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SUMMARY:ROSALIA VIVA. VISIONI DEL PRESENTE
DESCRIPTION:Claire Fontaine\, Tra cielo e terra\ninstallazione site-specific\, a cura di Valentina Bruschi\nInaugurazione: mercoledì 10 luglio \nRiso Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea\nVia Vittorio Emanuele 365 – Palermo \nOre 18:00\, Evelina De Castro\, direttrice di Riso Museo regionale d’arte moderna e contemporanea\, introduce una conversazione tra Claire Fontaine e Anita Chari\, autrice del libro “A User’s Manual to Claire Fontaine” (Lenz Press 2024)\, modera Valentina Bruschi\, curatrice del progetto espositivo. Sarà l’occasione per incontrare Claire Fontaine che da Palermo\, dove ha stabilito il suo atelier nel 2017\, ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali. L’opera di Claire Fontaine Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere è ad oggi presente a dare il titolo alla 60.a Biennale di Venezia\, dove altre opere dell’artista sono esposte nel padiglione della Santa Sede ospitato eccezionalmente nella Casa di Reclusione Femminile di Venezia-Giudecca ove si è recato in visita Papa Francesco\, primo papa a visitare la Mostra Internazionale d’Arte.  \nOre 19:30 svelamento dell’installazione site-specific \nL’installazione\, Tra cielo e terra di Claire Fontaine\, commissionata da Riso\, Museo regionale d’arte moderna e contemporanea\, è stata realizzata per i quattrocento anni dal ritrovamento delle reliquie della Santa patrona di Palermo. Il titolo è ispirato al saggio di Sara Cabibbo\, Santa Rosalia tra terra e cielo (Sellerio 2004)\, e l’opera associa il culto della vergine taumaturga\, portatrice di salute e di luce dopo la peste\, con due immagini a noi familiari: l’emoji del sole (A Brighter Tomorrow\, 2024) – concepito per questa occasione – e quello del fuoco (On Fire\, 2023). La materializzazione nello spazio fisico di due immagini “ready-made”\, di cui si fa un uso digitale e relazionale\, è descritta dall’artista come la creazione di un anti-nft\, lo spostamento di un oggetto virtuale al di fuori di uno spazio interattivo. Claire Fontaine vuole coinvolgere lo spettatore in un dialogo visivo immediato e universale\, invitando a stabilire un nuovo rapporto col tema di Santa Rosalia\, il cui nome e immagine sono saldamente legati alla città di Palermo. Linguaggio simbolico e universale\, in grado di trasmettere emozioni senza la necessità delle parole\, un esperanto fatto di ideogrammi che uniscono il popolo palermitano nel culto della “Santuzza”. Questa scelta artistica riflette l’intenzione di creare un ponte tra tradizione e modernità\, confrontandosi con nuovi segni visivi per offrire al pubblico un’esperienza che fa riflettere sulla comunicazione delle emozioni e dei sentimenti legati al culto dei santi: la speranza\, la passione e il bisogno di proiettarsi in un futuro radioso. \n La direttrice di Riso\, Evelina De Castro\, afferma: “A Brighter Tomorrow (2024) entra a far parte della collezione permanente del Museo. L’opera è inedita\, ideata da Claire Fontaine per il Museo regionale di arte contemporanea che è il luogo dove si incontrano e si riconoscono nelle opere esposte le immagini della memoria del secolo breve e quelle delle emozioni e aspirazioni del presente\, individuale e collettivo. Gli emoji tridimensionali\, come grandi installazioni che emanano luce\, sono pensati da Claire Fontaine per rileggere in chiave contemporanea il culto di Santa Rosalia\, patrona di Palermo. Fra Rosalia e Palermo vi è un nesso potente fatto di immagini e di parole che esprimono amore e speranza\, che le sculture luminose di Claire Fontaine trasmettono a tutti”. L’immagine della fiamma è usata spesso nei messaggi digitali come commento entusiastico e nella tradizione iconografica evoca la terra\, la rinascita\, la purificazione. Il sole rappresenta la guarigione\, il futuro\, la serenità per la quale pregano i credenti in tutte le culture. L’idea di trasformazione e di rigenerazione è interpretata dall’artista nell’ottica di una spiritualità multiculturale. “Il fuoco sacro della passione religiosa di Santa Rosalia\, come simbolo di ardore nel cuore dei fedeli che brucia le paure e accende la speranza e l’amore\, il sole come emblema di guarigione\, sapienza e miracolo\, sono interpretati nell’era del digitale attraverso un linguaggio visivo immediatamente riconoscibile e universalmente comprensibile”\, commenta Valentina Bruschi\, “in questo modo\, Claire Fontaine inserisce l’installazione nell’attualità\, mettendo in luce la capacità dell’arte di reinterpretare e comunicare tematiche tradizionali legate alla storia di una comunità in un contesto moderno e immediatamente accessibile”. Claire Fontaine dichiara: “Le parole per dire noi stessi sono identiche per tutti e la ragione per cui le comprendiamo è proprio che appartengono a ciascuno\, sono patrimonio comune e oggetto di scambio continuo tra chiunque condivida l’uso di una lingua. La nostra esperienza umana più semplice e immediata del comune come risorsa vitale si estende ora per la prima volta a dei disegni pronti all’uso: gli emoji sono i nostri geroglifici\, pittogrammi per descrivere lo spirituale e il triviale. Il culto dei santi\, spesso oggetto di sincretismo\, è un esempio del bisogno umano universale di credere ai poteri spirituali e alle loro capacità di guarire noi stessi e le nostre contraddizioni politiche più profonde.” \nL’installazione sarà visibile dalla strada di giorno e di notte\, allestita all’interno delle vetrine di Palazzo Belmonte Riso\, che affacciano sull’arteria principale del centro storico di Palermo\, corso Vittorio Emanuele. La sera del 14 luglio il carro processionale del Festino\, dedicato alla Santa patrona della città\, sfilerà davanti alle sculture\, sugellando il nesso visuale ed emotivo universale\, in questo che è l’anno giubiliare Rosaliano del quarto centenario del rinvenimento delle spoglie mortali di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino e della liberazione della città dal flagello della peste.  \nLa mostra terminerà il 4 settembre\, dies natalis di Santa Rosalia\, inteso come data della sua morte corporea e nascita alla vita eterna. \nA Brighter Tomorrow è la seconda opera di Claire Fontaine acquisita in Sicilia da una collezione pubblica\, dopo le tre versioni del lavoro Stranieri Ovunque (in italiano\, arabo e persiano) quest’anno entrate a far parte della collezione permanente del Museo Civico di Castelbuono (Palermo).  \nSi ringrazia la Galleria T293 di Roma per la collaborazione e Planeta \nBiografia  \nClaire Fontaine si definisce un’artista collettiva fondata da James Thornhill e Fulvia Carnevale nel 2004 a Parigi. Il suo nome è uno pseudonimo che suona come il nome proprio di una donna francese\, ispirato all’orinatoio di Duchamp (Fontaine) e a una nota marca di cancelleria francese (Clairefontaine). Lo pseudonimo crea deliberatamente l’equivoco\, non associando le loro biografie alle opere\, trasformando il lavoro in uno spazio di libertà. L’uso della citazione è legato alla stessa intenzione: non focalizzarsi sul genio individuale e l’eccellenza dei singoli ma ricercare l’attivazione delle forze e delle forme presenti nella storia dell’arte\, sottolineandone il contenuto politico. Claire Fontaine utilizza vari medium – dal video alla scultura\, il neon soprattutto – e rifiuta l’obbligo della riconoscibilità formale nel suo lavoro\, che invece considera come una ricerca sperimentale in progress\, un’esplorazione continua. Claire Fontaine ha esposto in tutto il mondo e le sue opere si trovano nelle collezioni dei maggiori musei e istituzioni culturali internazionali. Dal 2017 vive e lavora a Palermo. Per maggiori informazioni: https://www.clairefontaine.ws/ \n  \nINFO \nPresentazione: mercoledì 10 luglio ore 18.00\nInaugurazione: mercoledì 10 luglio ore 19.30 \nRiso Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea\nVia Vittorio Emanuele 365 – Palermo\nDate esposizione: 11 luglio – 4 settembre 2024 \nUfficio stampa e accoglienza:\nCoop Culture \nInfo e contatti:\nurp.museo.riso.bci@regione.sicilia.it
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SUMMARY:ENZO VENEZIA - RUGGINE
