ospita. Negli ultimi anni\, il suo lavoro si è concentrato sul concetto di dualità: la coesistenza di forze opposte che definiscono l’esperienza umana. Interpreta l’identità come il risultato di una stratificazione dinamica tra conscio e inconscio\, due dimensioni inseparabili la cui interazione genera equilibrio anziché conflitto. \n  \nUfficio stampa CoopCulture: Simonetta Trovato | 333 5289457 | \nsimonettatrovato@gmail.com \nComunicazione sito web e social media: Lorenzo Calì\nlorenzo.cali@regione.sicilia.it \n  \n📸 Per i contenuti multimediali\, visita la nostra pagina Facebook: https://www.facebook.com/museorisopalermo/
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SUMMARY:CANTIERE CULTURA E DEL CONTEMPORANEO
DESCRIPTION:CANTIERE CULTURA E DEL CONTEMPORANEO \nIdee\, esperienze e visioni sulla società di oggi \nRiso – Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea | 14 marzo > 2 ottobre \nEmilio Isgrò e Giuseppe Tornatore si rincontrano dopo quasi mezzo secolo a Palermo e dialogano sulla responsabilità civile dell’arte. Isgrò annuncia un nuovo lavoro\, voluto da Papa Francesco e confermato da Papa Leone: “cancellare” l’enciclica “Laudato si’” \nPALERMO\, 16 marzo. Emilio Isgrò e Giuseppe Tornatore non si incontravano dal 1979\, da quando il regista aveva diretto la messinscena di “San Rocco legge la lista dei miracoli e degli orrori“\, “processione in versi” di Isgrò alle Orestiadi di Gibellina: allora fu un progetto fortemente richiesto da Ludovico Corrao\, che volle il santo taumaturgo come monito contro ogni guerra.  \nSabato scorso a Palermo\, in un museo Riso gremito di pubblico\, tra curatori\, direttori di museo\, artisti\, docenti di Belle Arti e tantissimi studenti\, i due artisti (anzi\, Tornatore ama autodefinirsi “artigiano di immagini e parole”) si sono rincontrati\, e il loro dialogo pubblico con Gabriele Simongini ha aperto il ciclo di quattro incontri “Cantiere Cultura e del Contemporaneo” ideato da Roberto Grossi e curato con la direttrice del museo\, Evelina de Castro. Sul tavolo un tema enorme come la responsabilità civile dell’artista – “L’arte al servizio della comunità. Quando la creatività diventa bene comune: l’arte che genera legami e trasformazioni” – su cui Isgrò e Tornatore si sono trovati perfettamente d’accordo: l’artista deve far suo il dialogo\, può veramente essere un utensile di pace. La funzione e la responsabilità dell’artista\, in qualsiasi campo egli si muova\, è quella di confrontarsi con uomini e territori\, cercando connessioni. Proprio per questo Emilio Isgrò ha voluto annunciare da Palermo\, l’incarico di papa Leone XIV: poco prima della sua morte\, Papa Francesco aveva chiesto all’artista delle “cancellature” di intervenire sulla sua seconda enciclica “Laudato si’“. Ora papa Leone ha voluto confermare il progetto e Emilio Isgrò si è messo all’opera.   \nINTERVISTA AI DUE ARTISTI \n“Cantiere Cultura e del Contemporaneo. Idee\, esperienze e visioni sulla società di oggi” è un ciclo di incontri che fino al 2 ottobre a Palermo\, trasforma il RISO – Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea\, in un laboratorio pubblico di pensiero. Promosso dal Dipartimento dei Beni Culturali della Regione Siciliana e dal Museo RISO\, prodotto e realizzato da Globart in collaborazione con CoopCulture\, Federalberghi Palermo e Accademia di Belle Arti\, ideato da Roberto Grossi e curato con il direttore del Museo RISO\, Evelina De Castro\, il progetto non si esaurisce in una semplice rassegna di conferenze\, ma costruisce un percorso di confronto sull’esistenza dell’uomo nella società di oggi. Un cantiere\, appunto: dove l’arte dialoga con le istituzioni\, con la memoria\, con la responsabilità sociale. \nIl prossimo appuntamento – venerdì 17 aprile alle 18 – sarà dedicato ad un tema delicato come il ruolo delle istituzioni e il rapporto – spesso delicato – tra libertà creativa e sostegno pubblico. Ne discuteranno l’architetto della Presidenza della Repubblica Alessia Cellitti\, esperta di rapporti istituzionali\, la giornalista e curatrice Adriana Polveroni\, direttrice del progetto Arte in Nuvola a Roma\, e\, nell’anno di Gibellina prima capitale italiana dell’Arte contemporanea\, il suo direttore artistico Andrea Cusumano. Modera Guido Talarico\, direttore di InsideArt. Il progetto proseguirà il 12 giugno con due direttori tra i più importanti musei del mondo\, Christian Greco\, del Museo Egizio di Torino\, e Barbara Jatta\, a capo dei Musei Vaticani in dialogo con Cesare Biasini Selvaggi\, direttore editoriale di Exibart; e venerdì 2 ottobre si chiuderà con lo scrittore e psicoanalista Massimo Ammaniti e il mecenate visionario\, creatore di Fiumara d’Arte e Librino\, Antonio Presti\, in dialogo con Paolo Conti\, editorialista del Corriere della Sera.  \nRISO\, Museo d’arte Moderna e Contemporanea \nPALERMO | Palazzo Riso | corso Vittorio Emanuele 365 \n\n\nVenerdì 17 aprile – “Le dinamiche dell’arte contemporanea e il ruolo delle istituzioni. Il talento e le generazioni creative negli ultimi decenni in Italia. L’azione di sostegno pubblico”. \n\n\nCon Alessia Cellitti\, Andrea Cusumano e Adriana Polveroni. Modera Guido Talarico. \n\n\nVenerdì 12 giugno – “L’arte è sempre contemporanea? La memoria e i grandi musei di arte antica e moderna. Tra tutela e innovazione: l’eredità culturale come risorsa per comprendere il nostro tempo”. \n\n\nCon Christian Greco e Barbara Jatta. Modera Cesare Biasini Selvaggi. \n\n\nVenerdì 2 ottobre – “Produzione artistica e accesso alla cultura. Valori e scelte per una società vitale e sana. Tra innovazione\, partecipazione e responsabilità sociale”.  \n\n\nCon Massimo Ammaniti e Antonio Presti. Modera Paolo Conti. \n—————– \nIdee\, esperienze e visioni sulla società di oggi \nUn ciclo di incontri al \nRiso – Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea \nda 14 marzo al 2 ottobre \nIdeato da Roberto Grossi \ne curato con Evelina De Castro \nPALERMO. Un cantiere non è un luogo ordinato\, ma uno spazio aperto\, attraversato da idee\, visioni\, punti di vista che si confrontano\, a volte si scontrano\, sempre costruiscono. È da questa immagine concreta – il lavoro in corso\, la struttura che prende forma sotto gli occhi di tutti – che nasce “Cantiere Cultura e del Contemporaneo. Idee\, esperienze e visioni sulla società di oggi”\, ciclo di incontri che dal 14 marzo al 2 ottobre a Palermo\, trasformerà il RISO – Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea\, in un laboratorio pubblico di pensiero. \nPromosso dal Dipartimento dei Beni Culturali della Regione Siciliana e dal Museo RISO\, prodotto e realizzato da Globart in collaborazione con CoopCulture\, Federalberghi Palermo e Accademia di Belle Arti\, ideato da Roberto Grossi e curato con il direttore del Museo RISO\, Evelina De Castro\, il progetto non si esaurisce in una semplice rassegna di conferenze\, ma costruisce un percorso di confronto sull’esistenza dell’uomo nella società di oggi. Un cantiere\, appunto: dove l’arte dialoga con le istituzioni\, con la memoria\, con la responsabilità sociale; dove le domande contano più delle risposte definitive. E in un cantiere servono maestri d’opera. \nNon a caso il progetto è stato proposto e viene realizzato a Palermo in Sicilia\, per la sua storia straordinaria ed unica di incontri tra culture ed identità diverse\, contaminazioni di arte e produzione creativa\, in un percorso continuo di bellezza e trasformazione.  \nAd aprire il percorso\, sabato 14 marzo alle 18\, sarà un confronto che mette insieme\, per la prima volta\, un artista tra i più influenti del Novecento e un regista premio Oscar\, Emilio Isgrò e Giuseppe Tornatore. Discuteranno con lo storico dell’arte Gabriele Simongini (tra i maggiori esperti italiani di Astrattismo)\, su “L’arte al servizio della comunità. Quando la creatività diventa bene comune: l’arte che genera legami e trasformazioni”. Diversità di linguaggi e vedute\, nascita comune in un’Isola che centellina il suo valore ma è molto presente come fonte d’ispirazione: Isgrò e Tornatore porteranno le loro visioni\, esperienze nell’arte\, suggestioni per il futuro.  \nNel secondo appuntamento\, venerdì 17 aprile alle 18\, partendo dalla più alta istituzione dello Stato con l’architetto della Presidenza della Repubblica Alessia Cellitti\, esperta di rapporti istituzionali\, il “Cantiere” si misura con le regole\, le politiche culturali\, il rapporto – spesso delicato – tra libertà creativa e sostegno pubblico esplorando anche le nuove tendenze del mercato. Insieme alla giornalista e curatrice Adriana Polveroni\, direttrice del progetto Arte in Nuvola a Roma\, e\, nell’anno di Gibellina prima capitale italiana dell’Arte contemporanea\, con il suo direttore artistico Andrea Cusumano. Modera Guido Talarico\, direttore di InsideArt sul tema: “Le dinamiche dell’arte contemporanea e il ruolo delle istituzioni. Il talento e le generazioni creative negli ultimi decenni in Italia. L’azione di sostegno pubblico”. \nIl 12 giugno alle 18\, due direttori tra i più importanti musei del mondo – Christian Greco\, direttore del Museo Egizio di Torino\, e Barbara Jatta\, direttrice dei Musei Vaticani – dialogheranno su un tema di grande rilevanza: “L’arte è sempre contemporanea? La memoria e i grandi musei di arte antica e moderna. Tra tutela e innovazione: l’eredità culturale come risorsa per comprendere il nostro tempo”. Per riscoprire\, nella società di oggi\, il valore della cultura e dell’arte che proviene dal passato come materia viva\, tra tutela\, gestione e promozione. Modererà il dibattito Cesare Biasini Selvaggi\, direttore editoriale di Exibart.  \nChiude il ciclo\, venerdì 2 ottobre alle 18\, l’incontro tra lo scrittore e psicoanalista Massimo Ammaniti e il mecenate visionario\, creatore di Fiumara d’Arte e Librino\, Antonio Presti. Discuteranno su “Produzione artistica e accesso alla cultura. Valori e scelte per una società vitale e sana. Tra innovazione\, partecipazione e responsabilità sociale”.  Temi questi fondamentali e stringenti che legano le dinamiche della società ai destini di ogni individuo. Modera Paolo Conti\, editorialista del Corriere della Sera.  \nQuattro incontri\, quattro nodi centrali del nostro tempo. Ma soprattutto un metodo: mettere insieme direttori\, artisti\, curatori\, studiosi per costruire un dialogo alto ma non distante\, radicato in una Sicilia che\, per storia e stratificazioni\, è essa stessa un cantiere permanente di culture. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Perché un cantiere\, per definizione\, è aperto. \nRISO\, Museo d’arte Moderna e Contemporanea \nPALERMO | Palazzo Riso | corso Vittorio Emanuele 365 \n\n\nSabato 14 marzo – “L’arte al servizio della comunità. Quando la creatività diventa bene comune: l’arte che genera legami e trasformazioni”. \n\n\nCon Emilio Isgrò e Giuseppe Tornatore. Modera Gabriele Simongini \n\n\nVenerdì 17 aprile – “Le dinamiche dell’arte contemporanea e il ruolo delle istituzioni. Il talento e le generazioni creative negli ultimi decenni in Italia. L’azione di sostegno pubblico”. \n\n\nCon Alessia Cellitti\, Andrea Cusumano e Adriana Polveroni. Modera Guido Talarico. \n\n\nVenerdì 12 giugno – “L’arte è sempre contemporanea? La memoria e i grandi musei di arte antica e moderna. Tra tutela e innovazione: l’eredità culturale come risorsa per comprendere il nostro tempo”. \n\n\nCon Christian Greco e Barbara Jatta. Modera Cesare Biasini Selvaggi. \n\n\nVenerdì 2 ottobre – “Produzione artistica e accesso alla cultura. Valori e scelte per una società vitale e sana. Tra innovazione\, partecipazione e responsabilità sociale”.  \n\n\nCon Massimo Ammaniti e Antonio Presti. Modera Paolo Conti. \n  \ninfo.cantierecultura@gmail.com \n  \nComunicazione e ufficio stampa \n \nSimonetta Trovato | +39.333.5289457 \nsimonettatrovato@gmail.com \nsegreteria@associazioneglobart.it
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SUMMARY:Lucía Vallejo Garay POWER AND EMPTINESS a cura di Hervé Mikaeloff
DESCRIPTION:Lucía Vallejo Garay\nPOWER AND EMPTINESS\na cura di Hervé Mikaeloff \nPalermo – Cappella dell’Incoronata\nRiso\, Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea \nVilla Igiea \n16 maggio – 15 giugno 2026 \nPresentazione alla stampa \nGiovedì 14 maggio ore 18\,00\nPalermo\, Villa Igiea – Salita Belmonte\, 43 \nOpening istituzionale\nVenerdì 15 maggio ore 18\,00\nPalermo\, Cappella dell’Incoronata\, Via dell’Incoronazione\, 13 \nIl Museo Regionale d’arte Moderna e Contemporanea ospita\, dal 15 maggio al 15 giugno 2026\, presso la Cappella dell’Incoronata di Palermo\, la mostra curata da Hervé Mikaeloff “Power and Emptiness” prima personale in Sicilia della scultrice spagnola Lucía Vallejo Garay che nei suoi lavori indaga il lato oscuro del potere come trappola di vita. \nLa mostra raccoglie le suggestioni legate alla ricorrenza\, nel 2027\, dell’Anno Europeo dei Normanni\, trovando il sostegno del Governo di Spagna\, Ministero della Cultura\, dell’Oficina Cultural dell’Ambasciata di Spagna in Italia\, dell’Istituto Cervantes di Palermo. \nLa scelta del luogo della mostra da parte di Hervé Mikaeloff si lega\, infatti\, alla narrazione leggendaria della incoronazione dei sovrani normanni nel sito medievale della Cappella dell’Incoronata. \n(Madrid / Palermo) L’oro come promessa e come trappola. Come luce divina e come peso insopportabile. Lucía Vallejo Garay (Bilbao\, 1975) trasforma lo spazio intriso di storia\, potere e simbolismo nel palcoscenico di una riflessione contemporanea sull’ambivalenza del potere e sul vuoto che esso può celare. Il progetto nasce dal fascino di Vallejo per i re normanni\, figure storiche capaci di unire culture latina\, islamica e bizantina\, trasformando il potere in convivenza culturale\, ricchezza estetica e raffinatezza simbolica. Questa eredità si materializza nell’installazione centrale\, The Golden Ceiling\, reinterpretazione contemporanea delle volte dorate della Cappella Palatina. Sospeso