DESCRIPTION:  \nE’ stata prorogata fino al 2 marzo “Ruggine”\, la personale di Enzo Venezia ospitata al museo di arte moderna e contemporanea RISO. Curata da Eva Di Stefano\, e seguendo i capitoli di un particolare allestimento progettato da Ignazio Lo Manto\, la mostra offre una profonda riflessione sulla memoria e l’identità di Palermo\, di cui Enzo Venezia è parte attiva\, non fosse soltanto per gli innumerevoli spettacoli di cui ha curato scene o costumi. Ma è un artista a tutto tondo\, e spesso ha voluto sperimentare supporti e tecniche: “Ruggine” è un po’ il racconto di una lunga carriera\, articolato attraverso una serie di opere che evocano il passato e il presente della città. \nUna prima sezione di quadri bicromatici in bianco e nero passa dalle cupole imponenti e iconiche alle stradine intrise di storia del centro storico. Al centro della sala\, sculture filiformi in ferro sembrano dialogare con i dipinti\, creando un ponte tra tangibile e immaginario. Uno degli elementi di spicco della mostra è il video “Costellazione Palermo“: concepito e diretto dallo stesso Enzo Venezia\, realizzato da Ignazio Lo Manto sulle musiche di Giuseppe Rizzo e il testo di Giuseppe Di Benedetto\, è un vero ambiente immersivo\, completamente al buio\, dove si apre un cielo immaginario in cui fluttuano segni\, simboli\, e memorie della città. Le immagini delle palme\, delle cassate\, dei paladini e delle rose diventano protagoniste e si mescolano ai ricordi delle stragi mafiose\, creando una narrazione visiva potente e suggestiva.  \nIl tema centrale della mostra resta sempre l’inesauribile amore di Enzo Venezia per la sua città in continua metamorfosi\, le cui icone culturali rischiano di diventare semplici souvenir turistici privi del loro significato profondo. Attraverso un approccio che unisce arte e teatro\, Venezia cattura la vitalità residuale di questi elementi\, trasformandoli in protagonisti di una scena davanti agli occhi del pubblico. \nL’allestimento di Ignazio Lo Manto rispecchia la natura geometrica e razionale dell’opera di Venezia. Le sculture e i dipinti seguono una griglia armoniosa che\, al contempo\, stabilizza e sublima la complessità del materiale figurativo.  \nPromossa direttamente dall’Assessorato regionale ai Beni Culturali\, la mostra fa parte del percorso di visita del museo. \n  \nInfo Museo\nRISO Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea\ncorso Vittorio Emanuele 365 – Palermo \nOrari:\nda martedì a sabato 9:00 >18:30\ndomenica e festivi 9:00 > 13:00\nUltimo ingresso 30 minuti prima dell’orario di chiusura\nlunedì chiuso\, eccetto i festivi \nContatti:\nurp.museo.riso.bci@regione.sicilia.it\nBiglietteria e accoglienza: CoopCulture\nUfficio stampa per CoopCulture: Simonetta Trovato \n  \n___________________\nSegue galleria fotografica \n\n\n\n	\n		\n\n			\n		\n\n		\n		\n\n			\n		\n\n		\n		\n\n			\n		\n\n		\n		\n\n			\n		\n\n		\n\n		\n	\n		[Mostra miniature]
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SUMMARY:IGOR GRUBIC - ANGEL WITH DIRTY FACES
DESCRIPTION:Igor Grubić \nAngels with Dirty Faces \nRiso\, Museo regionale di arte contemporanea \nDal 12 giugno al 7 settembre 2025 \nA cura di Daniela Brignone\, Evelina De Castro\, Rosaria Raffaele Addamo \nOpening venerdì 12 giugno ore 19:00- 23:30 **ingresso gratuito* \nIn occasione del 120° anniversario dalla realizzazione de I carusi dell’artista bagherese Onofrio Tomaselli\, il Museo Riso di Palermo presenta il progetto “Angels with Dirty Faces”\, dell’artista croato Igor Grubić\, evento collaterale alla mostra “Onofrio Tomaselli e il verismo in Sicilia”\, allestita presso la GAM Galleria d’Arte Moderna Empedocle Restivo di Palermo.  \nDal 12 giugno al 6 settembre 2025 sarà possibile visitare la mostra curata da Daniela Brignone\, Evelina De Castro\, Rosaria Raffaele Addamo. \nL’opera\, realizzata nel 2000 e originariamente creata per il Museo di Arte Contemporanea di Belgrado\, trae ispirazione dalla protesta dei minatori di Kolubara\, momento cruciale nella caduta del regime di Milošević. Attraverso un video di 17 minuti e una serie fotografica di grande impatto visivo\, Grubić fonde documentario e finzione\, rielaborando la poetica de “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders: angeli scendono in terra rinunciando alla loro immortalità per trasformarsi in minatori\, rendendo i volti anneriti dal carbone simbolo di resistenza e dignità operaia.  \nLa mostra instaura un dialogo profondo con l’opera di Onofrio Tomaselli\, che nell’Ottocento ritrasse con crudo verismo il dramma dei carusi\, i bambini lavoratori delle miniere di zolfo siciliane. Se Tomaselli denunciava lo sfruttamento minorile attraverso la pittura\, Grubić rilegge quelle stesse tematiche con linguaggi contemporanei\, dal video alla fotografia\, mantenendo intatta la potenza della denuncia sociale.  \n“Angels with Dirty Faces” si propone come ponte tra epoche e geografie diverse\, tra la Sicilia ottocentesca di Tomaselli e i Balcani contemporanei di Grubić\, tra pittura verista e videoarte\, offrendo una riflessione attuale sul valore del lavoro e sulla dignità dei lavoratori. \nLa mostra è realizzata grazie alla collaborazione della Galleria Laveronica di Modica. \n  \nIgor Grubić (Zagabria\, Croazia\, 1969) è attivo come artista multimediale dall’inizio degli anni ’90. Il suo lavoro include interventi site-specific in spazi pubblici\, fotografia e film. Rappresenta la Croazia alla 58a Biennale di Venezia. La sua pratica critica e socio-politicamente impegnata è caratterizzata da un impegno a lungo termine e il suo lavoro si concentra su situazioni politiche passate e presenti\, dall’esplorazione approfondita del destino dei monumenti storici e del declino dell’industria\, all’esame delle condizioni delle comunità minoritarie. Sebbene radicato nella tradizione documentaria\, il lavoro di Grubić in fotografia e film è caratterizzato da un approccio affettivo ed empatico\, profondamente umano e spesso poetico. \nIl suo lavoro è stato esposto in varie istituzioni internazionali tra cui: \nBiennale di Tirana 2 (2003); Manifesta 4 (Francoforte\, 2002); Manifesta 9 (Genk\, 2012); 50a October Salon (Belgrado\, 2009); Gender Check\, MuMOK (Vienna\, 2009); 11a Biennale di Istanbul (2009); 4a Fotofestival Mannheim Ludwigshafen\, Heidelberg (2011); East Side Stories\, Palais de Tokyo (Parigi\, 2012); Progetto
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SUMMARY:39°43′N 12°55′E  A NORD DI USTICA. COORDINATE DI MEMORIA
DESCRIPTION:39°43′N 12°55′E  \nA NORD DI USTICA. COORDINATE DI MEMORIA \nDal 27 giugno al 27 luglio 2025 \nQuattro momenti di memoria attiva per il 45° Anniversario della Strage di Ustica \nPalermo\, 27 giugno 2025 – In occasione del 45° anniversario della tragica Strage di Ustica\, in cui persero la vita 81 persone\, il RISO – Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea – rinnova la sua proficua collaborazione con il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici Bologna –\, presentando un prezioso progetto di memoria attiva. Fino al 27 luglio 2025\, distinti ma intrecciati\, quattro “Momenti” daranno vita a un’unica\, grande iniziativa dal titolo evocativo: “39°43′N 12°55′E / A NORD DI USTICA. COORDINATE DI MEMORIA”. Un progetto che attraverserà i luoghi simbolo di quella ferita ancora aperta: Bologna\, Palermo e l’isola di Ustica. \nIl titolo stesso dell’iniziativa è un ponte tra la precisione cartografica e la profondità del ricordo. Le coordinate indicano il punto esatto nel Mar Tirreno in cui precipitò il DC-9 Itavia: un riferimento inequivocabile a “qui è successo”. La dicitura “A Nord di Ustica” si riferisce alla posizione del relitto\, che per latitudine si trova effettivamente a nord dell’isola\, pur essendo più a ovest. Questa lieve “imprecisione” concettuale diventa forza evocativa\, intercettando la percezione collettiva e il radicamento della Strage di Ustica nella memoria pubblica\, trasformandola in un punto di riferimento emotivo. Infine\, “Coordinate di Memoria” eleva questi numeri da semplice dato geografico a simbolo denso di significato\, trasformando un punto