sopra lo spettatore\, il metallo dorato non illumina ma mette a confronto: uno splendore che contiene insieme gloria e peso\, richiamando la dualità dell’oro come simbolo divino di Dio e come rappresentazione più terrena del denaro. \nIl percorso prosegue con opere che evocano l’oro nel suo stato più primordiale come materia prima del potere\, spogliata di artifici — a ricordare che ogni grandezza nasce da ciò che è essenziale e tangibile. Il pezzo principale dell’installazione si ispira a La madre dell’ucciso dell’artista italiano Francesco Ciusa\, che colpì profondamente la scultrice per la rappresentazione del dolore di una madre che ha perso il figlio a causa della violenza scatenata dalle lotte di potere. L’opera presentata a Palermo riflette la tensione tra vicinanza al potere e perdita personale\, evocando come la complicità con il potere possa privarci di ciò che più amiamo. \nVallejo gioca con la dualità tra apparenza e realtà: un’opera sospesa rivela i due lati del metallo dorato — uno brillante\, l’altro opaco e cavo — invitando a riflettere sull’ammirazione cieca per lo splendore e sulle maschere del potere. Materiali umili come legno\, juta e canapa dialogano con finiture metalliche dorate\, creando una tensione tra luminosità e fragilità\, ambizione e vulnerabilità\, luce e l’ombra che inevitabilmente accompagna la gloria. \nNella Loggia\, elementi circolari in vetro di Murano fusi con tessuto offrono un epilogo visivo: il tessuto\, segnato dal vetro\, lascia tracce di cenere che evocano fragilità e il passare del tempo. Disposte a forma di corona\, queste opere invitano all’introspezione: cosa si perde nel cammino verso l’ambizione\, il successo o il potere? Cosa rimane quando il traguardo materiale non è più sufficiente? «Il mio lavoro trasmette le mie ferite\, la mia memoria e i miei sentimenti in modo spontaneo. Lavoro con tessuti e vetro\, ma ora mi sto concentrando su quest’ultimo perché ha una componente magica e sfidante — non fa ciò che voglio. Ho con lui un rapporto di amore-odio»\, spiega l’artista. \n“Power and Emptiness si sviluppa come un viaggio tra splendore e vuoto\, gloria e silenzio — un promemoria del fatto che il potere può tanto abbagliare quanto imprigionare. Vallejo trasforma l’oro in uno specchio della nostra ambizione e di ciò che\, nella sua assenza\, rivela la vera essenza di chi siamo.” Si tratta della seconda mostra in cui collabora con Hervé Mikaeloff\, consulente d’arte indipendente e curatore per il gruppo Louis Vuitton Moët Hennessy (LVMH). Mikaeloff ricorda di aver scoperto «una delle mostre più impressionanti che abbia mai visto» quando incontrò il lavoro della scultrice in Our Cages\, Our Thoughts\, installata al Lazareto di Minorca. Per Mikaeloff\, l’incontro con il lavoro di Lucía fu «uno shock»\, descrivendo l’artista come una sorta di «alchimista davvero capace di far dialogare materiali come vetro e tessuto». In Power and Emptiness\, afferma\, i visitatori si immergeranno in una mostra di arte contemporanea che\, oltre alla sua bellezza\, è profondamente connessa alla storia grazie agli «strati su strati di storia accumulati a Palermo». \nVilla Igiea ospita una selezione di lavori dell’artista allestiti negli spazi comuni dello storico albergo\, scrigno del Liberty in Sicilia\, un ulteriore prestigioso richiamo internazionale alla Mostra della Cappella dell’Incoronata. Villa Igiea\, Rocco Forte Hotels\, è partner espositivo del progetto e sede del cocktail preview riservato a stampa e VIP. \n\nINFO\nTitolo: Power and Emptiness\nCuratela: Hervé Mikaeloff \nSedi:\nCappella dell’Incoronata\, Via dell’Incoronazione\, 13 – Palermo\nVilla Igiea\, Rocco Forte Hotels\, Salita Belmonte 43 – Palermo \nDate:\n16 maggio – 15 giugno 2026 \nInaugurazione:\n15 maggio ore 18:00 \nOrari:\ndal lunedì al venerdì\, 9:00 – 13:00\nVisite su appuntamento per gruppi e istituzioni \nPromossa da:\nAssessorato regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana\, Museo Riso \nPatrocini Con il Patrocinio di:\nGoverno Spagnolo\, Ministero della Cultura – Officina Culturale spagnola presso l’Ambasciata di Spagna a Roma \nCon il Sostegno di:\nIstituto Cervantes di Palermo\, Fondazione Sicilia \nPartners tecnici:\nVilla Igiea\, Rocco Forte Hotels – Planeta Wines \nMedia Partner:\nI love Sicilia \nUfficio stampa\nMarta Suárez\nTel: (+34) 610987241\nEmail: marta_sso@yahoo.es \nFotografie di Lucía Vallejo e Hervé Mikaeloff\nCredits: Jaime Partearroy \nCoordinamento Mostra e Promozione\nMLC Comunicazione\nMaria Letizia Cassata / Chiara Lodato\nTel. (+39) 3389701502 / (+39) 329 795 6778\nEmail: mlc.comunicazione@gmail.com \n\nIniziativa organizzata da \nStand Florio ETS\nVia Messina Marine\, 40 – 90123 Palermo\nTel. 091 730 8360 – 351 570 2022\nEmail: associazione@standflorio.it
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SUMMARY:I CATALANO 1893 – 2026   LA MACCHINA DELL’ARTE Un secolo di creatività attraverso tre generazioni
DESCRIPTION:Cento anni di storia\, tre sguardi diversi\, un’unica pulsione creativa si incontrano a Palermo per celebrare un percorso artistico lungo più di un secolo. Apre al pubblico la mostra I Catalano 1893 – 2026. La Macchina dell’Arte\, un itinerario espositivo – ospitato presso il Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea e organizzato dall’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana – che celebra l’essenza di una famiglia che ha fatto dell’espressione visiva il proprio fil rouge esistenziale. \nQuesto racconto prende vita il 28 maggio attraverso un doppio appuntamento che ne riflette l’anima. \nSi comincia alle 17\,30 a Palazzetto Agnello (via dell’Incoronazione)\, dove Palermo accoglie per la prima volta un micro museo della grafica che ripropone l’eredità della storica “Stamperia d’Arte al Borgo”. Lo spazio nasce grazie ai materiali d’archivio e ai torchi d’epoca generosamente donati da Maurilio Catalano. Questa apertura anticiperà l’inaugurazione ufficiale della mostra\, prevista per le 18\,30 a Palazzo Belmonte Riso (via Vittorio Emanuele\, 365). \nUn viaggio che si snoda come un dialogo transgenerazionale attraverso un secolo di arte italiana\, trovando il proprio baricentro nel rigore poetico di Eustachio Catalano\, capostipite e figura centrale del Novecento. La sua opera mette in luce la peculiare sensibilità di un tratto capace di fondere il post-impressionismo con una solida struttura compositiva: un segno mai casuale\, ma strumento di indagine della realtà e dell’anima\, dove la luce diventa protagonista assoluta nel descrivere paesaggi e volti con un’eleganza sobria e senza tempo. \nDal silenzio contemplativo di Eustachio\, la “macchina dell’arte” accelera e si trasforma nell’energia vitale di Maurilio Catalano. Qui l’esposizione esplode in una profluvio di colori vibranti e simboli metafisici. Il Mediterraneo emerge prepotente attraverso le sue iconiche barchette\, le fiocine e gli strumenti della pesca\, che perdono la loro funzione pratica per farsi icone pop di un’appartenenza ancestrale. La pittura di Maurilio agisce come un ponte tra terra e mare\, trasformando l’oggetto d’uso in un feticcio poetico e universale\, denso di una materia cromatica che sembra pulsare sotto gli occhi dell’osservatore. \nIl percorso trova infine la sua evoluzione contemporanea nella visione di Chiara Catalano\, che porta l’eredità di famiglia oltre i confini della tela e anche del paese. Per Chiara\, l’arte abbandona la staticità della cornice trasformandosi in un’esperienza quotidiana e tattile. La tradizione pittorica dei Catalano incontra l’immaginario pop protagonista di una collezione dove il design si intreccia alla narrazione. È la chiusura di un cerchio perfetto: l’opera non è più solo oggetto di contemplazione\, ma diventa un elemento vivo che abita il quotidiano\, adattandosi alle forme del corpo e portando la storia dei Catalano nel movimento della vita moderna.  \nSull’importanza di questo progetto interviene l’Assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana\, Francesco Scarpinato: “Con la mostra dedicata ai Catalano\, l’Assessorato celebra un eccezionale percorso narrativo che mette tre generazioni di artisti a confronto. Non si tratta solo di un’esposizione\, ma di un dialogo vibrante tra passato\, presente e futuro: un filo rosso che lega la memoria storica alle visioni contemporanee\, offrendo uno spettacolo unico del panorama artistico siciliano. Questo evento incarna la missione del nostro Assessorato: custodire l’identità siciliana come materia viva che si rigenera. Vedere tre generazioni dialogare ci permette di mostrare una Sicilia capace di innovare restando fedele alle proprie radici\, trasformando il talento individuale in un patrimonio collettivo che è\, allo stesso tempo\, eredità e promessa per il domani”.  \nQuesta evoluzione non procede per compartimenti stagni: l’allestimento rinuncia infatti alla rigidità delle sezioni cronologiche per favorire un’esposizione fluida. Le opere dei tre artisti convivono e dialogano costantemente attraverso trame di corrispondenze — una risonanza cromatica\, un’affinità tematica o la persistenza di un oggetto — che accostano i lavori di generazioni diverse per evidenziarne\, in un unico sguardo\, la profonda continuità e l’inevitabile metamorfosi del segno. \nA definire il perimetro critico dell’esposizione è la direzione stessa del Museo: ‘’La mostra interpreta la linea curatoriale di Riso\, impegnato – dice Evelina De Castro\, alla guida del Museo – a dare senso al concetto di arte contemporanea nei termini di continuità di produzione culturale che in ogni epoca consegna il presente al futuro. Fin dal titolo la mostra propone un itinerario attraverso il susseguirsi delle importanti stagioni artistiche di Palermo\, interpretate dalla dinastia dei Catalano\, proposti in mostra non esclusivamente come artisti\, essendo ben noti\, ma come animatori di una ampia articolazione di molteplici settori della cultura e della sua produzione e comunicazione\, così da estendere il raggio di attenzione dall’artista al contesto\, ove si evidenzia la modernità dei Catalano’’. \nProprio questa visione di continuità poggia su un gesto che unisce memoria familiare e bene comune: la volontà dei Catalano di rendere collettivo un patrimonio di affetti e saperi. La nuova vita data ai torchi d’epoca e ai materiali storici della stamperia\, oggi fruibili dal pubblico grazie alla sinergia con l’Assessorato e il Museo Riso\, trasforma così il ricordo privato in una risorsa culturale permanente. Questi strumenti – ora ospitati permanentemente all’interno del micro museo di via dell’Incoronazione – debitamente ricollocati\, ricreeranno l’ambientazione originale di quella che fu la prima stamperia d’arte di Palermo. Nata – negli Anni ’70 – dalla volontà di giovani artisti e diretta nel tempo da Maurilio Catalano\, l’officina non era solo un luogo di produzione\, ma un punto di ritrovo per intellettuali e collezionisti. A essa va il merito di aver democratizzato l’arte attraverso la realizzazione del multiplo\, consentendo a un vasto pubblico di possedere opere autentiche e firmate. \nUn passaggio di testimone\, dai torchi storici al design contemporaneo\, che rivela l’anima profonda di una famiglia che ha scelto di abitare l’arte come una dimora comune. È proprio questa dimensione di vicinanza affettiva\, prima ancora che stilistica\, a essere colta da Enzo Venezia – curatore dell’allestimento insieme a Ignazio Lo Manto – il quale scorge nel percorso espositivo non tanto un distacco temporale\, quanto una continuità sentimentale: “Tre generazioni non a confronto\, ma una accanto all’altra. Ognuna in un suo posto di connivenza con gli altri. Pur appartenenti a epoche diverse\, tutti e tre sempre con la stessa voglia di narrazione\, con la stessa volontà di testimoniare emozioni\, raccontare aspetti della vita. Questa mostra\, ancor prima di essere una mostra di opere\, è la manifestazione di una complicità\, di un rapporto\, di un’intesa profonda tra i componenti di una famiglia: ed è proprio questo\, che è un valore in sé\, il vero soggetto di questa mostra. La rappresentazione di un modo di vivere\, di amare l’arte\, intesa come un compito da tramandare da padre in figlio\, come un principio di buon insegnamento\, una missione da compiere”.  \nQuesta “missione” di famiglia ha finito per influenzare non solo chi l’ha vissuta dall’interno\, ma anche chi\, da osservatore esterno\, ne ha assorbito l’immaginario e la forza evocativa. Lo scrittore Gaetano Savatteri restituisce perfettamente il senso di questo impatto culturale\, ricordando come il mondo dei Catalano sia stato capace di ridefinire persino i confini geografici e sensoriali della Sicilia: “Ho scoperto il mare con Maurilio Catalano. Può sembrare un paradosso\, ma suona bene. Il mare\, in realtà\, lo conoscevo. E sapevo anche di Maurilio\, della sua galleria “Arte al Borgo” dove quasi giornalmente passava Leonardo Sciascia. Ma per me\, ragazzo di Racalmuto\, sia il mare che la galleria di Maurilio erano echi lontani\, riverberi di una realtà vissuta per sentito dire. Per un ragazzo di un paese dell’interno\, il mare era miraggio e spavento\, abbaglio e seduzione\, una costa difficile da raggiungere e sentire propria. La galleria di Maurilio era invece nel cuore di Palermo\, frequentata da artisti e intellettuali\, troppo distante dal mondo di uno studente della provincia di Agrigento”.  \nUn’eco di rimandi tra arte e vita sottolineata anche da Franca Soncini – storica firma della comunicazione e considerata ‘’l’intellettuale delle pubbliche relazioni” – che analizza il peso e il fascino di un’eredità così densa\, osservando come il destino di chi cresce tra un nonno e un padre artisti possa oscillare solo tra la ribellione totale o la prosecuzione di quel cammino sotto nuove forme. Proprio in questa tensione\, Soncini rintraccia l’originalità dell’ultima generazione dei Catalano\, capace di far “camminare” l’arte fuori dalle gallerie: ‘’La ribellione ha trovato il suo spazio perché\, anziché limitarsi a riempire le tele\, l’arte ha scelto di vestire la quotidianità\, trasformando pezzi dell’abbigliamento in opere di rara unicità. Sono dipinti che camminano per le strade del mondo\, da New York a Tokyo\, da Los Angeles a Milano: ovunque è possibile imbattersi in donne e uomini che indossano queste creazioni\, portando il colore e la storia dei Catalano nel movimento della vita contemporanea”. Questa visione conferma come la moda e l’arte siano fenomeni culturali complessi e intrecciati\, capaci di riflettere i cambiamenti della società e di trasformare l’opera in un elemento vivo e tattile. \nL’esposizione convergerà in una pubblicazione dove la lettura critica di Aldo Gerbino dialoga con gli interventi di Soncini\, Venezia\, Savatteri\, De Castro e Luciana Giunta\, delineando il profilo corale di un vissuto artistico in perenne divenire. \nTitolo: I Catalano 1893 – 2026 . La Macchina dell’Arte\nSede: Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea – Via Vittorio Emanuele 365\nFino a: 28 giugno 2026\nOrari: Da martedì a sabato dalle 9 alle 18\,30 – Domenica e festivi dalle 9 alle 13 \nIngresso: Libero \nNote: \nEustachio Catalano (1902-1975): Figura centrale del Novecento pittorico siciliano\, noto per i suoi ritratti e paesaggi soffusi di una luce intima. Artista molto apprezzato nel suo tempo\, è stato più volte invitato alla Biennale di Venezia\, è stato pure direttore della Accademia di Belle Arti di Palermo. \nMaurilio Catalano: Noto per il suo legame indissolubile con il mare e la Sicilia\, le sue opere sono caratterizzate da un cromatismo audace e un’iconografia pop-mediterranea. Ha diretto la galleria Arte Al Borgo e la stamperia d’arte annessa. \nChiara Catalano: Designer e artista\, ha saputo coniugare la tradizione pittorica di famiglia con il design e il fashion\, creando collezioni che fondono artigianato e visione artistica. \nAddetto Stampa Fondazione Catalano\nViviana Cinque\n \n  \n_________\nSegue locandina
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SUMMARY:Warhol\, Arman\, Rotella: a Palermo il grande racconto dell’immagine consumata
DESCRIPTION:Ottanta opere mettono in dialogo Pop Art e Nouveau Réalisme nella mostra curata da Alberto Fiz con Edoardo Falcioni \nPalermo\, 11 giugno 2026 – Un inedito confronto tra Andy Warhol\, Arman e Mimmo Rotella che mette in dialogo Pop Art americana e Nouveau Réalisme. È stata presentata stamattina all’Albergo dei Poveri di Palermo – struttura settecentesca che amplia gli spazi espositivi del Museo Riso – la mostra La forma consumata. Arman\, Rotella\, Warhol che sviluppa una lettura attuale sul destino dell’oggetto e dell’icona nella cultura visiva contemporanea. L’esposizione resterà aperta sino al 27 dicembre 2026.  \n      Promossa dal Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e realizzata da RISO – Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo con Bottega Creativa\, la mostra\, curata da Alberto Fiz con la collaborazione di Edoardo Falcioni\, riunisce 81 opere tra il 1954 e il 2004 provenienti da collezioni private: 35 lavori di Warhol\, tra acrilici e serigrafie su carta e tela\, inclusi esemplari unici come Hammer & Sickle (1977); 18 accumulazioni e sculture di Arman; 27 opere di Rotella tra décollage\, artypo e riporti fotografici; e Rejected Flowers\, accumulazione di serigrafia su carta realizzata a quattro mani da Arman e Warhol nel 1970. \n    Il Real Albergo dei Poveri – dove è stato appena completato un intervento di musealizzazione innovativo che amplifica gli spazi pur salvaguardando la storicità dell’edificio – ospita quindi una riflessione sul consumo dell’immagine nella società contemporanea\, mettendo in relazione tre figure centrali del secondo Novecento che\, con linguaggi autonomi\, hanno indagato il rapporto tra oggetto\, icona\, riproducibilità e comunicazione di massa. \n     Con un allestimento aperto a rimandi e contrasti\, la rassegna supera la scansione cronologica e privilegia il dialogo tra opere attraverso otto nuclei tematici: Ritratti introduce identità e autorappresentazione con l’Autoritratto di Warhol (1977)\, i ritratti di Arman eseguiti da Warhol e l’Autoritratto napoleonico di Rotella; Riproducibilità affronta\, invece\, la serializzazione dell’immagine con Mao della Reversal Series di Warhol\, In Favor of Admission\, Bird of Paradise realizzati da Arman e Assemblage San Pellegrino\, un artypo di Rotella\, dove immagine e oggetto si moltiplicano. Con Politica e Marilyn il percorso indaga l’immaginario collettivo: da Uniti a Dux di Rotella\, da Hammer & Sickle a Electric Chair di Warhol\, fino al confronto tra le Marilyn dell’artista americano e quelle di Rotella\, emerge una riflessione sulla costruzione mediatica di potere\, trauma e mito. \n      Celebrities\, Sovrapposizioni e Materie ampliano poi il discorso con figure iconiche\, immagini stratificate e materiali residuali: da Mick Jagger\, James Dean e Alessandro Magno di Warhol ai décollage e artypo di Rotella\, fino alle Impronte di Arman e a Untitled\, il violino sezionato e congelato nella resina. Il nucleo conclusivo\, intitolato Con tutto\, mette in relazione L’Auto Perfetta di Rotella\, Violoncello di Arman e il dialogo tra un décollage del 1961 e un’opera di Warhol dove compare la scritta “Pentiti e non peccare più”\, a testimonianza di come consumo\, memoria\, immagine e tensione spirituale si sovrappongono. \n      Nel confronto tra accumulazione\, décollage\, appropriazione e ripetizione seriale\, La forma consumata offre una prospettiva inedita su tre protagonisti del secondo Novecento e una chiave di lettura particolarmente attuale sulla civiltà mediatica\, richiamando il pensiero di Pierre Restany\, fondatore nel 1960 del Nouveau Réalisme\, esperienza a cui parteciparono\, tra gli altri\, Arman e Rotella che si potrebbe considerare come la risposta europea alla Pop Art americana. \n       La rassegna è accompagnata da una serie di ritratti di Arman\, Rotella e Warhol realizzati da Fabrizio Garghetti\, storico fotografo milanese che con i suoi scatti ha documentato l’arte e alcuni dei suoi maggiori protagonisti dagli anni Settanta a oggi. Questi gli orari espositivi: da martedì a venerdì 9:00-18:00\, ultimo ingresso 17.30; sabato\, domenica e festivi 9:00 – 13:00\, ultimo ingresso 12:30\, lunedì chiusura settimanale. Fino al 30 giugno\, la mostra sarà aperta alla città gratuitamente\, poi è previsto un ticket: intero 8\,00 euro – ridotto 4\,00 euro. \n Ufficio stampa nazionale\nFabrizio Kühne cell. 339 83 83 413 e Brunella Bianchi cell. 331 26 30 029 \nE-mail: comunicazione@fabriziokuhne.com\n \nUfficio stampa regionale\nSimonetta Trovato cell. 333 528 9457 \nE-mail: simonettatrovato@gmail.com
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SUMMARY:CANTIERE CULTURA E DEL CONTEMPORANEO