nello spazio in un luogo di ricordo\, riflessione e ricerca di giustizia. Una metafora potente\, che suggerisce come l’iniziativa non sia solo geolocalizzazione\, ma permanenza del ricordo e rinnovata responsabilità verso il futuro. \n“La cultura è memoria viva. Ricordare la strage di Ustica significa non solo rendere omaggio alle vittime\, ma anche tramandare storie\, esperienze e verità che\, attraverso l’arte\, possono essere custodite e restituite alle future generazioni. È questo il compito della cultura: ricordare per non dimenticare” dichiara l’Assessore dei beni Culturali e dell’Identità Siciliana Francesco Paolo Scarpinato. \nCome afferma Evelina De Castro\, direttrice del Museo RISO: «Ogni anno il Museo RISO rinnova un impegno che è insieme etico\, civile e poetico: quello di custodire\, rielaborare e trasmettere la memoria come atto vivo\, come gesto collettivo e creativo. Non si tratta solo di ricordare un evento tragico come la Strage di Ustica\, ma di restituirgli profondità e voce attraverso il linguaggio dell’arte\, che sa attraversare il tempo e dare forma al non detto. In un presente che tende spesso a rimuovere\, il nostro compito è educare alla memoria come esercizio critico\, come riappropriazione consapevole del passato per costruire un futuro vigile\, capace di interrogarsi. È in questa visione che il RISO si fa laboratorio permanente di relazione e cultura\, luogo in cui le nuove generazioni possono incontrare la storia\, decifrarla\, reinterpretarla». \nIniziative come “39°43′N 12°55′E / A NORD DI USTICA. COORDINATE DI MEMORIA” rappresentano coordinate simboliche ma anche direzioni di senso\, traiettorie emotive e civili. Mettere in dialogo la memoria recente con quella più antica – come nel parallelismo tra il relitto del DC-9 e il ritrovamento della Nave Romana affondata – significa riconoscere in ogni testimonianza del mare un racconto di umanità interrotta\, ma mai conclusa. Così il Museo si fa spazio aperto e attraversabile\, dove la memoria non si cristallizza\, ma si trasforma in energia generativa. Perché non c’è memoria senza presente\, e non c’è futuro senza la capacità di ricordare insieme. Per questo\, l’iniziativa si articola in quattro azioni coordinate di memoria\, in cui si incrociano visioni\, linguaggi e narrazioni differenti e trasversali\, con il coinvolgimento delle scuole\, del Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica\, della Soprintendenza del Mare\, di artisti\, curatrici ed educatori. Un percorso condiviso tra arti visive e produzioni documentarie\, ospitato nei luoghi simbolicamente legati ai fatti: Bologna\, Palermo e Ustica.  \nQuattro Momenti di Memoria Attiva: \n\n\nVideo installazione “Viaggio Notturno Per mare” di Jacopo Rinaldi a cura di Laura Brambilla. Dopo essere stata presentata a Bologna nel 2024 al MAMbo e al Museo per la Memoria di Ustica\, l’opera video di Jacopo Rinaldi (Roma\, 1988) giunge per la prima volta a Palermo\, presso il Museo RISO\, e sull’isola di Ustica\, al Centro Studi e Documentazione. Viaggio notturno per mare si configura come una ‘emersione’\, portando nello spazio pubblico una presenza quasi fantasmagorica che intende riattivare la memoria collettiva sommersa. Il titolo stesso evoca le “acque mescolate alla notte” di Gaston Bachelard\, simbolo di un “rimorso antico che non vuole dormire”. L’opera nasce dalle immagini subacquee girate nel 1987 dall’Istituto francese Ifremer durante la missione OPERA\, quando il sottomarino Nautile individuò e illuminò per la prima volta i resti del DC-9 Itavia\, adagiati a 3620 metri di profondità in uno dei punti più remoti del Mar Tirreno. Questi lunghi piani sequenza\, accompagnati da un costante rumore elettromagnetico\, trasformano il fondale nero e immobile in uno spazio simbolico dove la materia frammentata del relitto incontra l’abisso della rimozione collettiva. Rinaldi rielabora i filmati originali come un viaggio notturno: un lento avvicinamento a ciò che per anni è rimasto sepolto\, restituendo una presenza spettrale\, ma necessaria\, che riattiva la memoria là dove il tempo e l’oblio avevano coperto ogni traccia. L’opera entra in dialogo ideale con le celebri installazioni di Christian Boltanski dedicate alla Strage di Ustica\, condividendone la tensione etica e la forza poetica: entrambe trasformano l’assenza in testimonianza\, la profondità fisica in spazio di riflessione pubblica.Viaggio notturno per mare è un invito a non lasciare che il buio del mare coincida\, ancora una volta\, con quello della storia. \n\n\nColtivare la Memoria – Progetto Didattico Integrato frutto della collaborazione tra il Dipartimento Educativo MAMbo | Museo Morandi e il Settore Educazione di Palazzo RISO. Questo percorso ha coinvolto attivamente gli studenti delle classi 4°A e 4°D del I.I.S. Manfredi Tanari di Bologna e 3°M del Liceo Regina Margherita di Palermo. Sotto la guida di Laura Brambilla e Marta Zanin per Bologna e Rosaria Raffaele Addamo e Silvia Emma per Palermo\, i ragazzi e le ragazze hanno partecipato a visite museali\, attività laboratoriali e incontri con artisti che pongono la “memoria” al centro della loro ricerca. Il progetto culmina nella presentazione di innovativi output digitali – come biografie immaginate all’interno di “oblò/finestrini” di carta\, montaggi audio/video\, frasi sussurrate e chat simulate – pensati per trasmettere il ricordo della strage alle nuove generazioni. Seguendo l’esempio di Rinaldi nel 2024\, il loro lavoro si propone come una “pietra d’inciampo contemporanea”\, una risposta alla domanda “perché questa storia dovrebbe essere ricordata più delle altre?” con la chiara affermazione che “dovrebbe essere ricordata quanto le altre”. I video prodotti dagli studenti\, oltre a essere presenti sui canali social dei musei coinvolti\, saranno in mostra negli spazi del Dipartimento educativo MAMbo | Museo Morandi dal 21 al 29 giugno 2025. \n\n\nVideo Nave Romana – Il Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica ospiterà\, contestualmente a Viaggio Notturno per mare di Jacopo Rinaldi\, un video speciale sul ritrovamento di una nave romana\, concesso in prestito dalla Soprintendenza del Mare. Questa iniziativa crea un dialogo tra la memoria storica di eventi tragici recenti e la profondità millenaria della storia marittima e archeologica del Mediterraneo\, sottolineando la stratificazione del ricordo che il mare custodisce.  \n\n\n“Pratica Poetica Politica” di Giovanni Gaggia (2022)\, collezione permanente del Museo Riso – L’arazzo Pratica Poetica Politica di Giovanni Gaggia\, oggi parte della collezione permanente del Museo RISO\, torna in esposizione come segno tangibile di un lungo lavoro sull’elaborazione della memoria. L’opera – ricamo su tessuto (300×150 cm) con base in legno color lavagna e gesso – nasce da un decennale percorso di ricerca sul ruolo dell’arte come strumento di consapevolezza civile\, sviluppato da Gaggia a partire dalla Strage di Ustica\, che ha visto l’artista confrontarsi con testimoni diretti e storie sommerse. Il progetto ha preso avvio dall’incontro con Daria Bonfietti\, presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime\, e dalla sua frase “Quello che doveva accadere”\, da cui nasce il primo arazzo\, concluso durante una performance a Bologna. Nel 2016\, l’incontro con le figlie di Aldo Davanzali\, proprietario della compagnia Itavia – considerato l’ottantaduesima vittima della strage – apre a una nuova riflessione che porterà Gaggia a realizzare un secondo arazzo\, quello oggi esposto\, con la frase ricamata a Palermo “Pratica Poetica Politica”. Presentata per la prima volta nel 2022 nella mostra “Quello che doveva accadere”\, curata da Desirée Maida\, l’opera si lega anche al laboratorio PTCO con la IV H del Liceo Vittorio Emanuele II di Palermo: gli studenti\, scrivendo sulla base lignea\, trasformano la memoria in esperienza collettiva. La loro partecipazione ha trasformato l’opera in uno spazio condiviso di scrittura e presa di coscienza. Il ricamo diventa così gesto politico\, l’arte una pratica civile\, la memoria un’eredità viva.  \n\n\nPartecipare a “39°43′N 12°55′E / A NORD DI USTICA. COORDINATE DI MEMORIA” significa accogliere un invito al confronto\, al pensiero critico e alla costruzione condivisa di senso. Il RISO Museo\, intrecciando la forza visionaria dell’arte contemporanea con la responsabilità della memoria storica e l’impegno educativo\, si fa promotore di un presente vigile e consapevole. Un presente che non dimentica\, ma che sceglie di ricordare per generare futuro\, coltivando giustizia\, coscienza e umanità. \n \n____________\nSegue locandina
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SUMMARY:LUMINESSENZA\, ICONOGRAFIA DELLA LUCE
DESCRIPTION:  \nE’ Bruno Corà il curatore di “Luminessenza” mostra multimediale del pittore modicano Franco Fratantonio. Il 24 di luglio l’inaugurazione. Invitate autorità politiche\, istituzionali e religiose \n  \nPalermo\, 21 luglio 2025. E’ Bruno Corà il curatore della mostra\, dal titolo “Luminessenza\, iconografia della luce”\, che il pittore modicano Franco Fratantonio terrà dal 24 luglio e sino al 24 agosto 2025 nella Cappella della Incoronata di Palermo. \nll prestigioso storico e critico d’arte Bruno Corà ha apprezzato da qualche tempo il linguaggio e il messaggio artistico dell’opera di Franco Fratantonio. \nIn questa occasione espositiva l’opera di Fratantonio è presente nei vari linguaggi espressivi che lui da sempre adopera. È implicito il disegno nell’uso del pastello secco e ad olio che si evolve in pittura\, questa si anima nel movimento dei video da cui si estraggono sequenze e frame fotografici sui cui ritorna il segno pittorico del pastello. \nNell’opera video “Pozzo Paradiso” si parla di un’antica leggenda celtica che narra di un ragazzo muto che viveva vicino in una spiaggia e passava il suo tempo ad ascoltare la voce del mare\, voleva capire il significato e imparare finalmente a parlare\, un giorno decise di entrare in mezzo all’acqua e cominciò a nuotare scivolando sempre più giù\, quando arrivò in fondo al mare si trovò davanti un pozzo da dove usciva una musica meravigliosa\, risalito in superficie scoprì di saper parlare ma le sue parole non erano come quelle degli altri uomini era un canto\, il primo canto del mondo. L’opera varia di Franco Fratantonio presente alla Cappella dell’Incoronata si traduce nel concetto di Immersione che nasce da un’esperienza giovanile di quando lui si tuffava nel mare. Questo concetto si evince nelle varie installazioni minimali di una visione ascensionale dello spazio. L’uso della scrittura si traduce nel concetto di immagine\, parola\, suono e infine diventa Luminessenza\, cioè l’essenza della luce. \nLa mostra\, organizzata e promossa dall’Associazione culturale “L’uomo sulla terra”\, sarà inaugurata il 24 luglio alle ore 18.00. Sono stati invitati a presenziare l’Assessore regionale ai Beni Culturali e dell’identità siciliana\, Francesco Paolo Scarpinato\, l’arcivescovo di Palermo\, Corrado Lorefice e altre espressioni della politica e delle istituzioni. \nL’evento vanta l’egida del Museo regionale d’arte moderna e contemporanea Riso. La mostra si avvale di diciotto opere tra quadri (pastelli\, oli e acquarelli)\, neon\, video (Pozzo Paradiso) che raccontano il rapporto sempre forte ed evidente tra luce e colore che negli anni è diventata la cifra artistica del talentuoso pittore siciliano. \nGli orari di apertura al pubblico sono i seguenti: tutti i giorni\, dal lunedì a domenica dalle ore 9.00 alle ore 13.00; mercoledì pomeriggio apertura pomeridiana dalle ore 14.30 alle ore 17.00. \nIl curatore Bruno Corà è stato professore e accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti ”Pietro Vannucci” di Perugia. Presidente della Fondazione Burri è stato direttore di Palazzo Fabroni Arti visive Contemporanee di Pistoia\, del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato\, del Centro d’arte moderna e contemporanea della Spezia\, del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Lugano nonché docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. \nCorà ha curato diverse biennali internazionali d’arte. \nDal 2012 al 2016 ha ideato e diretto la rivista Mozart dedicata all’arte contemporanea. \nUfficio Stampa: Marco Sammito
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SUMMARY:SUBLIME DI MELCHIORRE NAPOLITANO
DESCRIPTION:SUBLIME \nSpazialità Fisiche Essenziali \nMostra dell’artista Melchiorre Napolitano \nLa mostra\, iniziativa direttamente promossa dall’Assessorato dei Beni Culturali e dell’identità siciliana\, è curata da Francesco Gallo Mazzeo e sarà fruibile fino all’8 novembre 2025 \nA Palermo\, mercoledì 8 Ottobre\, alle ore 18\, presso la Cappella dell’Incoronata\, si inaugura la mostra personale dell’artista Melchiorre Napolitano: SUBLIME Spazialità.Fisiche.Essenziali. La mostra\, curata da Francesco Gallo Mazzeo\, sarà visitabile fino a sabato 8 novembre. \n“La mostra di Napolitano – ha detto l’Assessore ai Beni culturali e identità siciliana\, Francesco Paolo Scarpinato – conferma l’impegno di questo Assessorato nel promuovere la creatività contemporanea siciliana\nvalorizzando il nostro patrimonio culturale sia attraverso la scelta del luogo dell’esposizione\, la storica Cappella dell’Incoronata di Palermo\, sia attraverso le opere stesse dell’artista che si ispirano alle bellezze archeologiche\, architettoniche e paesaggistiche del nostro territorio e non solo”. \nIl progetto espositivo della mostra di Melchiorre Napolitano contempla un insieme di opere ispirate dalle bellezze archeologiche\, architettoniche e paesaggistiche alle quali l’artista ha attinto nei suoi numerosi viaggi di osservazione e di studio in varie parti del mondo. Opere ispirate non soltanto dalla reale composizione paesaggistica della materia rocciosa rappresentata ma\, anche\, dalle suggestioni che un segno\, una macchia o un graffito rinvenuti su di essa\, unitamente a cieli e nuvole inquietanti\, contribuiscono a dare forma originaria ad una nuova e personale visione dell’originale paesaggio immaginario\, espressa\, anche\, come una speciale e sui generis  invenzione del paesaggio.  \nL’artista\, suggestionato\, non solo esteticamente\, della storia e sacralità che suscita la Cappella della Incoronazione\, luogo speciale in cui svolge la mostra\, ha voluto rivolgere un omaggio particolare ad alcune “eroine della fede”\, che con grande forza d’animo e spirito di abnegazione hanno saputo incidere nella storia di questa iconica città di Palermo. Il riferimento\, così come sottolinea Francesco Gallo Mazzeo nel suo testo di presentazione in catalogo\, è “…agli omaggi fatte alle quattro sante\, di quattro stagioni della fede e della devozione\, a cui Napolitano volge lo sguardo\, ma non allo scopo di illustrarle e magnificarle in maniera ordinaria\, bensì di investirle di un ulteriore ruolo di guida verso un avvenire…”. Rosalia e ancora le altre compatrone Agata\, Ninfa\, Cristina ed Oliva\, seppero affrontare anche il martirio pur di rimanere fedeli al loro credo cristiano\, che oltre ad essere religioso e simbolo di civiltà\, si riferisce a tutta l’umanità\, non più solo dell’uomo\, ma dell’uomo e della donna insieme. \nLa mostra comprende circa 45 opere\, tra pitture\, bassorilievi ed installazioni. Un’antologia di lavori realizzati negli ultimi vent’anni\, la maggior parte delle quali non sono mai state esposte a Palermo. Un equilibrio armonioso della complessità\, della luce e dell’incombere delle ombre\, in intreccio di luci ed ombre\, pieni e vuoti\, forme e colori\, di cui l’artista si è sempre nutrito nella sua terra di origine\, la Sicilia\, con lo sguardo di chi\, esaminato il passato\, vive il presente con la speranza di un futuro salvifico.  \nNote biografiche \nMelchiorre Napolitano è nato a Palermo nel 1949 ed ha completato gli studi nella sua città. Laureato in architettura\, dal 1973 al 2007 è stato docente di Discipline pittoriche presso il Liceo artistico statale “E. Catalano” di Palermo. Dal 1966\, ad oggi\, ha partecipato a numerose esposizioni collettive ed allestito mostre personali sia in Italia che all’estero\, presso Istituzioni pubbliche museali e gallerie d’arte private\, in Svizzera\, Olanda\, Francia\, Jugoslavia\, Turchia\, Corea del Sud\, Argentina\, Brasile\, Russia.