DESCRIPTION:Idee\, esperienze e visioni sulla società di oggi\nPALERMO | Riso – Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea | \n  \nVENERDÌ 12 giugno\, alle 17:30\nL’arte è sempre contemporanea? La memoria e i grandi musei di arte antica e moderna.\nTra tutela e innovazione: l’eredità culturale come risorsa per comprendere il nostro tempo \nDialogo tra Christian Greco\, direttore del Museo Egizio di Torino\, e Francesca Cappelletti\, direttrice della Galleria Borghese di Roma \n  \nPALERMO\, 29 maggio. Due musei che negli ultimi anni hanno cambiato radicalmente il loro modo di raccontare il patrimonio culturale\, trasformandosi da contenitori di straordinarie collezioni\, in luoghi vivi di ricerca\, divulgazione e confronto con il presente. Il Museo Egizio e la Galleria Borghese sono oggi considerati esperienze avanzate di gestione museale\, capaci di coniugare tutela e innovazione\, studio e comunicazione\, memoria e nuovi linguaggi. Da questo confronto nasce il terzo incontro del ciclo “Cantiere Cultura e del Contemporaneo” a Palermo: venerdì 12 giugno alle 17:30 al Museo d’arte moderna e contemporanea RISO\, Christian Greco\, direttore del Museo Egizio di Torino\, e Francesca Cappelletti\, direttrice della Galleria Borghese di Roma dialogheranno su un tema di grande rilevanza: “L’arte è sempre contemporanea? La memoria e i grandi musei di arte antica e moderna. Tra tutela e innovazione: l’eredità culturale come risorsa per comprendere il nostro tempo”.  \nL’incontro partirà proprio da una domanda centrale: l’arte antica e quella moderna appartengono davvero soltanto al passato? O possono ancora parlare a nuovi pubblici\, diventando strumenti per comprendere la società contemporanea? I risultati ottenuti dai due musei negli ultimi anni – crescita dei visitatori\, ampliamento delle fasce di pubblico\, qualità dei percorsi didattici e divulgativi\, utilizzo dei social e dei nuovi mezzi di comunicazione – dimostrano come il patrimonio culturale possa essere restituito come materia viva\, accessibile e condivisa\, in grado di produrre benessere verso ogni individuo e la società attraverso la bellezza e la conoscenza. Il dialogo tra i due direttori moderato da Cesare Biasini Selvaggi\, curatore indipendente e direttore editoriale di Exibart toccherà anche il ruolo delle istituzioni culturali: custodire la memoria significa infatti renderla continua\, aperta\, capace di arrivare a tutti esprimendo ancora con forza il proprio valore nella vita di tutti i giorni. \n“Cantiere Cultura e del Contemporaneo. Idee\, esperienze e visioni sulla società di oggi” è un ciclo di incontri tra le professionalità del mondo dell’arte e della cultura\, ideato da Roberto Grossi e curato con la direttrice del museo Riso Evelina De Castro. Non una rassegna\, ma un dispositivo vivo: uno spazio in cui l’arte viene interrogata\, messa in relazione con la società\, con la memoria e con la responsabilità collettiva. Promosso dal Dipartimento dei Beni Culturali della Regione Siciliana e ospitato al Museo RISO\, il progetto è prodotto e realizzato da Globart in collaborazione con CoopCulture\, Federalberghi Palermo e Accademia di Belle Arti di Palermo col patrocinio dell’ Università degli Studi di Palermo. \n  \n12 giugno 2026\nRISO\, Museo d’arte Moderna e Contemporanea\nPALERMO | Palazzo Riso | corso Vittorio Emanuele 365 \n  \n  \nPROSSIMO APPUNTAMENTO \n●      Venerdì 2 ottobre – “Produzione artistica e accesso alla cultura. Valori e scelte per una società vitale e sana. Tra innovazione\, partecipazione e responsabilità sociale”. Con  lo scrittore e psicoanalista Massimo Ammaniti\, il mecenate visionario Antonio Presti\, fondatore di Fiumara d’Arte e promotore del progetto Librino\, in dialogo con  Paolo Conti editorialista del Corriere della Sera. \n\n\n\n\n  \n\n— \n\n\nSimonetta Trovato\ngiornalista\nsimonettatrovato@gmail.com \n\n\n\n  \nChristian Greco\, direttore del Museo Egizio di Torino\n  \nCesare Biasini Selvaggi\, curatore e direttore editoriale di Exibart\n  \nFrancesca Cappelletti\, direttrice della Galleria Borghese di Roma
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SUMMARY:12. Un Tempo Sacro
DESCRIPTION:Installazione immersiva site-specific di Micaela Cometa Xerra:\nun percorso contemplativo e sensoriale sul sacro\, omaggio a Santa Rosalia \n11 luglio -11 settembre 2026\nVernissage: 10 luglio 2026\, ore 18.30\n \nCappella dell’Incoronata – Palazzo Riso\nVia Incoronazione 13\, 90134 – Palermo \nPalermo\, giugno 2026 | Riso – Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo presenta dall’11 luglio all’11 settembre 2026\, presso la Cappella dell’Incoronata\, “12. Un Tempo Sacro”\, installazione immersiva site-specific di Micaela Cometa Xerra\, a cura di Pyanocrea.Studio\, che si configura come un’esperienza artistica tra pittura\, performance e dimensione rituale. \nIl progetto\, promosso e sostenuto dalla Regione Siciliana\, nasce come omaggio a Santa Rosalia\, figura centrale della devozione palermitana\, e prende ispirazione dai dodici anni trascorsi dalla Santa in isolamento nella grotta di Monte Pellegrino. Questo periodo di reclusione\, preghiera e trasformazione spirituale diventa la matrice simbolica dell’intero lavoro\, che traduce il tempo sacro in un percorso immersivo\, sensoriale e contemplativo. È un progetto che si configura come atto di devozione e riflessione sul tempo interiore. Le opere astratte diventano così “reliquie contemporanee”\, presenze silenziose che restituiscono la dimensione dell’attesa\, della trasformazione e della santità vissuta nel quotidiano. \nDal 2024 la partecipazione attiva del Museo Riso alle celebrazioni rosaliane si concentra su Rosalia come portatrice di valori universali e sempre attuali come dimostra la immediatezza multiforme\, varia e creativa con cui gli artisti del nostro tempo accolgono il tema e lo restituiscono alla collettività. In particolare\, quest’anno\, con il progetto di Cometa Xerra\, il linguaggio del contemporaneo si applica a uno degli aspetti identitari da più di quattrocento anni delle celebrazioni di Santa Rosalia. Il festino si fonda sulla partecipazione e immedesimazione del singolo nel prodigio spettacolare che si ripete ogni anno e ciò accade anche quest’anno. nella cappella dell’Incoronata\, l’opera di Cometa Xerra interpreta il rito collettivo del Festino. \nLa pratica di Micaela Cometa Xerra\, artista nata a Palermo e attualmente residente a Lanzarote\, si fonda su una pittura espansa che integra materiali organici e vulcanici\, trasformando la superficie in un campo di forze fisiche e simboliche. Influenzata dai paesaggi della Sicilia e di Lanzarote\, la sua ricerca indaga le relazioni tra accumulo\, erosione e memoria\, dando forma a un linguaggio visivo essenziale e profondamente materico. \nLa Cappella dell’Incoronata viene interpretata da Micaela Cometa Xerra come spazio di soglia\, riletto come dispositivo immersivo e rituale. La scelta dello spazio non è casuale: la sua dimensione raccolta e la matericità della pietra diventano metafora fisica e sensoriale della grotta di Santa