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SUMMARY:50° Festival di Morgana - Pupi Videodrome
DESCRIPTION:Pupi videodrome\, mostra diffusa multimediale e transdisciplinare\, raccoglie una sezione dedicata all’Opera dei pupi\, iscritta nel 2001 nella lista Unesco dei Capolavori del patrimonio culturale immateriale dell’umanità\, su candidatura del Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino di Palermo. \nAllestita nella sala della Foresteria di Palazzo Belmonte Riso\, la mostra presenta una selezione di opere\, tra videoarte e installazioni etnografiche\, che aprono alle trasmutazioni dell’Opera dei pupi nella contemporaneità\, invitando ad assumere posizioni nuove da cui rileggere la complessa e sfuggente realtà che ci circonda. \nA introdurci in modo insolito nell’universo dell’Opera dei pupi è la video installazione The Palace of Raw Dreams dell’artista britannica Judith Cowan: posizionando le telecamere sulla testa delle marionette\, l’artista fa adottare allo spettatore il punto di vista dei pupi sulla scena\, provocando un capovolgimento di prospettiva che non soltanto lo rende protagonista\, ma lo porta nel cuore di quelle battaglie che\, spogliate di ogni forma di eroismo retorico e strumentale\, appaiono ora controverse e oblique. \nLe efferate conseguenze di quelle battaglie diventano più esplicitamente manifeste nell’installazione etnografica Homo homini lupus\, di Rosario Perricone e Virgil Scripcariu\, che ricreano un paesaggio archeo-logico di corpi: quelli dei pupi che\, frammentariamente disseminati su una coltre di grano\, evocano non più e non solo le eroiche imprese cavalleresche ma anche il dolore e la distruzione di un presente ancora tristemente segnato dalla guerra. \nIl tema della futilità della guerra ritorna nella video installazione Pupidrama\, degli artisti tedeschi Stefan Panhans & Andrea Winkler\, realizzata in collaborazione con il Museo delle marionette e presentata in prima nazionale. L’opera affronta in modo originale e visionario i temi della crisi identitaria\, della decostruzione dei miti e della ricerca di nuove possibilità di convivenza in un contesto segnato da tensioni globali\, crisi valoriali e modelli obsoleti. I pupi\, ora ricoperti di corazze e vesti\, appaiono in preda all’incertezza ma anche sensibili alla necessità di trovare insieme nuove strade e soluzioni che siano capaci di porre fine ai loro perpetui e insensati combattimenti. \nQuesta sezione dedicata all’Opera dei pupi è in dialogo diretto con l’installazione allestita nella sede del Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino\, dove Pupi videodrome prosegue la riflessione critica sul tema della guerra. In No War\, di Rosario Perricone\, e Resurrectio\, di Enzo Venezia\, esposte al Pasqualino\, l’immagine del pupo esploso\, squarciato e mutilato evoca un movimento di frantumazione e dissoluzione che allude ad una apocalisse ma\, implicitamente\, anche ad una rinascita\, ad una resurrezione possibile\, alimentando la speranza di un riscatto. Le installazioni contemporanee al Museo dialogano direttamento con i manufatti esposti\, di stile palermitano e catanese\, che si animano in Pupi a 360 gradi di Alessandra Grassi\, film documentario fruibile mediante appositi visori VR che riproduce uno spettacolo integrale dell’Opera dei pupi. \n  \nDopo l’esposizione presso il Museo Scoala de la Piscu\, in Romania\, da marzo a giugno 2025\, Pupi videodrome rivive a Palermo in un nuovo allestimento diffuso che si fa sempre con maggiore forza promotore di pace e dialogo interculturale e invita ad una riflessione critica sul presente attraverso l’arte e il patrimonio immateriale dell’Opera dei pupi. \n____ \nLa mostra a Palazzo Belmonte Riso sarà visitabile fino al 28 novembre 2025\, nei giorni e orari di apertura del Museo regionale d’arte moderna e contemporanea. Per info sugli orari di apertura si rimanda al sito https://www.museoartecontemporanea.it/orari-e-tariffe/ \nL’ingresso alla mostra Pupi videodrome è gratuito.
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SUMMARY:L'ISOLA DESERTA E ALTRE STORIE DI STEFANIA GALEGATI
DESCRIPTION:“A stare dentro\, il tempo non passa.\nIn quel poco tempo che ho trascorso in carcere l’ho percepito dilatato. Le persone detenute mi hanno ringraziato  perché i progetti artistici non le facevano pensare.\n‘Grazie che così non penso\,  perché qui c’è troppo tempo per pensare’\nC’è però pensare e pensare.\nC’è pensare e ripensare.\nC’è pensare e fare. E a volte sono la stessa cosa.\nE poi c’è tanto\, troppo tempo”.\nStefania Galegati \n  \nDal 2 febbraio al 1 marzo 2026\, il Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo ospita negli spazi della Cappella dell’Incoronata la mostra di Stefania Galegati L’isola deserta e altre storie\, risultato del ciclo di workshop destinato a un gruppo di donne detenute presso la Casa Circondariale Pagliarelli – Antonio Lorusso di Palermo. Condotto dall’artista settimanalmente\, da settembre a marzo 2025\, il progetto è stato realizzato in occasione del progetto Spazio Acrobazie. Laboratorio di produzione e di riqualificazione attraverso la mediazione artistica\, di cui il Museo Riso è stato partner. \nIl laboratorio è stato immaginato come un viaggio alla scoperta di un’isola deserta\, uno spazio dal tempo sospeso in cui poter ripartire utopicamente da zero\, in cui rimodellare la propria esperienza di vita attraverso l’arte\, la lettura\, la scrittura\, la pittura\, il cucito e la creta come strumenti per ripensare le istituzioni\, le relazioni\, il rapporto con il denaro e con il tempo. Attraverso il gioco del “cosa sarebbe accaduto se”\, l’artista ha chiesto alle partecipanti di interrogandosi sul ruolo svolto dalla famiglia\, dalla scuola\, dallo stesso carcere\, mettendo a disposizione quaderni e “pizzini” in cui raccogliere i propri pensieri\, i sogni\, le paure\, e le cose da cancellare\, o da bruciare attraverso un rituale. Le storie ascoltate sono state restituite attraverso due opere che trasformano in immagini\, narrazioni e scrittura le parole dette.\nIl video L’isola deserta (2026) racconta attraverso la voce narrante di Stefania Galegati i pensieri che hanno attraversato i laboratori\, i dialoghi sul tempo\, sul femminismo\, sulle prigioni nelle\nisole\, sull’acqua troppo calda\, e le frasi che le sono state consegnate\, per liberarsi da pesi e da desideri infranti. “Le sbarre vorrei che diventassero di cioccolato”. \nLa grande tela a forma di isola\, I guai della pentola (li sa il cucchiaio che arrimina)\, 2026\, costruita insieme alle donne detenute\, è stata pensata come un abito da indossare. Il mare dipinto è diventato il fondale dove far galleggiare pesci\, fiori\, alberi\, montagne poi ricoperte dalla scrittura che contiene le memorie e le tante storie emerse. Pace\, solitudine e libertà\, le parole più ricorrenti. Un’isola dove infine poter cambiare abitudini e ritornare nel mondo con un vestito nuovo\, complice l’arte. \n  \nSi ringraziano:\nMaria Luisa Malato\, direttrice Casa Circondariale Pagliarelli – Antonio Lorusso di Palermo.\nSimona Patelmo\, educatrice Casa Circondariale Pagliarelli – Antonio Lorusso di Palermo\nAntonina Vitale\nMaria Cristina Catalano\nMarina Motta\nMartina De Luca\nLoredana Casella\nMaria Francesca Nicotra\nElisabetta Di Mari\nSebastiana Messina\nGiuseppa Pannuccio\nPatrizia Del Popolo\nGalleria FPAC\, Palermo\, Vito Planeta e Angelo Leonardo \nStefania Galegati\nStefania Galegati (Bagnacavallo\, 1973) ha studiato arti visive all’Accademia di Belle Arti di Bologna e a Brera con Alberto Garutti. Ha fatto parte di Via Fiuggi\, un gruppo di giovani artisti che viveva a Milano alla fine degli anni novanta. Lavora con diversi media innestando meccanismi di spostamento semantico nelle cose e nelle persone.\nHa esposto per la prima volta nel 1994 nello spazio milanese Viafarini. Nel 2003 ha vinto l’International Studio Program al PS1 MoMA di New York\, dove ha risieduto sino al 1998. Dal 2008 vive a Palermo. Da una quindicina di anni si appassiona di pedagogia radicale dell’arte cercando di portare le sperimentazioni di esperienze come Counterproduction (associazione che organizza una scuola estiva dal 2015) all’Accademia di Belle Arti di Palermo dove ora insegna pittura. Nel 2024 vince il primo premio BPER di Arte Fiera\, Bologna e il finanziamento della tredicesima edizione dell’Italian Council promosso dal DGCC con cui porta il progetto l’Isola delle Femmine in Indonesia e Tanzania.\n 
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SUMMARY:LE POLVERI DI CARNEVALI DI ERIO CARNEVALI
DESCRIPTION:Palermo\, venerdì 13 marzo 2026\, alle ore 17:00\, presso la Cappella dell’Incoronata\, via Incoronazione 13\, si inaugurerà la mostra “Le Polveri di Carnevali” di Erio Carnevali. \nL’esposizione propone una significativa selezione di lavori recenti di Erio Carnevali\, artista che da decenni conduce una ricerca rigorosa e poetica sul colore\, sulla materia e sulle possibilità percettive della pittura. Le opere in mostra appartengono al ciclo delle “polveri”\, esiti di una pratica pittorica sperimentale che si colloca in continuità con l’astrazione lirica e con una profonda riflessione sul rapporto tra visibile e invisibile\, tra esperienza sensoriale e dimensione mentale. \n“…L’apertura al mistero sembra essere il punto di svolta che le ultime opere di Carnevali ci rivelano perché in esse vi è una sincera ansia di capire il senso segreto di ciò che avviene non nascondendosi più che c’è qualcosa che ci sovrasta e potrebbe aiutarci a capire ed orientarci ad agire. Si osservino attentamente le polveri. Richiamano alla memoria immagini sature di colore una serie di esperienze di cose: per esempio la luce filtrata dalle palpebre quando d’estate ci si rivolge al sole senza altra difesa. I colori si alternano con diversa intensità e si compenetrano con una vis che ha qualcosa di creativo e l’occhio riceve uno stimolo più mentale che visivo. Non sappiamo se vediamo o semplicemente pensiamo il colore e se il nostro ruolo è attivo o passivo. Indubbiamente Carnevali con questi suoi esperimenti indaga il mistero delle coincidenze non alla ingenua ricerca di formule che consentano di tradurre un linguaggio in un altro\, ma per il gusto di attingere al terreno fertile delle Correspondances cantato da Baudelaire.” \nPaolo Portoghesi\nda “Erio Carnevali. Una pittura di polvere”\, Gangemi Editore\, Roma \nErio Carnevali nasce a Modena e avvia la sua carriera artistica all’inizio degli anni Settanta. La sua pittura su tela riprende il filo dell’astrazione lirica\, del colore inteso come risonanza interiore e come spazio di meditazione\, condividendo la filosofia pittorica di grandi maestri quali Kandinskij e Rothko. Parallelamente alla ricerca pittorica\, Carnevali ha trasposto la propria visione artistica nell’ambito dell’arte pubblica e del design\, sperimentando materiali e tecniche quali il mosaico\, il vetro artistico\, la ceramica e la porcellana. Ha collaborato con affermati architetti\, tra cui Paolo Portoghesi\, e i suoi manufatti decorano numerose città. Le sue opere sono presenti in musei\, collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Vanta oltre settanta mostre personali e periodi di studio e ricerca in Italia\, Germania\, Francia e Stati Uniti. \n  \nINFORMAZIONI\nSede espositiva : Cappella dell’Incoronata – Via Incoronazione\, 13 – Palermo\nPeriodo: 13 marzo – 21 aprile 2026\nInaugurazione: 13 marzo 2026\, ore 17:00\nOrari di apertura:\nLunedì – venerdì: ore 9:00 – 13:00\nSabato\, domenica e festivi: chiuso\nIngresso Libero \n___________\nSegue locandina
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SUMMARY:Lucía Vallejo Garay POWER AND EMPTINESS a cura di Hervé Mikaeloff
DESCRIPTION:Lucía Vallejo Garay\nPOWER AND EMPTINESS\na cura di Hervé Mikaeloff \nPalermo – Cappella dell’Incoronata\nRiso\, Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea \nVilla Igiea \n16 maggio – 15 giugno 2026 \nPresentazione alla stampa \nGiovedì 14 maggio ore 18\,00\nPalermo\, Villa Igiea – Salita Belmonte\, 43 \nOpening istituzionale\nVenerdì 15 maggio ore 18\,00\nPalermo\, Cappella dell’Incoronata\, Via dell’Incoronazione\, 13 \nIl Museo Regionale d’arte Moderna e Contemporanea ospita\, dal 15 maggio al 15 giugno 2026\, presso la Cappella dell’Incoronata di Palermo\, la mostra curata da Hervé Mikaeloff “Power and Emptiness” prima personale in Sicilia della scultrice spagnola Lucía Vallejo Garay che nei suoi lavori indaga il lato oscuro del potere come trappola di vita. \nLa mostra raccoglie le suggestioni legate alla ricorrenza\, nel 2027\, dell’Anno Europeo dei Normanni\, trovando il sostegno del Governo di Spagna\, Ministero della Cultura\, dell’Oficina Cultural dell’Ambasciata di Spagna in Italia\, dell’Istituto Cervantes di Palermo. \nLa scelta del luogo della mostra da parte di Hervé Mikaeloff si lega\, infatti\, alla narrazione leggendaria della incoronazione dei sovrani normanni nel sito medievale della Cappella dell’Incoronata. \n(Madrid / Palermo) L’oro come promessa e come trappola. Come luce divina e come peso insopportabile. Lucía Vallejo Garay (Bilbao\, 1975) trasforma lo spazio intriso di storia\, potere e simbolismo nel palcoscenico di una riflessione contemporanea sull’ambivalenza del potere e sul vuoto che esso può celare. Il progetto nasce dal fascino di Vallejo per i re normanni\, figure storiche capaci di unire culture latina\, islamica e bizantina\, trasformando il potere in convivenza culturale\, ricchezza estetica e raffinatezza simbolica. Questa eredità si materializza nell’installazione centrale\, The Golden Ceiling\, reinterpretazione contemporanea delle volte dorate della Cappella Palatina. Sospeso sopra lo spettatore\, il metallo dorato non illumina ma mette a confronto: uno splendore che contiene insieme gloria e peso\, richiamando la dualità dell’oro come simbolo divino di Dio e come rappresentazione più terrena del denaro. \nIl percorso prosegue con opere che evocano l’oro nel suo stato più primordiale come materia prima del potere\, spogliata di artifici — a ricordare che ogni grandezza nasce da ciò che è essenziale e tangibile. Il pezzo principale dell’installazione si ispira a La madre dell’ucciso dell’artista italiano Francesco Ciusa\, che colpì profondamente la scultrice per la rappresentazione del dolore di una madre che ha perso il figlio a causa della violenza scatenata dalle lotte di potere. L’opera presentata a Palermo riflette la tensione tra vicinanza al potere e perdita personale\, evocando come la complicità con il potere possa privarci di ciò che più amiamo. \nVallejo gioca con la dualità tra apparenza e realtà: un’opera sospesa rivela i due lati del metallo dorato — uno brillante\, l’altro opaco e cavo — invitando a riflettere sull’ammirazione cieca per lo splendore e sulle maschere del potere. Materiali umili come legno\, juta e