Rosalia. Oscurata e rivestita da drappi\, la cappella assume la forma evocativa di una grotta contemporanea\, in continuità con la ricerca dell’artista sulla materia\, sul sacro e sulla trasformazione percettiva dello spazio. \nL’ambiente è concepito come un luogo di immersione totale\, in cui il visitatore è invitato a entrare in una dimensione intima e sacrale\, compiendo un vero e proprio pellegrinaggio interiore. Le opere si presentano come reliquie contemporanee\, accompagnate da candele secondo un gesto votivo e devozionale che attraversa l’intero allestimento. \nIl percorso espositivo si sviluppa come un cammino simbolico: le opere iniziali\, caratterizzate da tonalità terrose\, rimandano alla dimensione originaria della grotta attraverso forme circolari\, linee geometriche e strutture cubiche che evocano gli elementi essenziali dello spazio vissuto dalla Santa. Proseguendo\, si attiva una progressiva trasformazione cromatica in cui i colori della terra lasciano spazio a tonalità di rosa e nero\, simboli legati alla città di Palermo e al periodo della peste\, segnando il passaggio verso la dimensione salvifica di Santa Rosalia. \nLe opere\, realizzate su lino con materiali e pigmenti materici\, si dispongono verticalmente nello spazio come icone contemporanee. Foglie\, cenere\, terra di lava e pigmenti naturali costruiscono superfici stratificate che indagano la relazione tra memoria\, corpo e paesaggio e che evocano fede e speranza. Alla base di ogni lavoro si trovano fiori e candele\, elementi votivi che rafforzano la dimensione rituale dell’installazione\, mentre le cromie seguono una progressione simbolica che dalla terra conduce ai toni del rosa e del nero. \nIl percorso culmina nell’altare sconsacrato\, dove è collocata un’immagine iconica di Santa Rosalia\, opera che l’artista dona al museo: punto di approdo di un’esperienza che intreccia contemplazione e trasformazione. L’ingresso stesso alla mostra è concepito come una soglia teatrale che separa il mondo esterno dallo spazio sacro dell’opera\, introducendo il visitatore in un ambiente sospeso in cui materia\, luce e suono costruiscono una narrazione sensoriale sul tempo\, sull’isolamento e sulla rigenerazione spirituale. \nIl progetto si inserisce in un momento simbolico per la città di Palermo\, in occasione del Festino di Santa Rosalia (14 luglio)\, celebrazione che ricorda la liberazione della città dalla peste del 1624 grazie all’intercessione della “Santuzza”. In questo contesto\, l’iniziativa contribuisce a un dialogo tra arte contemporanea\, territorio e comunità\, attivando una riflessione condivisa sul rapporto tra memoria\, devozione e identità collettiva. \nMicaela Cometa Xerra (Palermo\, 1985) è un’artista italiana con esperienza internazionale\, la cui ricerca si sviluppa attorno all’intersezione tra materialità\, corporeità e forze naturali attraverso una pratica di pittura espansa. La sua opera nasce da un rapporto diretto con la materia – cenere\, terra di lava\, sabbia\, sale\, pigmenti organici e talvolta elementi più estremi come il sangue – che viene trasformata in superfici pittoriche dense\, stratificate e cariche di energia simbolica. Dopo gli studi in Pubblicità presso l’Università di Palermo\, si trasferisce a Milano nel 2005\, dove lavora come Account Manager per Saatchi & Saatchi; nel 2015 si stabilisce a Lanzarote\, paesaggio che diventa centrale nella sua ricerca visiva e concettuale. Dal 2020 si dedica in modo esclusivo alla pittura\, dopo anni in cui l’arte rappresentava uno spazio personale e di elaborazione interiore. La sua pratica\, influenzata dai paesaggi vulcanici siciliani e canari\, riflette processi geologici ed emotivi di accumulo\, erosione e trasformazione\, traducendo memoria e identità in strutture visive essenziali ma profondamente narrative. Attraverso un linguaggio che dialoga con il neo-espressionismo\, l’artista mette in discussione i confini della pittura tradizionale\, lasciando che la materia agisca come soggetto attivo dell’opera e generi un’esperienza immersiva e sensoriale per lo spettatore. Le sue opere sono state esposte in contesti internazionali tra Europa e Stati Uniti e sono presenti in collezioni private e pubbliche. Negli ultimi anni il lavoro di Micaela Cometa è stato presentato in contesti internazionali di rilievo\, tra cui Art Basel a Basilea (sia nel 2023 sia nel 2025 nella sezione Kabinett)\, il Carrousel du Louvre a Parigi nel 2025 e la Biennale di Venezia presso la Galleria Cipriani nel 2024. Nel 2023 ha esposto con la mostra “Los Colores de La Isla” presso la Lanzarote Art Gallery e all’Aeroporto César Manrique di Lanzarote\, oltre a una personale presso la NYC Art Gallery di Nolita\, a New York. La sua presenza internazionale include anche Art Basel Miami nel 2022\, la Biennale di Genova e la Lacuna Art Gallery nel 2020\, segnando un percorso espositivo continuo tra Europa e Stati Uniti. Le prossime tappe del suo percorso includono Art Basel 2026\, una mostra a Madrid\, presso l’aeroporto Adolfo Suárez Madrid-Barajas nel mese di agosto e infine a settembre a Barcellona all’aeroporto Josep Tarradellas Barcelona-El Prat. \n  \nINFORMAZIONI MOSTRA \n12. Un Tempo Sacro\nInstallazione immersiva site-specific di Micaela Cometa Xerra \nMuseo:\nRiso – Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea\, Palermo \nLuogo:\nCappella dell’Incoronata\nVia Incoronazione 13\, 90134 – Palermo \nPeriodo:\n11 luglio – 11 settembre 2026\nVernissage:\n10 luglio 2026\, ore 18.30\n\nIngresso: libero \nUFFICIO STAMPA\nLaura Cometa\npress@lauracometa.com | + 39 3271778443
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SUMMARY:Nuove acquisizioni PAC2025 - Flavio Favelli e MASBEDO entrano nella collezione del Museo Riso
DESCRIPTION:Dal 25 settembre 2026 il Museo Riso presenta al pubblico le opere di Flavio Favelli e MASBEDO\, acquisite nell’ambito di “Percorsi di memoria #3”\, progetto vincitore del PAC – Piano per l’Arte Contemporanea 2025. \nIl Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo presenta al pubblico\, dal 25 settembre 2026\, le nuove opere di Flavio Favelli e MASBEDO\, acquisite nell’ambito di “Percorsi di memoria #3”\, progetto vincitore del PAC – Piano per l’Arte Contemporanea 2025\, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. \nLa collezione si arricchisce di La Sicilia e altre figure (2024) di Flavio Favelli e di tre opere video dei MASBEDO: Videomobile (2018)\, Blind Mirrors (2019) e Protocol no. 90/6 (2018). \nLe nuove acquisizioni proseguono la ricerca del Museo sulla memoria del territorio\, mettendo in relazione la collezione con alcune esperienze significative della scena artistica contemporanea sviluppatesi a Palermo e in Sicilia. \nL’opera di Favelli\, composta da 89 numeri originali della rivista Sicilia\, rielaborati attraverso interventi di collage\, interroga la costruzione dell’immagine dell’isola attraverso la cultura visiva\, la pubblicità e la rappresentazione del territorio. \nI tre lavori dei MASBEDO nascono dalla ricerca condotta a Palermo in occasione di Manifesta 12 e costruiscono un archivio di voci\, immagini e memorie della città\, attraverso il cinema\, le sue figure e i suoi luoghi. \n📍 Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo\n📅 Apertura al pubblico: venerdì 25 settembre 2026 \n 
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SUMMARY:Cantiere Cultura e del Contemporaneo - Ultimo appuntamento con Massimo Ammaniti e Antonio Presti
DESCRIPTION:Al Museo RISO di Palermo\, ultimo appuntamento del ciclo ideato da Roberto Grossi e curato con Evelina De Castro. \nLo psicanalista Massimo Ammaniti e il mecenate Antonio Presti in dialogo su arte\, cura\, responsabilità sociale. \nModera il giornalista Paolo Conti. Ingresso libero. \n  \nL’arte che diventa bene comune\, le istituzioni chiamate a sostenere il talento\, i musei che custodiscono il passato e lo interrogano con le domande del presente. Il “Cantiere” del RISO ha attraversato linguaggi ed esperienze\, messo intorno allo stesso tavolo artisti\, registi\, studiosi e direttori di museo. Ora arriva alla domanda che tiene insieme tutto il percorso: quale posto occupa la cultura nella vita delle persone? Che spazio ha la creatività nella società di oggi e come può essere alimentata nell’individuo? Quali sono le condizioni perché cresca la partecipazione all’offerta culturale? \nA confrontarsi saranno lo scrittore e psicanalista Massimo Ammaniti e il mecenate e creatore di Fiumara d’arte Antonio Presti\, protagonisti dell’ultimo appuntamento di “Cantiere Cultura e del Contemporaneo”\, venerdì 2 ottobre alle 18 al RISO – Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo. Discuteranno di “Produzione artistica e accesso alla cultura. Valori e scelte per una società vitale e sana. Tra innovazione\, partecipazione e responsabilità sociale”\, sollecitati da Paolo Conti\, editorialista del Corriere della Sera. Ingresso libero fino a esaurimento posti. \nDue esperienze distanti che trovano un terreno comune nell’attenzione alla persona\, ai suoi bisogni\, al rapporto con gli altri. Da una parte lo sguardo di Ammaniti sulle relazioni e sulla crescita\, sui vincoli e sulle possibilità che si sviluppi l’enzima della creatività in ciascuno di noi. Dall’altra il lavoro di Presti che ha portato l’arte nel paesaggio e nelle periferie\, da Fiumara d’Arte a Librino\, facendo della bellezza un’occasione di incontro e partecipazione. Il loro dialogo toccherà il legame tra la dimensione più intima dell’esistenza e quella collettiva: come rendere la cultura accessibile\, come coinvolgere chi ne resta ai margini\, quale responsabilità assume chi produce arte nei confronti della comunità. \nÈ qui che il percorso del “Cantiere” trova il suo approdo. Accedere alla cultura significa poterla incontrare\, comprenderla\, riconoscervi qualcosa di sé\, contribuire a darle forma. Accedere alla cultura ma anche poter favorire la creatività non solo artistica che diventa produzione libera e capace di produrre innovazione benefici per tutti. Queste possibilità chiamano in causa artisti e istituzioni\, ma anche scuole\, famiglie e cittadini. Innovazione\, partecipazione e responsabilità sociale diventano scelte concrete: riguardano i luoghi in cui l’arte arriva\, le persone che riesce a coinvolgere\, i legami che può costruire. \nQuesto “laboratorio pubblico di pensiero” si è aperto il 14 marzo scorso con un dialogo tra Emilio Isgrò e Giuseppe Tornatore\, con lo storico dell’arte Gabriele Simongini sull’arte al servizio della comunità e sulla creatività come bene comune. Il 17 aprile\, Alessia Cellitti\, Andrea Cusumano e Adriana Polveroni\, moderati da Guido Talarico\, hanno affrontato le dinamiche dell’arte contemporanea\, il sostegno pubblico e il ruolo delle istituzioni nell’accompagnare le nuove generazioni creative. Il 12 giugno\, Christian Greco\, direttore del Museo Egizio di Torino\, e Francesca Cappelletti\, direttrice della Galleria Borghese di Roma\, si sono confrontati con Cesare Biasini Selvaggi sul rapporto tra memoria e contemporaneità\, tutela e innovazione: il patrimonio del passato come materia viva per comprendere il nostro tempo. \nIdeato da Roberto Grossi e curato con Evelina De Castro\, direttore del Museo RISO\, il progetto è promosso dal Dipartimento dei Beni Culturali della Regione Siciliana e dal Museo RISO\, prodotto e realizzato da Globart\, in collaborazione con CoopCulture\, Federalberghi Palermo\, Accademia di Belle Arti e Università degli Studi di Palermo. \n📍 RISO\, Museo d’arte Moderna e Contemporanea – Palazzo Riso\, corso Vittorio Emanuele 365\, Palermo\n🎟 Ingresso libero fino a esaurimento posti \n  \n__________ \n  \nMassimo Ammaniti\, nel campo dell’età evolutiva\, è uno degli psicanalisti italiani più conosciuti. Ha studiato all’Università La Sapienza\, dove si è laureato nel 1965 in Medicina e Chirurgia; ha iniziato ad insegnare nel 1973 Psicopatologia generale e dell’Età evolutiva (corso di laurea in Psicologia). Dopo 11 anni\, diventa professore associato alla Sapienza\, dal 1994 professore ordinario di Psicopatologia dello Sviluppo\, fino al 2011. Padre di Niccolò Ammaniti\, nel 1995 ha pubblicato con lui Nel nome del figlio. Nel 2017 pubblica il saggio La curiosità non invecchia. Nel 2023 riceve una laurea ad honorem in Psicologia clinica e di comunità presso l’Università degli Studi di Cagliari. Oltre duecento sono le sue opere scientifiche. \nAntonio Presti. Artista e mecenate siciliano\, noto per il suo impegno nella promozione dell’arte contemporanea come strumento di rigenerazione culturale e sociale. Ha ideato e realizzato numerosi progetti artistici pubblici in Sicilia\, finalizzati alla diffusione della bellezza come valore educativo\, civile e collettivo. È il creatore di Fiumara d’Arte\, percorso museale di sculture monumentali lungo la valle del fiume Tusa\, tra i più importanti parchi di arte contemporanea all’aperto in Europa; dell’Atelier sul Mare\, museo-albergo con camere d’artista progettate da autori contemporanei internazionali; e il museo MAGMA nel quartiere Librino a Catania\, progetto di arte partecipata realizzato con studenti e cittadini per la riqualificazione del territorio. \nPaolo Conti\, classe 1954\, lavora al Corriere della Sera dal 1980. Oggi è editorialista\, in passato è stato capocronista dell’edizione romana\, vicecapo dell’Ufficio romano; e per molti anni inviato speciale specializzato soprattutto nel settore del Patrimonio culturale e della tutela; ha seguito tutti i principali avvenimenti del settore dai tempi dell’attentato terroristico agli Uffizi nel 1993 a oggi. È titolare della rubrica quotidiana di dialogo con i lettori romani «Una città mille domande» che ha anche una sua versione sul web. Ha scritto numerosi libri. L’ultimo\, uscito a novembre\, si intitola Il caso Roma/ Una rinascita possibile? (Castelvecchi) dedicato alle recenti trasformazioni della Capitale.
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