canapa dialogano con finiture metalliche dorate\, creando una tensione tra luminosità e fragilità\, ambizione e vulnerabilità\, luce e l’ombra che inevitabilmente accompagna la gloria. \nNella Loggia\, elementi circolari in vetro di Murano fusi con tessuto offrono un epilogo visivo: il tessuto\, segnato dal vetro\, lascia tracce di cenere che evocano fragilità e il passare del tempo. Disposte a forma di corona\, queste opere invitano all’introspezione: cosa si perde nel cammino verso l’ambizione\, il successo o il potere? Cosa rimane quando il traguardo materiale non è più sufficiente? «Il mio lavoro trasmette le mie ferite\, la mia memoria e i miei sentimenti in modo spontaneo. Lavoro con tessuti e vetro\, ma ora mi sto concentrando su quest’ultimo perché ha una componente magica e sfidante — non fa ciò che voglio. Ho con lui un rapporto di amore-odio»\, spiega l’artista. \n“Power and Emptiness si sviluppa come un viaggio tra splendore e vuoto\, gloria e silenzio — un promemoria del fatto che il potere può tanto abbagliare quanto imprigionare. Vallejo trasforma l’oro in uno specchio della nostra ambizione e di ciò che\, nella sua assenza\, rivela la vera essenza di chi siamo.” Si tratta della seconda mostra in cui collabora con Hervé Mikaeloff\, consulente d’arte indipendente e curatore per il gruppo Louis Vuitton Moët Hennessy (LVMH). Mikaeloff ricorda di aver scoperto «una delle mostre più impressionanti che abbia mai visto» quando incontrò il lavoro della scultrice in Our Cages\, Our Thoughts\, installata al Lazareto di Minorca. Per Mikaeloff\, l’incontro con il lavoro di Lucía fu «uno shock»\, descrivendo l’artista come una sorta di «alchimista davvero capace di far dialogare materiali come vetro e tessuto». In Power and Emptiness\, afferma\, i visitatori si immergeranno in una mostra di arte contemporanea che\, oltre alla sua bellezza\, è profondamente connessa alla storia grazie agli «strati su strati di storia accumulati a Palermo». \nVilla Igiea ospita una selezione di lavori dell’artista allestiti negli spazi comuni dello storico albergo\, scrigno del Liberty in Sicilia\, un ulteriore prestigioso richiamo internazionale alla Mostra della Cappella dell’Incoronata. Villa Igiea\, Rocco Forte Hotels\, è partner espositivo del progetto e sede del cocktail preview riservato a stampa e VIP. \n\nINFO\nTitolo: Power and Emptiness\nCuratela: Hervé Mikaeloff \nSedi:\nCappella dell’Incoronata\, Via dell’Incoronazione\, 13 – Palermo\nVilla Igiea\, Rocco Forte Hotels\, Salita Belmonte 43 – Palermo \nDate:\n16 maggio – 15 giugno 2026 \nInaugurazione:\n15 maggio ore 18:00 \nOrari:\ndal lunedì al venerdì\, 9:00 – 13:00\nVisite su appuntamento per gruppi e istituzioni \nPromossa da:\nAssessorato regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana\, Museo Riso \nPatrocini Con il Patrocinio di:\nGoverno Spagnolo\, Ministero della Cultura – Officina Culturale spagnola presso l’Ambasciata di Spagna a Roma \nCon il Sostegno di:\nIstituto Cervantes di Palermo\, Fondazione Sicilia \nPartners tecnici:\nVilla Igiea\, Rocco Forte Hotels – Planeta Wines \nMedia Partner:\nI love Sicilia \nUfficio stampa\nMarta Suárez\nTel: (+34) 610987241\nEmail: marta_sso@yahoo.es \nFotografie di Lucía Vallejo e Hervé Mikaeloff\nCredits: Jaime Partearroy \nCoordinamento Mostra e Promozione\nMLC Comunicazione\nMaria Letizia Cassata / Chiara Lodato\nTel. (+39) 3389701502 / (+39) 329 795 6778\nEmail: mlc.comunicazione@gmail.com \n\nIniziativa organizzata da \nStand Florio ETS\nVia Messina Marine\, 40 – 90123 Palermo\nTel. 091 730 8360 – 351 570 2022\nEmail: associazione@standflorio.it
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SUMMARY:I CATALANO 1893 – 2026   LA MACCHINA DELL’ARTE Un secolo di creatività attraverso tre generazioni
DESCRIPTION:Cento anni di storia\, tre sguardi diversi\, un’unica pulsione creativa si incontrano a Palermo per celebrare un percorso artistico lungo più di un secolo. Apre al pubblico la mostra I Catalano 1893 – 2026. La Macchina dell’Arte\, un itinerario espositivo – ospitato presso il Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea e organizzato dall’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana – che celebra l’essenza di una famiglia che ha fatto dell’espressione visiva il proprio fil rouge esistenziale. \nQuesto racconto prende vita il 28 maggio attraverso un doppio appuntamento che ne riflette l’anima. \nSi comincia alle 17\,30 a Palazzetto Agnello (via dell’Incoronazione)\, dove Palermo accoglie per la prima volta un micro museo della grafica che ripropone l’eredità della storica “Stamperia d’Arte al Borgo”. Lo spazio nasce grazie ai materiali d’archivio e ai torchi d’epoca generosamente donati da Maurilio Catalano. Questa apertura anticiperà l’inaugurazione ufficiale della mostra\, prevista per le 18\,30 a Palazzo Belmonte Riso (via Vittorio Emanuele\, 365). \nUn viaggio che si snoda come un dialogo transgenerazionale attraverso un secolo di arte italiana\, trovando il proprio baricentro nel rigore poetico di Eustachio Catalano\, capostipite e figura centrale del Novecento. La sua opera mette in luce la peculiare sensibilità di un tratto capace di fondere il post-impressionismo con una solida struttura compositiva: un segno mai casuale\, ma strumento di indagine della realtà e dell’anima\, dove la luce diventa protagonista assoluta nel descrivere paesaggi e volti con un’eleganza sobria e senza tempo. \nDal silenzio contemplativo di Eustachio\, la “macchina dell’arte” accelera e si trasforma nell’energia vitale di Maurilio Catalano. Qui l’esposizione esplode in una profluvio di colori vibranti e simboli metafisici. Il Mediterraneo emerge prepotente attraverso le sue iconiche barchette\, le fiocine e gli strumenti della pesca\, che perdono la loro funzione pratica per farsi icone pop di un’appartenenza ancestrale. La pittura di Maurilio agisce come un ponte tra terra e mare\, trasformando l’oggetto d’uso in un feticcio poetico e universale\, denso di una materia cromatica che sembra pulsare sotto gli occhi dell’osservatore. \nIl percorso trova infine la sua evoluzione contemporanea nella visione di Chiara Catalano\, che porta l’eredità di famiglia oltre i confini della tela e anche del paese. Per Chiara\, l’arte abbandona la staticità della cornice trasformandosi in un’esperienza quotidiana e tattile. La tradizione pittorica dei Catalano incontra l’immaginario pop protagonista di una collezione dove il design si intreccia alla narrazione. È la chiusura di un cerchio perfetto: l’opera non è più solo oggetto di contemplazione\, ma diventa un elemento vivo che abita il quotidiano\, adattandosi alle forme del corpo e portando la storia dei Catalano nel movimento della vita moderna.  \nSull’importanza di questo progetto interviene l’Assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana\, Francesco Scarpinato: “Con la mostra dedicata ai Catalano\, l’Assessorato celebra un eccezionale percorso narrativo che mette tre generazioni di artisti a confronto. Non si tratta solo di un’esposizione\, ma di un dialogo vibrante tra passato\, presente e futuro: un filo rosso che lega la memoria storica alle visioni contemporanee\, offrendo uno spettacolo unico del panorama artistico siciliano. Questo evento incarna la missione del nostro Assessorato: custodire l’identità siciliana come materia viva che si rigenera. Vedere tre generazioni dialogare ci permette di mostrare una Sicilia capace di innovare restando fedele alle proprie radici\, trasformando il talento individuale in un patrimonio collettivo che è\, allo stesso tempo\, eredità e promessa per il domani”.  \nQuesta evoluzione non procede per compartimenti stagni: l’allestimento rinuncia infatti alla rigidità delle sezioni cronologiche per favorire un’esposizione fluida. Le opere dei tre artisti convivono e dialogano costantemente attraverso trame di corrispondenze — una risonanza cromatica\, un’affinità tematica o la persistenza di un oggetto — che accostano i lavori di generazioni diverse per evidenziarne\, in un unico sguardo\, la profonda continuità e l’inevitabile metamorfosi del segno. \nA definire il perimetro critico dell’esposizione è la direzione stessa del Museo: ‘’La mostra interpreta la linea curatoriale di Riso\, impegnato – dice Evelina De Castro\, alla guida del Museo – a dare senso al concetto di arte contemporanea nei termini di continuità di produzione culturale che in ogni epoca consegna il presente al futuro. Fin dal titolo la mostra propone un itinerario attraverso il susseguirsi delle importanti stagioni artistiche di Palermo\, interpretate dalla dinastia dei Catalano\, proposti in mostra non esclusivamente come artisti\, essendo ben noti\, ma come animatori di una ampia articolazione di molteplici settori della cultura e della sua produzione e comunicazione\, così da estendere il raggio di attenzione dall’artista al contesto\, ove si evidenzia la modernità dei Catalano’’. \nProprio questa visione di continuità poggia su un gesto che unisce memoria familiare e bene comune: la volontà dei Catalano di rendere collettivo un patrimonio di affetti e saperi. La nuova vita data ai torchi d’epoca e ai materiali storici della stamperia\, oggi fruibili dal pubblico grazie alla sinergia con l’Assessorato e il Museo Riso\, trasforma così il ricordo privato in una risorsa culturale permanente. Questi strumenti – ora ospitati permanentemente all’interno del micro museo di via dell’Incoronazione – debitamente ricollocati\, ricreeranno l’ambientazione originale di quella che fu la prima stamperia d’arte di Palermo. Nata – negli Anni ’70 – dalla volontà di giovani artisti e diretta nel tempo da Maurilio Catalano\, l’officina non era solo un luogo di produzione\, ma un punto di ritrovo per intellettuali e collezionisti. A essa va il merito di aver democratizzato l’arte attraverso la realizzazione del multiplo\, consentendo a un vasto pubblico di possedere opere autentiche e firmate. \nUn passaggio di testimone\, dai torchi storici al design contemporaneo\, che rivela l’anima profonda di una famiglia che ha scelto di abitare l’arte come una dimora comune. È proprio questa dimensione di vicinanza affettiva\, prima ancora che stilistica\, a essere colta da Enzo Venezia – curatore dell’allestimento insieme a Ignazio Lo Manto – il quale scorge nel percorso espositivo non tanto un distacco temporale\, quanto una continuità sentimentale: “Tre generazioni non a confronto\, ma una accanto all’altra. Ognuna in un suo posto di connivenza con gli altri. Pur appartenenti a epoche diverse\, tutti e tre sempre con la stessa voglia di narrazione\, con la stessa volontà di testimoniare emozioni\, raccontare aspetti della vita. Questa mostra\, ancor prima di essere una mostra di opere\, è la manifestazione di una complicità\, di un rapporto\, di un’intesa profonda tra i componenti di una famiglia: ed è proprio questo\, che è un valore in sé\, il vero soggetto di questa mostra. La rappresentazione di un modo di vivere\, di amare l’arte\, intesa come un compito da tramandare da padre in figlio\, come un principio di buon insegnamento\, una missione da compiere”.  \nQuesta “missione” di famiglia ha finito per influenzare non solo chi l’ha vissuta dall’interno\, ma anche chi\, da osservatore esterno\, ne ha assorbito l’immaginario e la forza evocativa. Lo scrittore Gaetano Savatteri restituisce perfettamente il senso di questo impatto culturale\, ricordando come il mondo dei Catalano sia stato capace di ridefinire persino i confini geografici e sensoriali della Sicilia: “Ho scoperto il mare con Maurilio Catalano. Può sembrare un paradosso\, ma suona bene. Il mare\, in realtà\, lo conoscevo. E sapevo anche di Maurilio\, della sua galleria “Arte al Borgo” dove quasi giornalmente passava Leonardo Sciascia. Ma per me\, ragazzo di Racalmuto\, sia il mare che la galleria di Maurilio erano echi lontani\, riverberi di una realtà vissuta per sentito dire. Per un ragazzo di un paese dell’interno\, il mare era miraggio e spavento\, abbaglio e seduzione\, una costa difficile da raggiungere e sentire propria. La galleria di Maurilio era invece nel cuore di Palermo\, frequentata da artisti e intellettuali\, troppo distante dal mondo di uno studente della provincia di Agrigento”.  \nUn’eco di rimandi tra arte e vita sottolineata anche da Franca Soncini – storica firma della comunicazione e considerata ‘’l’intellettuale delle pubbliche relazioni” – che analizza il peso e il fascino di un’eredità così densa\, osservando come il destino di chi cresce tra un nonno e un padre artisti possa oscillare solo tra la ribellione totale o la prosecuzione di quel cammino sotto nuove forme. Proprio in questa tensione\, Soncini rintraccia l’originalità dell’ultima generazione dei Catalano\, capace di far “camminare” l’arte fuori dalle gallerie: ‘’La ribellione ha trovato il suo spazio perché\, anziché limitarsi a riempire le tele\, l’arte ha scelto di vestire la quotidianità\, trasformando pezzi dell’abbigliamento in opere di rara unicità. Sono dipinti che camminano per le strade del mondo\, da New York a Tokyo\, da Los Angeles a Milano: ovunque è possibile imbattersi in donne e uomini che indossano queste creazioni\, portando il colore e la storia dei Catalano nel movimento della vita contemporanea”. Questa visione conferma come la moda e l’arte siano fenomeni culturali complessi e intrecciati\, capaci di riflettere i cambiamenti della società e di trasformare l’opera in un elemento vivo e tattile. \nL’esposizione convergerà in una pubblicazione dove la lettura critica di Aldo Gerbino dialoga con gli interventi di Soncini\, Venezia\, Savatteri\, De Castro e Luciana Giunta\, delineando il profilo corale di un vissuto artistico in perenne divenire. \nTitolo: I Catalano 1893 – 2026 . La Macchina dell’Arte\nSede: Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea – Via Vittorio Emanuele 365\nFino a: 28 giugno 2026\nOrari: Da martedì a sabato dalle 9 alle 18\,30 – Domenica e festivi dalle 9 alle 13 \nIngresso: Libero \nNote: \nEustachio Catalano (1902-1975): Figura centrale del Novecento pittorico siciliano\, noto per i suoi ritratti e paesaggi soffusi di una luce intima. Artista molto apprezzato nel suo tempo\, è stato più volte invitato alla Biennale di Venezia\, è stato pure direttore della Accademia di Belle Arti di Palermo. \nMaurilio Catalano: Noto per il suo legame indissolubile con il mare e la Sicilia\, le sue opere sono caratterizzate da un cromatismo audace e un’iconografia pop-mediterranea. Ha diretto la galleria Arte Al Borgo e la stamperia d’arte annessa. \nChiara Catalano: Designer e artista\, ha saputo coniugare la tradizione pittorica di famiglia con il design e il fashion\, creando collezioni che fondono artigianato e visione artistica. \nAddetto Stampa Fondazione Catalano\nViviana Cinque\n \n  \n_________\nSegue locandina
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